Archivio Autore: Silvano Sonnecchia

Assistenti virtuali vulnerabili, e l’hacker ne approfitta

I timori sulle incursioni degli hacker negli assistenti virtuali erano già emersi in passato. La prima generazione di Amazon Echo, lanciata nel 2015, mostrava infatti alcuni punti deboli, permettendo quindi ai pirati informatici di impossessarsi dei dati e prendere il controllo del device. Ma ora è una certezza, gli assistenti virtuali possono essere vulnerabili, e il rischio di intrusioni pirata nei dispositivi domestici è reale. Lo hanno scoperto i ricercatori di Eset, società slovacca di cyber security, che per prima ha individuato il tallone d’Achille di Echo.

Le falle di Alexa e del Kindle 8

Le indagini, hanno spiegato i due ricercatori di Eset Robert Lipovsky e Stefan Svorencik, sono partite da Amazon Echo, conosciuto anche con il nome della sua assistente vocale Alexa. I ricercatori hanno scoperto il dispositivo presentava la possibilità di penetrare nello scambio di dati tra il device e il router wifi presente in casa. Un hacker, ad esempio, avrebbe potuto avere accesso ai comandi vocali. Usati, magari, per aprire la porta dell’abitazione.

Questa falla pericolosa, che interessava anche il Kindle 8, è stata segnalata al colosso di Seattle a ottobre del 2018. Riconosciuto il problema, riporta Askanews, a gennaio del 2019 Amazon è corsa ai ripari con una patch che ha messo al sicuro gli Echo di prima generazione.

Gli oggetti simbolo dell’Internet of Things sotto attacco

Al Global press event 2019 organizzato a Bratislava, la società slovacca ha messo in evidenza i risultati della sua attività investigativa su altri oggetti simbolo dell’Internet of Things (IoT). Come ad esempio la D-link Camera 2132L, un tipo di videocamera usata in diversi dispositivi, che presenta molteplici vulnerabilità. “Debolezze”, in questo caso, che permettono a un attacker di intercettare il flusso di immagini raccolte prima che vengano criptate, appropriandosi dei video all’insaputa dell’utente.

L’home assistant, un bersaglio privilegiato

Per difendere gli home assistant, avvertono i ricercatori di Eset, è necessario stare sempre in guardia. Si tratta di strumenti sempre connessi a internet, con diversi punti deboli che possono essere sfruttati dai pirati poiché non presentano grandi difese contro i malware. Agli utenti, invece, le raccomandazioni base restano quelle di scegliere password più complesse e ricordarsi di disattivare i device quando non vengono usati. D’altronde, secondo gli esperti di sicurezza cibernetica, per le loro caratteristiche specifiche gli home assistant continueranno a essere bersagli privilegiati degli attacchi hacker. E a novembre Eset pubblicherà un rapporto su altri smart home hub per mostrare tutte le vulnerabilità scovate.

5 Italiani sempre più fan della dieta mediterranea, anche nella ristorazione collettiva

Non è certo un segreto che la dieta mediterranea sia tra le più sane e corrette tra quelle di tutto il mondo. Non solo: la cucina di “casa nostra” è anche un lasciapassare una lunga vita, come dimostrato da innumerevoli ricerche scientifiche. Oggi questo trend si riflette anche nella ristorazione collettiva, come evidenzia una ricerca dell’Istituto Ixè commissionata dal Gruppo Elior, leader in Italia nella ristorazione collettiva, che ha intervistato, per la prima volta, 40 chef del Gruppo responsabili di 10 milioni di pasti all’anno e ha indagato in contemporanea un campione rappresentativo della popolazione italiana. D’altronde, il il 68% degli italiani (il 71% delle donne contro il 65% degli uomini) ha a cuore l’abbinata dieta-salute e la richiede alla ristorazione collettiva, attraverso la combinazione della salubrità della ricetta con piatti della tradizione italiana, legati al proprio territorio e tipici della dieta mediterranea. Secondo la ricerca, sono sono più della metà, il 55%, gli italiani che affermano di seguire e conoscere bene i principi della dieta mediterranea e gli chef segnalano che una percentuale analoga la ricerca anche durante il pranzo in azienda.

Varietà e cibi sani e leggeri

Da dati Ixè, Salute e benessere dell’organismo sono due temi che sempre più italiani pretendono dalla ristorazione collettiva: il 53% infatti ritiene che la dieta mediterranea abbia effetti positivi sul sistema cardiocircolatorio e cardiovascolare, il 46% sulla longevità, il 37% sulla capacità di controllo del peso e il 31% sulla riduzione dell’incidenza di tumori.

Per questo la ristorazione collettiva pone l’attenzione su uno degli elementi cardine della stessa dieta, ovvero la varietà dei menù, apprezzata dai clienti e grazie alla quale è possibile rilevare un consistente aumento dei consumi di prodotti più sani e leggeri: cresce infatti la richiesta di cereali, legumi e pesce, il 79% degli chef Elior rileva la crescita dei primi due e il 62% per il terzo, mentre cala, a detta del 35% degli chef la carne e per l’82% il burro. Tra gli elementi garanti della salubrità di una pietanza rientrano pienamente le materie prime 100% italiane, di cui si fida il 69% degli italiani, spesso coniugate alla territorialità e alla stagionalità (l’85% degli chef intervistati offre infatti pietanze con ingredienti di stagione e avvalorati dall’80% dei clienti). Dall’analisi degli chef si scopre anche che i consumatori del Bel Paese sono sempre più consapevoli dell’importanza per esempio dell’olio extravergine d’oliva: l’82%, infatti, presta grande attenzione al tipo di olio da utilizzare per condire gli alimenti.

La salute passa per il piatto

“A tutti piace mangiare cose buone, ma sempre più italiani hanno capito che la salute passa per il piatto – afferma Margherita Sartorio Co Founder e CEO Istituto Ixè -. Al ristorante, occasionalmente, si può derogare da questa regola, ma nella ristorazione collettiva, così come a casa, la salubrità della cucina è importante e allo stesso tempo assume una notevole importanza anche la leggerezza del piatto. L’importanza della qualità delle materie prime è ormai riconosciuta, ma è fondamentale un altro ingrediente del pasto: il clima che si respira nel locale, l’ambiente, l’accoglienza e la qualità del servizio”.

Per promuovere la dieta mediterranea, la ristorazione organizzata deve impegnarsi in prima linea per diffondere l’educazione alimentare all’interno di ogni tipo di struttura, di lavoro, scolastica o sanitaria, abbinata a una continua diversificazione dei menù optando maggiormente per prodotti di origine vegetale. Pensiero concorde anche per l’83% del campione di popolazione studiato dalla ricerca Ixè, secondo cui all’interno della ristorazione scolastica si dovrebbero offrire cibi più sani e leggeri per favorire l’insegnamento dell’educazione alimentare.

La nostra telecamera su… una Veneta Cucine a Milano!

Pedrazzini Arreda è da sempre un riferimento in Lombardia per quanti hanno necessità di acquistare una nuova cucina componibile. All’interno dello showroom è possibile visionare e toccare con mano tutta la qualità delle cucine Arredo 3 e Veneta Cucine Milano, marchi dei quali Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona. Grande è la qualità dei prodotti commercializzati, e grande è anche il servizio ed il tipo di assistenza che viene offerto ai clienti. Sin dalle fasi di progetto infatti, lo staff saprà indicare le soluzioni più adatte a risolvere ogni tipologia di esigenza individuale, coniugando sempre il massimo dell’eleganza e del design alla funzionalità. Grazie a sofisticati software inoltre, ti sarà mostrato l’effetto finale che la tua nuova cucina farà all’interno del tuo appartamento.

Una simulazione in 3D che ti regalerà una fedele anteprima di ciò che sarà il meraviglioso risultato finale. Un team di falegnami e installatori si occuperà invece di dare fisicamente vita alla tua nuova cucina, mettendo in opera e installando ogni singolo componente, e completando anche gli allacciamenti idrici ed elettrici per consentirti da subito di vivere i nuovi arredi che hai scelto per la tua cucina. Il cliente ha infine grande possibilità di scelta e di personalizzazione, sia per quel che riguarda le ante che per i piani di lavoro. Questi elementi possono essere realizzati con materiali differenti in base alle necessità o abitudini individuali, ed è un’ottima possibilità per dare un tocco assolutamente personale a questo ambiente così importante di casa, all’interno del quale trascorriamo la maggior parte del tempo in cui siamo all’interno delle mura domestiche. Lo showroom Pedrazzini Arreda si trova in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, puoi recarti per toccare con mano l’assoluta qualità dei prodotti o contattare il recapito telefonico  0298491249 per qualsiasi tipo di informazioni o richieste.

Google spia dati dei bambini tramite YouTube?

Tramite YouTube, il servizio di video-streaming di Google, la società di Mountain View raccoglie in modo inappropriato i dettagli personali dei bambini che usano la piattaforma, e li utilizza per fini pubblicitari. Secondo il Washington Post Google ha raggiunto un accordo con la Federal Trade Commission, l’autorità statunitense che tutela i consumatori, per aver violato la COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act), la legge che protegge la privacy dei dati federali dei bambini. In pratica, l’algoritmo di YouTube registrerebbe le preferenze del bambino per poi proporre spot mirati di prodotti acquistabili.

Una decisione arrivata dopo anni di reclami da parte di associazioni a difesa della privacy

L’accordo tra le due società prevede una multa milionaria, ma l’importo preciso non è ancora chiaro, e la questione ora passa nelle mani del Dipartimento di Giustizia. La COPPA prevede il divieto di tracciamento e targeting di bambini al di sotto dei 13 anni. Il Washington Post aggiunge che questa decisione arriva dopo anni di reclami sporti contro YouTube da parte di associazioni a difesa della privacy. Le denunce riguardavano alcuni canali che la piattaforma sostiene essere destinati a persone di età superiore ai 13 anni, ma che offrono invece video diretti a bambini più piccoli, come filastrocche e cartoni animati, e la relativa pubblicità.

Anche il Codacons annuncia la presentazione di un esposto

YouTube si è sempre difesa sostenendo che tali canali potevano essere visionati con l’approvazione dei genitori, ma di non poter stabilire effettivamente se tale approvazione fosse stata ricevuta dai visori o meno. Per quanto riguarda il nostro Paese anche il Garante per la privacy italiano dovrà avviare un’indagine su Google: il Codacons annuncia la presentazione di un esposto all’Autorità garante dei dati personali. Già in passato il Codacons ricorda di aver denunciato la presenza su Youtube di video dedicati ai bambini contenenti messaggi pubblicitari occulti, in grado cioè di influenzare i minori. ”Ora, a seguito della violazione della privacy dei bambini accertata negli Stati Uniti, vogliamo che anche in Italia siano avviate indagini sul comportamento della società”, spiega il presidente Carlo Rienzi.

L’utilizzo illegittimo di immagini e dati personali dei bambini su web e social network

“In tal senso chiediamo al Garante della privacy di verificare se Youtube abbia violato le normative nazionale e comunitarie relative ai dati personali dei minori e, in tal caso, che elevi una maxi-sanzione nei confronti del colosso del web”, aggiunge Rienzi.

Proprio su tali temi il Codacons incontrerà nei prossimi giorni il Garante per l’infanzia, riporta Adnkronos, sollevando il problema dell’utilizzo illegittimo di immagini e dati personali dei bambini su web e social network.

Il ruolo del leader cambia, l’Industria 4.0 richiede innovazione e sostenibilità

La Quarta Rivoluzione Industriale è realtà, la tecnologia sta trasformando tutti gli ambiti dell’esistenza e tutti settori industriali, modificando le relazioni sociali, il modo di apprendere così come gran parte delle professioni. Secondo l’International Business Report (IBR) di Grant Thornton del 2019, la ricerca globale effettuata sui dirigenti di imprese del mid-market, l’avanzamento del mondo digitale sarà il fattore di cambiamento delle realtà aziendali più influente nel prossimo futuro. Lo confermano il 42% degli intervistati, mentre per il 40% saranno l’AI e i big data, e per il 35%, il cambiamento maggiore avverrà per un maggior utilizzo dell’automazione e della robotica. I leader del futuro dovranno quindi riformulare i propri modelli di business, e dotarsi di nuove competenze coerenti con l’utilizzo degli strumenti “intelligenti”.

Adattamento e flessibilità, i punti chiave del successo

Intelligenza artificiale, machine learning, Internet of Things e infrastrutture cloud diventeranno di uso comune, richiedendo ai leader di impresa un riassortimento dei propri team per favorire una cultura aziendale più flessibile e aperta alle novità. Secondo i dati dell’IBR, il 20% dei dirigenti globali nel mid-market crede che la capacità di essere innovativi sarà la caratteristica più importante per i leader d’impresa nel 2030, mentre il 16% ritiene che lo sia già oggi. Allo stesso tempo, il 18% sostiene che sapersi adattare al cambiamento sarà essenziale in futuro. Innovazione, adattamento e flessibilità saranno quindi i punti chiave delle strategie di successo, ma il vero vantaggio competitivo delle imprese 4.0 saranno sempre le persone.

Eterogeneità, diversità e inclusione, le carte vincenti del team di domani

Insieme alle numerose competenze richieste i leader dovranno formare i propri team, rendendoli il più possibile pronti ad affrontare le sfide del cambiamento e a raccogliere le opportunità che deriveranno da nuovi stimoli. Una visione chiara e una direzione condivisa resteranno le carte vincenti per la leadership di domani, che dovrà impegnarsi a diffondere una cultura partecipativa, sperimentando soluzioni diverse e a volte rischiose. Insomma, riporta Askanews, la vera forza dei team del futuro risiederà nell’eterogeneità dei gruppi, nella diversità e nell’inclusione.

Nuovi valori sociali e aziendali cambiano il modo di fare impresa

Per Gabriele Labombarda, Partner e IBC Director di Bernoni Grant Thornton, “La curiosità e la capacità di adattamento sono le doti che oggi non possono mancare in un leader: il successo sarà il risultato della tensione al cambiamento e della propensione a innovare”. Non sono però da sottovalutare altri elementi in gioco, come le aspettative in merito alle buone pratiche etiche e di sostenibilità ambientale in relazione ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. “Variabili che stanno stimolando un complessivo cambiamento dei valori sociali e aziendali e del modo di fare impresa”, commenta Michele Milano, Vicepresidente e Partner di Ria Grant Thornton.

Insomma, i leader di domani dovranno riuscire a destreggiarsi tra due forze contrapposte, l’avanzamento tecnologico e il potenziamento delle capacità umane, identificando le combinazioni vincenti e promuovendo soluzioni di business sostenibili e innovative.

Aprire un’impresa a cinquant’anni: a Milano, Monza e Lodi è un’attività quotidiana

I cinquant’anni sono i nuovi trenta. Potrebbe essere questo lo slogan della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi: già, perché in Lombardia sono aumentate in modo significativo le imprese guidate da persone che hanno già un mezzo secolo di vita sulle spalle. Quest’anno, di media, sono state 140 iscrizioni al giorno in Italia, 22 in Lombardia, 7 a Milano per le attività fondate da cinquantenni. In cinque anni, si tratta di un aumento dell’8% a livello nazionale, del 13% in Lombardia e del 21% a Milano. Le tipologie di attività che aumentano maggiormente sono quelle di consulenza aziendale e direzionale, le agenzie di viaggio, i servizi immobiliari, gli alberghi e i sevizi alla persona. Solo nei primi tre mesi del 2019 ci sono state 12 mila iscrizioni di ultra cinquantenni, alle Camere di Commercio.

La fotografia dell’imprenditoria senior

I dati sono il frutto di un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese relativi alle ditte individuali al primo trimestre 2019, 2018 e 2014. Crescono in cinque anni, +8% in Italia dove sono 855 mila le imprese con titolare cinquantenne, +13% in Lombardia con 26 mila imprese, +21% a Milano con 37 mila imprese. Milano è tra le prime a crescere in Italia, dopo Napoli con 33 mila imprese, +24%, Prato con 4 mila, +23%. Seguono Monza con 10 mila, +20%, Savona con 5 mila, + 16%, Trieste con 3 mila, +14%, Varese con 9 mila, + 14%. Afferma Beatrice Zanolini, consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “Le imprese mostrano una crescita nella fascia d’età tra i cinquanta e i sessanta anni negli ultimi cinque anni. Un dato che riguarda in particolare Milano e la Lombardia e le donne più degli uomini. Si nota una presenza crescente, indirizzata verso professioni che richiedono una certa esperienza come quelle manageriali e anche nel settore immobiliare, insieme ai comparti più legati al turismo come ospitalità e ristorazione”.

I numeri della Lombardia

In Lombardia tra le prime per iscrizioni, dopo Milano con 622 in tre mesi, ci sono con 3 imprese al giorno a Brescia con 248 iscritte (17 mila in totale, + 8% i cinque anni) e Bergamo con 225 (14 mila, + 12%). Tra le prime lombarde per crescita anche Como con 7 mila imprese, +12%, Lecco con 4 mila, +12%, Lodi con 3 mila, + 12%. Il fenomeno riguarda in gran parte donne e stranieri. Sono 216 mila le cinquantenni italiane titolari d’impresa, +9% in cinque anni. Di queste 27 mila sono lombarde, +17% e 8 mila milanesi, +23%. A Monza crescono del 26% con quasi 2 mila imprese. Gli stranieri cinquantenni controllano 101 mila ditte nel Paese, +48%, di cui 18 mila in Lombardia +58%, e 8 mila a Milano, + 70%. In Lombardia forte crescita anche a Monza, +83% con oltre mille imprese e a Lecco con 337 imprese, + 67%.

Gli ambiti di azione

Analizzando questo trend, risultano particolarmente attivi i settori del supporto per le funzioni d’ufficio con 1648 imprese in Lombardia, + 69% su 8 mila in Italia, +58%, di cui 621 concentrate a Milano, +76%. Ci sono poi le attività di direzione aziendale e consulenza direzionale con 935 imprese su oltre 3 mila in Italia di cui 415 a Milano e un aumento intorno al +50% per tutti. Crescita analoga per le agenzie di viaggio, 65 quelle a Milano di cinquantenni su 192 in Lombardia e 1.452 in Italia, ma anche per la produzione di software con 831 imprese in regione, circa la metà a Milano, su 4 mila in Italia e per gli alberghi con 413 imprese di cinquantenni, di cui 80 a Milano, su 5 mila in Italia. Intorno al 30% la crescita nei servizi alla persona con 7 mila imprese in regione su 40 mila in Italia di cui 2 mila a Milano. Aumenta soprattutto a Milano la presenza di imprenditori cinquantenni nelle imprese di attività immobiliari, +40% con 721 operatori su quasi 2 mila in Lombardia e 9 mila in Italia. Principali settori per numero di ditte con titolare cinquantenne al 2019 sono le costruzioni con 22 mila imprese in regione su 114 mila in Italia (19%), di cui 6 mila a Milano, commercio con 18 mila su 155 mila (11%), di cui 6 mila a Milano, agricoltura con 8 mila su 146 mila (6%), servizi alla persona con 7 mila su 41 mila (18%), ristorazione con 6 mila su 42 mila (15%), trasporto con 6 mila su 28 mila (21%), di cui 3 mila a Milano.

Internet da rete fissa, cambiando provider si risparmia? Pare di sì

L’infedeltà paga? Nel mercato dei provider per la connessione domestica, Adsl o fibra, parrebbe proprio di sì. O meglio, nei primi mesi del 2019 è tornata a crescere la convenienza per chi decide di cambiare la propria tariffa per internet fisso vecchia di almeno 2 anni. A decretarlo è un recente studio condotto da SosTariffe.it che ha comparato le migliori offerte Adsl e fibra ottica.

Un buon momento per cambiare provider

L’osservatorio rivela che passare a un’altra compagnia, rispetto a quella che si ha, e attivare un nuovo contratto per navigare da casa, può comportare a un risparmio fino a 100 euro nel corso del primo anno di attivazione. Sia per l’Adsl sia per la fibra, le cui disparità di prezzo sono davvero minime. L’evoluzione della convenienza messa in luce dalla ricerca è particolarmente favorevole a inizio 2019.

L’evoluzione dei prezzi

Ad aprile 2018 una famiglia con un contratto internet da rete fissa sottoscritto 48 mesi prima spendeva almeno 30,74 euro al mese. Questo costo base nei mesi successivi è rimasto più o meno stabile, viceversa hanno subito variazioni i prezzi promozionali, riservate a chi cambia provider. Ad aprile 2018 infatti, volendo passare a un’offerta, tra quelle proposte dei principali provider, la famiglia presa in considerazione avrebbe speso 22,57 euro, con un risparmio nel primo anno di attivazione pari a 81,70 euro. A maggio del 2018, il passaggio a un’altra compagnia è diventato ancora più conveniente. Si passava infatti da un costo medio di 30,20 euro a promozioni che in media si aggiravano intorno ai 21,38 euro. Questo significa che chi ha cambiato operatore a maggio 2018 il primo anno successivo all’attivazione ha risparmiato 85,20 euro. A giugno il costo standard di internet da rete fissa era in media 29,21 euro, mentre approfittando delle offerte proposte al momento, si poteva spenderne 21,61 (mettendo da parte circa 80,56 euro durante il primo anno). Durante la scorsa estate la convenienza del passaggio è cresciuta in modo significativo. Gli utenti che a luglio spendevano in media 30,21 euro al mese con il proprio provider storico, hanno goduto di offerte estive che si aggiravano intorno ai 21,72 euro (risparmiando 89,15 euro il primo anno). Il vero boom dei prezzi si è registrato ad agosto: chi era già cliente di una compagnia da quattro anni spendeva ogni mese circa 29,91 euro. I costi promozionali ad agosto 2018 sono scesi in media a 20,20 euro, consentendo ai clienti di risparmiare 96,32 euro il primo anno.

Le ragioni della convenienza

Tra le ragioni che hanno portato a queste oscillazioni, e ai relativi vantaggi per gli utenti, in primo luogo c’è la tariffazione. Le bollette, che prima erano emesse ogni quattro settimane, sono tornate a essere mensili. Nel frattempo, il primo dicembre 2018, è venuto meno l’obbligo del modem imposto dagli operatori. Il modem libero, per Adsl e fibra ottica, è diventato un diritto per tutti gli utenti, grazie a una delibera Agcom. Inoltre si sono moltiplicate le promozioni che ora prevedono sconti fissi “per sempre”.

Stop in autunno, ripresa dei vantaggi in inverno

Sempre nel 2018, nei mesi autunnali e all’inizio dell’inverno la convenienza del cambio di compagnia ha subito una battuta d’arresto. Il nuovo anno, invece, si è aperto all’insegna di ottime promozioni. Tra dicembre 2018 e gennaio 2019 infatti, il risparmio è quasi raddoppiato. E a distanza di alcuni mesi lo stato dei prezzi continua a mantenersi molto favorevole per chi cambia compagnia. Il picco massimo della convenienza si è registrato a febbraio 2019 con un costo standard di internet da rete fissa di 34,88 euro, e promozioni proposte dai principali provider al costo medio di 26,67 euro per un totale di 99,42 euro risparmiato il primo anno. A marzo, poi, il costo standard fuori promozione è sceso a 33,94 euro. Ma le offerte in media offrivano canoni a 26,84 euro, con la possibilità di accantonare 79,73 euro in un anno. Un trend positivo che si è confermato ad aprile, con il passaggio da un costo standard di 31,94 euro a un costo medio proporzionale di 25,81 euro e 78,46 euro di risparmio.

In Italia fra 15 anni 14mila medici e dentisti in meno

Tra 15 anni alla sanità pubblica italiana mancheranno 14mila camici bianchi. Dei 56mila medici su cui può contare il Servizio Sanitario Nazionale ne saranno rimpiazzati infatti solo il 75%, cioè 42mila.

Secondo le proiezioni effettuate sui dati del Conto annuale della Ragioneria dello Stato, gli accessi ai corsi di laurea in medicina e alle scuole di specializzazione sono del tutto insufficienti per compensare questa continua diminuzione di medici e odontoiatri. Che in futuro saranno sempre meno numerosi, e sempre più anziani.

Il nuovo allarme arriva dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che opera all’interno di Vithali, spin off dell’Università Cattolica di Roma.

Un’uscita non compensata da un pari numero di ingressi nella professione

Dal 2013 al 2016 la quota di medici ultrasessantenni è aumentata di quasi il 10%. Questo significa che, al netto di quota 100, nel corso del prossimo quindicennio il numero di uscite non saranno compensate da un pari numero di ingressi nella professione. Per rimpiazzarli sarebbero necessarie 13.500 immatricolazioni ai corsi di laurea in medicina ogni anno, e 11mila posti di specializzazione ogni anno. Ma a oggi questi numeri sono pari  rispettivamente a 9.700 e 6.000. Di conseguenza, riporta Ansa, secondo le proiezioni i nuovi specializzati saranno circa 42mila in 15 anni, ovvero 14mila in meno rispetto ai 56mila che usciranno per pensionamento.

Dai 108.271 medici e odontoiatri del 2013 ai 105.093 nel 2016
Questa dinamica ha interessato anche i medici e gli odontoiatri del SSN, il cui numero si è ridotto in modo costante tra il 2013 e il 2016, passando da 108.271 unità nel 2013 a 105.093 unità nel 2016 (-2,9%). Il medesimo trend si riscontra in maniera più accentuata se si rapporta il numero di medici e odontoiatri del SSN alla popolazione, riporta il Sole 24 Ore. Infatti, in questo caso la riduzione del numero di unità è del 4,3%. La dotazione minore di medici si riscontra nel Lazio, Molise e Lombardia, le quali hanno 1,3 e 1,4 medici ogni 1.000 abitanti, mentre a livello nazionale si attesta a 1,7 per 1.000.

Il progressivo invecchiamento del personale medico

“Questo scenario, determinatosi nel corso di anni in cui non è stata fatta una programmazione adeguata da parte delle autorità competenti, rischia di compromettere le basi portanti del Sistema Sanitario Nazionale”, afferma il professor Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane. Secondo l’Osservatorio, inoltre, la riduzione del personale medico è assai preoccupante in quanto si accompagna a un progressivo invecchiamento dei professionisti. Nel 2016 quasi il 52% del personale medico aveva oltre 55 anni, una quota pari al 61% tra gli uomini e al 38% tra le donne. Tra i 50 e i 59 anni la quota dei medici si attestava invece al 41%. E tra i 40 e i 49 anni a circa il 23%.

Famiglie più povere, cala il reddito disponibile, cresce la spesa per i consumi

Lo scrive l’Istat nel dossier dal titolo “Conto trimestrale delle Amministrazioni pubbliche, reddito e risparmio delle famiglie e profitti delle società”: le famiglie italiane sono diventate più povere. Nel quarto trimestre del 2018, spiega l’Istituto di statistica, “il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha subito una nuova diminuzione, riportandosi sostanzialmente sul livello registrato all’inizio dell’anno”. In particolare, rispetto al trimestre precedente, il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,2% in termini nominali, e dello 0,5% in termini reali.

La propensione al risparmio subisce una flessione di 0,6 punti percentuali

Secondo l’Istat le famiglie italiane “hanno tuttavia mantenuto una dinamica espansiva dei consumi, alimentata da una nuova diminuzione della propensione al risparmio, scesa a un livello vicino al minimo registrato un anno e mezzo prima”.

Sempre nel quarto trimestre 2018 la spesa per consumi finali delle famiglie è aumentata dello 0,5% in termini nominali, facendo derivare una flessione di 0,6 punti percentuali della propensione al risparmio, scesa al 7,6% rispetto all’8,2% rilevata nel terzo trimestre.

Conti pubblici: l’indebitamento netto delle PA rispetto al Pil è pari al 2%

Sul fronte dei conti pubblici, riporta Askanews, l’Istat ha rilevato che nel corso di tutto il 2018 l’indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni si è attestato al 2,1 % rispetto al Pil, e il debito, sempre rispetto al Pil, al 132,1%.

Nel quarto trimestre 2018 l’indebitamento netto delle Pubbliche Amministrazioni in rapporto al Pil è stato pari al 2,0%, rispetto all’1,9% rilevato nello stesso trimestre del 2017.

Sempre nel quarto trimestre 2018, il saldo primario delle PA, ovvero l’indebitamento al netto degli interessi passivi, è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil dell’1,7% (1,9% nel quarto trimestre del 2017).

Pressione fiscale al 48,8%, un aumento dello 0,2% sul quarto trimestre 2017

In aumento, aggiunge ancora l’Istat, la pressione fiscale, che nel quarto trimestre risulta pari al 48,8%, con un aumento di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel corso del 2018, invece, la pressione fiscale si è attestata al 42,1% del Pil, in riduzione di 0,1 punti percentuali rispetto ai 42,2 del 2017. Per quanto riguarda la quota dei profitti sul valore aggiunto delle società non finanziarie (pari al 41,4%), secondo l’Istat questa risulta aumentata di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, mentre il tasso di investimento delle stesse società (pari al 21,9%), è aumentato di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Brand reputation, Ferrero, Pirelli, Armani, Barilla e Lavazza al top

Quali sono i cinque ambasciatori della reputazione dell’Italia nel mondo? Ferrero, Pirelli, Giorgio Armani, Barilla e Lavazza. In particolare, Ferrero, con il 19° posto, si conferma l’azienda italiana più reputata al mondo, e la prima, a livello globale, nel settore alimentare. Nel settore del Food and Beverage ottimi risultati anche per Barilla, al 31° posto, e per Lavazza, 38°, un balzo di 11 posizioni rispetto all’anno passato. In pratica, nella categoria delle imprese alimentari, tre delle prime quattro al mondo sono aziende italiane.

La Global RepTrak 100, una fotografia mondiale sulla reputazione

Completano la squadra italiana Pirelli e Armani, rispettivamente al 23° e 24°posto della Global RepTrak 100 del 2019, la classifica annuale delle aziende più reputate al mondo, stilata da Reputation Institute, società per la misurazione e gestione della reputazione aziendale.

Basata su oltre 230mila valutazioni individuali raccolte a gennaio 2019, la Global RepTrak 100 rappresenta la fotografia più aggiornata al mondo sulla reputazione di circa 10mila aziende. La classifica viene misurata in 15 mercati, e include valutazioni comparative, tendenze per target, e approfondimenti sui trend di mercato.

La top ten del 2019

Per quanto riguarda la top ten internazionale del Reputation Institute Global RepTrak 100 del 2019 sul podio, al 1° posto si piazza Rolex, al 2° LEGO Group e al 3° The Walt Disney Company. Alle tre aziende con la miglior brand repution, seguono al 4° Adidas, al 5° Microsoft, al 6° Sony, al 7° Canon. all’8° Michelin, al 9° Netflix e al 10° Bosch.

La Global RepTrak 100, riferisce Askanews, mette in evidenza non solo il legame delle aziende con i loro stakeholder, ma l’impatto che il valore reputazionale ha sul business, poiché si tratta di uno dei valori principali al quale i consumatori fanno riferimento quando scelgono di comprare un prodotto, raccomandare un brand, investire o lavorare per un’azienda.

“Il 52% degli utenti nutre dubbi sulle buone intenzioni delle società”

Sapere cosa alimenta la fiducia dei consumatori identificandone i comportamenti che guidano le intenzioni di acquisto è un’attività strettamente legata al business di un’azienda. E i risultati di quest’anno, si legge su Il Giornale, mostrano un miglioramento rispetto al 2018, anno in cui è esplosa la bolla della reputazione. “Il 52% degli utenti nutre dubbi sulle buone intenzioni di tutte le società – spiega Michele Tesoro-Tess, executive vice president di Reputation Institute per l’Italia e la Svizzera -. Questo gap offre però la grande opportunità di creare e fornire garanzie sulla propria reputazione che, nel tempo, può convertire gli indecisi, sempre meno propensi a dare il beneficio del dubbio alle aziende”.

Il prossimo appuntamento è per lunedì 15 aprile, in Borsa Italiana, con i Reputation Awards, per conoscere gli ultimi trend in ambito reputazione, e scoprire le aziende più reputate in Italia nel 2019.