Archivio Autore: Silvano Sonnecchia

Il 28% dei dipendenti ‘si sente’ più connesso lavorando da remoto

La situazione epidemiologica e le conseguenti restrizioni hanno influenzato la comunicazione a livello privato e lavorativo. I problemi più discussi tra i dipendenti che lavorano da remoto includono le sfide generate dalle nuove condizioni, l’isolamento sociale e la mancanza di comunicazione tra colleghi. Ma mentre lavorano da remoto i dipendenti italiani si sentono più connessi. Questo perché per semplificare le comunicazioni utilizzano servizi non aziendali o ‘shadow IT’.  Uno studio di Kaspersky rileva infatti che il 57% dei dipendenti italiani non si sente isolato quando lavora da remoto, al contrario: il 28% di chi lavora da casa riesce a comunicare ancora meglio con i propri colleghi.

Aumenta l’utilizzo di servizi di comunicazione non aziendali

Secondo la ricerca, l’utilizzo di servizi di comunicazione non aziendali è aumentato, un fattore che spiega la miglior connessione tra colleghi, segnalata da più della metà dei dipendenti intervistati. Nonostante la maggior parte dei dipendenti italiani si è adattata con successo alle comunicazioni digitali, il 43% però si sente ancora isolato quando lavora da casa.  Tenuto conto che la solitudine, così come altri fattori demotivanti come stanchezza e ansia, contribuiscono al burnout, questo dato dovrebbe essere motivo di preoccupazione per i dirigenti aziendali.

L’interazione informale tramite software non aziendali facilita la comunicazione

A livello europeo, solo l’utilizzo di servizi di posta elettronica non aziendale è diminuito dal 66% al 63%, ma sono in aumento altri servizi non aziendali come quelli di messaggistica (dal 56% al 58%), i software non aziendali di pianificazione delle risorse (dal 42% al 45%), le piattaforme di web conferencing (dal 79% all’82%) e i social network (dal 62% al 67%). L’interazione informale tra colleghi tramite software non aziendali facilita la comunicazione e dà la sensazione di essere più connessi, ma al contempo fa aumentare i rischi informatici per l’azienda. I cosiddetti servizi ‘shadow IT’ non sono infatti implementati e controllati dai dipartimenti IT aziendali, e potrebbero essere potenzialmente pericolosi.

I reparti IT non controllano l’accesso ai servizi shadow

“Le persone solitamente utilizzano strumenti aggiuntivi per motivi leciti, e non c’è niente di sbagliato se i dipendenti cercano di rendere più semplice il loro lavoro e la comunicazione tra colleghi – commenta Andrey Evdokimov, Head of Information Security di Kaspersky -. Questa situazione si traduce in un aumento del rischio perché durante lo sviluppo di modelli di minaccia, diagrammi di flusso di dati e pianificazione i difensori non prendono in considerazione gli strumenti non autorizzati. Inoltre, i reparti IT non controllano l’accesso ai servizi shadow e i dipendenti rischiano di compromettere preziose informazioni aziendali”.

I trend della ristorazione post Covid

Dalla cucina espressa al look botanico: sono alcuni trend per il settore della ristorazione, emersi dall’analisi delle nuove insegne preferite dai Top Chef italiani coinvolti nei TheFork Restaurants Awards. Dopo la pausa dovuta alla pandemia è infatti tornato il premio organizzato da TheFork con l’obiettivo di valorizzare le nuove insegne. Un’iniziativa oggi più che mai indispensabile per il rilancio del settore della ristorazione post emergenza. Più in particolare, quest’anno i grandi chef hanno nominato 64 ristoranti selezionati tra le nuove aperture o le nuove gestioni avvenute tra gennaio 2019 e agosto 2021.

Green take away e cucina espressa
Nel mondo della ristorazione post Covid si rafforza una tendenza che unisce il piacere del ristorante a quello dello shopping eco, dai vestiti ecosostenibili alle piante, fino alle stoviglie in materiali naturali. Sempre più spesso infatti è possibile recarsi al ristorante, e fare allo stesso tempo shopping in corner green irresistibili. Si conferma poi saldamente anche l’apprezzamento per la ‘cucina espressa’, che esalta e premia l’importanza dell’attesa. Perché ogni singolo piatto è preparato da zero, ogni ingrediente è scelto in modo maniacale per offrire al cliente un particolare aroma, una specifica sensazione, un abbinamento mai osato, che conferma un trend ormai non solo dei ristoranti con molte stelle.

Look botanico e contaminazioni & contrasti
È dimostrato che gli stimoli visivi influiscono sulla percezione del gusto. Molte delle nuove aperture nominate ai TheFork Restaurants Awards 2021 sembrano saperlo molto bene, mostrando una cura particolare non solo negli arredi, ma anche nelle luci e perfino nella musica di sottofondo. Comode sedie in velluto dal gusto retrò sono spesso in contrasto con architetture dal mood industrial, mattoni a vista, volte a botte e sempre con il contorno di un’illuminazione delicata, soffusa e calda. Cucina e brigata a vista, poi, sono un must sempre più diffuso e apprezzato, insieme alla presenza di piante e punti verdi sui muri, e perfino sui soffitti. Ma la contaminazione di stili non è solo nell’arredo: Oriente e Occidente, dolce e acido, cucina etnica tradizionale, proposte creative e cucina italiana si sposano con influenze di altri Paesi. E ancora, accostamenti inediti di carne e pesce, crostacei e selvaggina in un mix di contaminazione e qualità per offrire esperienze nuove e sorprendenti.
Convivialità e ricerca, menu ristretti e attenzione all’ecosostenibilità
Conciliare la ricerca con la soddisfazione del commensale, utilizzando magari tecniche di preparazione e conservazione provenienti dall’Oriente o dal Nord Europa è un fenomeno che tende ad avvicinare all’alta cucina in nome della qualità e della convivialità. Anche in queste nuove aperture di pregio si sta infatti affermando la ricerca di una certa essenzialità: dalla cucina espressa che si traduce in massimo nove piatti al giorno al solo menu degustazione fino allo chef che predilige solo ciò che di fresco trova al mercato del giorno. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che risponde alla crescente richiesta del mercato e dei consumatori, sempre più consapevoli alla ricerca di piatti buoni e sani.

Con lo switch off, vendite di nuovi TV a +120%

Da quanto è partito il countdown per lo switch off, ovvero i primi passi del passaggio verso il nuovo digitale terrestre, gli italiani hanno iniziato a controllare la compatibilità dei loro apparecchi e dei decoder, valutando la possibilità di adattarli o di cambiarli. Il nuovo standard, che ha preso il via su alcuni canali Rai e Mediaset, ha infatti previsto il passaggio al Mpeg-4. Come riporta Ansa, questo step non solo ci consentirà di assistere a programmi di qualità migliore, ma soprattutto serve a liberare la banda 700 Mhz, molto utilizzata in Italia specie dalle tv locali, per far spazio alla rete 5G per gli operatori di telefonia. Non avranno problemi a ricevere i canali tutti coloro che hanno un televisore che permette già oggi la ricezione del segnale in alta definizione dal numero 500 in poi del telecomando. 

Via la corsa ai nuovi acquisti

Per tutti quelli che non hanno un apparecchi adatto, invece, è iniziata la corsa all’acquisto di nuovi televisori e apparecchi, in virtù anche dell’entrata in vigore del Bonus Rottamazione TV, che ha come obiettivo proprio quello di incentivare l’acquisto di nuovi televisori. Secondo le stime, sarebbero circa 10 milioni le famiglie ad aver necessità di sostituire i propri apparecchi. Le facilitazioni contemplate dal bonus sono due: se l’Isee è al di sotto dei 20mila euro sarà possibile avere uno sconto di 30 euro per l’acquisto di un decoder o un televisore; non ci sono invece limiti di reddito in caso di rottamazione, che dà diritto a uno sconto del 20% sul costo del nuovo apparecchio fino a un massimo di 100 euro. Il bonus si può ricevere fino alla fine del 2022 o fino a esaurimento risorse. Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence questo incentivo ha avuto un effetto immediato sulle vendite nelle prime settimane di introduzione che sta continuando anche nel mese di ottobre.

Venduti oltre 217.000 televisori in una settimana

Secondo i dati Gfk, nella settimana 41 – quella compresa tra l’11 e il 17 ottobre 2021 – sono stati venduti oltre 217.000 televisori, con una crescita pari al +120% a unità rispetto alla stessa settimana del 2020. Se analizziamo il trend a valore, riscontriamo una crescita ancor più marcata, pari al +152% rispetto alla settimana 41 del 2020. Questo forte incremento è dovuto a due fattori: da un lato la domanda superiore all’offerta – legata anche alle problematiche di approvvigionamento dei produttori – dall’altro l’aumento dei costi delle materie prime e della logistica, che hanno contribuito alla crescita del prezzo medio dei TV rispetto al 2020 (+26% complessivamente da inizio anno). 

A fine 2021 i consumi aumenteranno di 60 miliardi di euro

Fuori a fare shopping. Sembra essere questo i desiderio degli italiani che, lasciati alle spalle i lunghi mesi di limitazioni imposti dal Covid-19, hanno ritrovato la voglia di spendere per fare acquisti, soprattutto nei punti vendita fisici. Non solo: le finanze ci sono, eccome. Sono 4,5 milioni gli italiani che, forti di redditi rimasti intatti e di risparmi forzosi dovuti all’impossibilità di poterli utilizzare durante la pandemia, ora sono pronti a spendere per i consumi più di quanto facessero nel periodo pre-Covid. Usciti dall’emergenza, il 57,2% degli italiani tornerà a spostare soldi dal risparmio ai consumi, per andare oltre le scarsità imposte dal periodo recente. Più la paura allenta la presa, più crescono le tigri del consumo.

Il rimbalzo dei consumi

In base ai dati presentati dal 2° Rapporto Censis-Confimprese, l’associazione che raggruppa gli operatori del retail, si scopre che alla fine dell’anno la spesa per consumi delle famiglie supererà la cifra record di 1.000 miliardi di euro. Nel secondo trimestre del 2021 i consumi degli italiani si sono già ripresi del 14,2% rispetto allo stesso periodo del 2020 (33 miliardi in più), con una netta inversione di tendenza rispetto al -5,4% registrato nel primo trimestre dell’anno. L’incremento a consuntivo d’anno ammonterà a 60 miliardi in più rispetto all’anno scorso, un tesoretto prezioso per rivitalizzare l’economia reale. Complessivamente la pandemia ha bruciato dieci anni di crescita dei consumi. Ma, se non ci saranno nuovi stop sanitari, a Natale si prevedono almeno 9 miliardi di spesa in più rispetto alle festività dell’anno scorso.

Il ritorno nei negozi “veri”

Sempre il report evidenzia che gli italiani sono pronti a tornare a fare acquisti nei negozi, forse perchè saturi di una sovrabbondanza di interazioni digitali nelle loro vite. Il 51,9% non sopporta più gli incontri da remoto per il lavoro, lo studio o le relazioni interpersonali. Il 52,8% ritiene che il digitale sia eccessivamente presente nelle proprie vite e che ora c’è bisogno di un riequilibrio con il mondo fisico. Il 65% (il 77,4% tra i giovani) vuole tornare a trascorrere tempo fuori casa per incontrare gli amici, mangiare insieme, divertirsi, fare shopping. Probabilmente per tutte queste ragioni il 64% degli italiani ha nostalgia degli acquisti nei negozi fisici, nei centri commerciali, nelle piazze dello shopping, anche riducendo il ricorso all’e-commerce. Lo dicono di più le donne (67,6%) e le persone benestanti (69,8%). La normalità per gli italiani è fatta anche di shopping fisico, da cui traggono emozioni e benessere. 

Sostenibilità, Millennial più attivi sui social nel dibattito sui temi green

Con il 40% delle interazioni social, il cambiamento climatico è l’argomento più discusso nelle conversazioni sui social, registrando oltre 10.500 post e commenti, a fronte di circa 13.000 notizie di siti web e giornali online. Ma con il 47% di attività sui social, è quella dei Millennial la generazione più attenta alla sostenibilità delle aziende, e i più attivi nella richiesta di call2action, trasparenza e responsabilità ai player del mondo aziendale. Fra loro, l’88% sono donne, e i temi più discussi sono Climate Change, Net Zero, Rinnovabili e Finanza sostenibile. Il sentiment negativo però è del 77%, e se i Millennial sono preoccupati per il futuro del pianeta il 23% chatta con sentiment positivo sulle iniziative di sostenibilità di enti pubblici e privati, come ad esempio l’International Earth Day. 

Net Zero, apprezzato l’impegno delle aziende per ridurre le emissioni

Si tratta dei risultati della prima Social Sentiment Analysis di PwC Italia in tema di sostenibilità, realizzata dal Team Innovation con il coordinamento di Gaia Giussani, ESG Director. E secondo l’analisi di PwC Italia la decarbonizzazione è il secondo argomento per numero di interazioni social (30% del conversato totale sulla sostenibilità), con 8.488 post e conversazioni di utenti privati a fronte di 14.048 pagine web, e un sentiment negativo pari al 68%. Il sentiment è tuttavia in leggero miglioramento quando si parla di Net Zero: nel 32% delle conversazioni gli utenti riconoscono l’impegno delle aziende che attuano strategie concrete per ridurre le proprie emissioni. Tra gli esempi più citati, la riduzione dell’utilizzo di mezzi inquinanti, le iniziative finalizzate a sensibilizzare i dipendenti e le scelte d’investimento green. Il 68% di conversazioni negative evidenzia però l’insufficienza degli sforzi dei singoli e il bisogno di misure più stringenti.

Rinnovabili, fondamentali ma ancora troppo costose

In terza posizione nelle conversazioni social (27% del conversato totale), il tema delle energie rinnovabili e della trasformazione ecologica è al centro di 7.791 post, a fronte di quasi 11.000 pagine e articoli web, e registra un sentiment positivo del 25%. Il 75% delle conversazioni negative si concentra sulle perplessità relative al costo elevato, la non disponibilità totale dei cittadini a spendere di più per prodotti green e lo scetticismo degli utenti nei confronti delle aziende che dicono di investire nelle rinnovabili e di partecipare alla transizione ecologica mentre dipendono dagli investimenti neri come carbone, il petrolio e gas.

Finanza sostenibile, sentiment positivo al 42%

Con un peso del 3% nelle conversazioni sui social media in ambito di sostenibilità, la finanza sostenibile è l’argomento che registra il sentiment positivo più alto, pari al 42%, riporta Adnkronos. Sempre più utenti condividono sui social articoli e notizie sugli investimenti sostenibili delle aziende, manifestando la volontà di informarsi sul tema, di partecipare a eventi e a webinar che permettano di acquisire conoscenze. Le conversazioni negative (58%) sono incentrate principalmente sul greenwashing e sulla poca trasparenza da parte delle aziende.

Mi metto in proprio, come gli italiani vivono la entrepreneurial economy

Colpa anche del Covid-19, che ha rimescolato le carte di gran parte della nostra vita. Ma forse anche la voglia, finalmente, di cambiare. Qualunque sia la ragione, resta il fatto che molti italiani hanno voglia di rivoluzionare la propria esistenza sotto il profilo professionale. Secondo Bva Doxa, che ha condotto un’indagine sul tema per conto di Shopify, piattaforma di e-commerce all in one, è questo il periodo dell’Entrepreneurial Economy ovvero il momento giusto per mettersi in proprio, reinventarsi o innovare il proprio business. In questo 2021, infatti, non mancano le opportunità per le imprese e i professionisti che sanno cavalcare senza paura il cambiamento, trainato dal digitale e in particolare dall’e-commerce.

Imprenditore, chi sei?

In base ai risultati della ricerca, gli italiani hanno un’idea stereotipata della figura dell’imprenditore. Per il 94% degli intervistati è infatti uomo, ha tra i 40 e i 60 anni (77%), vive in una grande città (73%), nel Nord Italia (92%). Nei confronti degli imprenditori, però, l’opinione degli italiani è positiva nel 65% dei casi: “si tratta di professionisti coraggiosi e creativi che hanno saputo dar vita ai propri sogni” riporta il report. Per questa ragione, il primo driver che guida ogni scelta degli imprenditori è la passione (61%), seguita dalla volontà di acquisire un certo status (55%) e di guadagnarsi più libertà (50%). Ma quali sono le caratteristiche che un imprenditore deve necessariamente possedere? Lungimiranza (71%), audacia (65%) e forti capacità sociali (39%) hanno risposto gli intervistati.

I timori di mettersi in proprio e le soluzioni

Eppure solo il 2% degli italiani afferma di essere certamente intenzionato a diventare imprenditore, sebbene la percentuale salga al 37% se si considera anche chi è semplicemente aperto a tale possibilità. Ma quali sono gli aspetti che frenano la voglia di imprenditorialità? Innanzitutto la burocrazia (73%), i costi e le spese (66%) e i possibili rischi (54%). Però tra chi si dice aperto alla possibilità di affrontare una nuova avventura imprenditoriale 7 su 10 punterebbero sull’e-commerce. Tra chi si dice aperto alla possibilità di diventare imprenditore, prevale il desiderio di scommettere sul segmento servizi (31%), seguito dal food&beverage (30%), il wellness (24%) e l’home & garden che comprende anche servizi e prodotti per i nostri amici a quattro zampe (19%). Con un fil rouge che accomuna le scelte di tutti: il 77% punterebbe sull’e-commerce, quale unico canale di vendita (30%) o integrato a quello offline (47%). Per 3 italiani su 4, infatti, poter vendere online è diventato oggi molto importante e addirittura fondamentale (80%) e lo sarà sempre di più anche in futuro (85%).   

Si ritorna a scuola, e gli acquisti si fanno online

Gli acquisti in rete ormai sono considerati affidabili, economici e comodi, si sceglie seduti sul divano di casa per farsi recapitare il pacco in tempi brevi. E tra acquisti online di zaini, diari, astucci emerge una grande voglia di normalità e di ritorno a scuola in presenza. La prima campanella ha suonato, e le famiglie hanno quindi attrezzato figlie e figli per l’inizio dell’anno scolastico. Se la tipologia di ricerche per gli acquisti scolastici sembra voler mettere la pandemia alle spalle, un dato conferma un trend in forte ascesa. Quello appunto di utilizzare l’e-commerce come canale privilegiato da parte dei genitori italiani. 

Più zaini e diari meno mascherine

Sono seicentomila gli zaini acquistati su Amazon per questo ritorno a scuola ancora segnato dagli strascichi della pandemia. Un dato, questo, che rende al meglio l’idea di un ritorno a scuola in presenza. Nella classifica delle ricerche per gli acquisti online più in voga fra il mese di agosto e l’inizio di settembre i diari per la scuola si piazzano all’11° posto della classifica generale dei prodotti più venduti online, seguiti dagli zaini, al 14° posto, e dagli astucci, al 31° posto. Si tratta di prodotti che nel 2020 erano in fondo alla classifica, o nel caso degli zaini, neanche comparivano. A calare è invece l’acquisto di mascherine. Un anno fa erano al terzo posto oggi scendono al 24°.

La classifica dei più cercati su Amazon

Ma oltre ai prodotti per la scuola, cosa si vende online? Grazie all’analisi compiuta su Amazon è possibile analizzare la top ten delle ricerche più frequenti sulla piattaforma, ovvero i prodotti che precedono proprio i diari, saliti fino all’undicesima posizione. E al primo posto si piazza una nuova moda, quella dei “pop it”, il gioco antistress del momento. A seguire, nell’ordine, smartwatch, cuffie bluetooth, calzature Birkenstock da donna, e monopattini elettrici, in forte crescita.
Al sesto posto si posiziona Xiaomi, il produttore di smartphone, seguito dalla playstation Sony, e dalle ricerche generali con parola chiave “smartphone”. Gli ultimi due posti della top ten sono occupati dalla ricerca di iPhone 12 e quella di friggitrici ad aria.

I consigli per i venditori

Come sfruttare al meglio il periodo del back to school? Il blog di Marketplace Mentor offre cinque consigli proprio per i venditori. Il primo è quello di compiere l’analisi del settore alla ricerca dei prodotti top seller. Nella propria vetrina virtuale, infatti, conviene avere gli oggetti più di moda nel periodo scolastico. Essenziale poi è ottimizzare keyword e catalogo prodotti, oltre a incrementare e personalizzare l’advertising: dal Pay per Click alle campagne più specifiche, tutto deve catturare l’attenzione di studenti e genitori. La gestione delle spedizioni e dei resi gioca poi un ruolo molto importante, così come la costruzione di una strategia multi-goal, creando campagne pubblicitarie con finalità diverse a seconda del periodo promozionale. Questo, per intercettare gli utenti nel momento giusto.

Trovare lavoro con il cv? L’Europass non sempre è la soluzione ideale

Il cv è lo strumento più importante per chi cerca un nuovo lavoro. Per questo motivo deve essere pianificato nel dettaglio, corretto con estrema attenzione, e aggiornato regolarmente. Quando si decide di creare un nuovo curriculum la prima decisione è quella relativa all’organizzazione dei contenuti. È possibile creare un nuovo cv a partire da zero, oppure affidarsi a modelli standard o predefiniti. Il più diffuso è senza dubbio il cosiddetto formato europeo, anche detto Europass. Si tratta dello standard per la redazione dei cv proposto da circa 20 anni dalla Commissione Europea, allo scopo di creare una struttura condivisa per i curricula circolanti nell’Unione.

Un cv preimpostato per una presentazione del candidato a livello internazionale

Ma l’Europass è davvero efficace? Non è forse meglio creare il proprio cv a partire da un formato più originale? A queste domande risponde Carola Adami, co-fondatrice della società di selezione del personale Adami & Associati. “Il cv in formato europeo presenta indubbiamente dei vantaggi: è stato creato appositamente per garantire una presentazione strutturata e intuitiva delle informazioni del candidato a livello internazionale – spiega Adami -. La peculiarità di questo formato è di presentare un layout preimpostato a colonne, con i nomi delle diverse sezioni che occupano circa 1/3 della pagina nella colonna sinistra, per lasciare quindi alle informazioni sul candidato i restanti 2/3 della pagina”.

Gli svantaggi del cv in formato europeo

“I vantaggi dell’Europass sono chiari: questo formato facilita la compilazione al candidato, ed è immediatamente intuitivo per il selezionatore – aggiunge l’head hunter -. Va peraltro detto che al giorno d’oggi il formato europeo presenta tre impaginazioni possibili”.
Questo formato presenta però anche alcuni svantaggi.
Se “lo scopo del candidato deve essere quello di spiccare sopra agli altri, di distinguersi – commenta Adami – in che modo un formato standard, volto a uniformare i vari profili, può aiutare?” Di fatto, secondo Adami, “l’impaginazione dell’Europass, per quanto presente attualmente in tre versioni differenti, risulta piuttosto noiosa e superata dal punto di vista della grafica”.

Quando usare il formato europeo e quando sarebbe meglio farne a meno?

“Senza di dubbio è sempre bene avere a portata di mano una versione del proprio curriculum in formato europeo, per il semplice fatto che molti annunci continuano ancora oggi a chiedere in modo specifico questa impaginazione. Detto questo – sottolinea ancora Adami – può essere un buon modello per chi ha poche informazioni da inserire: i giovani con una o due esperienze professionali possono infatti trarre vantaggio dallo spazio ‘occupato’ dalla colonna di sinistra per presentare un cv leggermente più lungo. Viceversa, chi ha tante informazioni da riportare rischia di presentare un documento troppo lungo”.
L’Europass è inoltre sconsigliato per chi vuole farsi notare e mettere in luce la propria creatività. Inoltre, rappresenta una scelta poco saggia per chi vuole mettere in evidenza le proprie competenze, relegate nella parte bassa della struttura.

Caffè e sport, abbinata vincente

Dopo il successo della delegazione azzurra alle Olimpiadi di Tokyo, che ha fatto incetta di medaglie battendo ogni record, si accende ancora di più la voglia di dedicarsi allo sport. In questo contesto, c’è una buona notizia per tutti gli atleti che amano oltre all’attività fisica anche l’aroma del caffè: secondo i risultati di una meta-analisi di 21 studi, la caffeina può avere un effetto benefico sulla resistenza muscolare, soprattutto nell’esercizio aerobico. 

Mai senza caffè

Uno studio recentemente riportato dall’ISIC (Institute of Coffee Scientific Information) ha confermato i superpoteri del caffè. Lo studio mostra che, sulla base delle ultime prove scientifiche, la caffeina ha proprietà bioattive e proprio in virtù di queste caratteristiche vanta effetti positivi sulle prestazioni sportive. La conclusione è il frutto di un’ampia meta-analisi di 21 studi pubblicati sul British Journal of Sports Medicine, secondo cui la caffeina può apportare molteplici benefici alla performance atletica. Migliora la resistenza muscolare e sembra avere un maggiore effetto positivo sull’attività aerobica piuttosto che su quella anaerobica. ISIC inoltre, evidenzia come la letteratura scientifica abbia già dato ampio riscontro sui molteplici benefici del caffè e della caffeina nell’attività agonistica, sia in relazione agli effetti positivi sull’organismo, sia allo sport praticato. Dato confermato anche dal dottor J.W. Langer, esperto in nutrizione e docente di farmacologia medica presso l’Università di Copenaghen: “Quando si parla di caffè e della caffeina, i risultati sono chiari in relazione agli sportivi: la caffeina può contribuire a migliorare le prestazioni. Molti studi dimostrano che gli atleti che consumano caffeina prima di una gara o di un evento sportivo sono in grado di andare più veloci, durare più a lungo e recuperare più rapidamente rispetto a chi non ha questa spinta in più. Ciò vale soprattutto nelle attività di resistenza, come la corsa a lunga distanza”.

Sport e prestazioni dopo… un caffè

Sono tanti i superpoteri del caffè, diversi anche a seconda dello sport praticato. In generale, rivela lo studio, un’assunzione bassa o moderata di caffeina (ovvero 3-5 tazze al giorno) prima o durante l’esercizio può aiutare a migliorare alcune funzioni cognitive fondamentali nello sport, in particolare i livelli di energia, l’umore, i tempi di reazione e la memoria. Ancora, migliora le prestazioni dei corridori maschi fino al 2% e potenzia le performance nel mezzofondo: secondo uno studio su un gruppo di corridori dilettanti, l’assunzione di integratori a base di caffeina in una corsa di 5 km produce maggiori benefici rispetto a un placebo. C’è anche una buona notizia per i calciatori:  la caffeina, assunta dai 5 ai 60 minuti prima dell’allenamento, potrebbe produrre importanti benefici nei giocatori, in particolare nel salto, nello sprint e nella distanza, così come migliorare il tempo di esaurimento, l’altezza del salto in contro movimento e la percezione dello sforzo. Queste evidenze dimostrano come sia fondamentale continuare a indagare sulla relazione tra sport e caffè.

Mutui, risalgono le richieste nel secondo semestre 2021

Nella prima metà del 2021 il mercato dei mutui mette a segno un andamento positivo: l’importo medio delle domande e degli importi erogati è aumentato, la domanda si è spostata dalle grandi città ai piccoli centri ed è cresciuto anche il numero di giovani che si rivolgono alle banche per acquistare casa. Sono alcune delle principali evidenze dell’Osservatorio Congiunto Easy.it-Mutui.it, che analizza il trend dei mutui per l’acquisto della casa.

L’importo medio si assesta a 137.626 euro

L’analisi evidenzia che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2021 ha raggiunto i 137.626 euro, con un incremento del 2% rispetto all’analogo periodo del 2020. L’aumento della richiesta media è è stato un processo sostenuto dalle banche, che da un lato non hanno inasprito i criteri di selezione, dall’altro hanno aumentato l’importo medio erogato a una media di 136.480 euro, con un incremento di 1% rispetto al 2020. Anche senza considerare l’impatto della pandemia e del lockdown, il valore è in crescita: rispetto al primo semestre 2019, la richiesta media è cresciuta del 3,3% e la cifra erogata del 4,6%.

Scende il valore medio degli immobili

In questo contesto di segni “più” c’è però un valore in decrescita: è il prezzo medio degli immobili che gli italiani vogliono acquistare, sceso del 5% rispetto a un anno fa a 209mila euro. Questo scarto, a detta degli esperti che hanno condotto l’indagine, è da ricercare nel fatto che i nostri connazionali hanno “spostato” le compravendite dai grandi centri a quelli di provincia, dove il costo al metro quadro è tendenzialmente inferiore.

Sale invece l’appeal della provincia

A riprova di queste affermazioni, ci sono i dati di Facile.it in merito al cambiamento della domanda di mutui rispetto ai due periodi pre e post pandemia. I numeri parlano chiaro: nel primo semestre 2021 è aumentata in maniera significativa la richiesta per finanziamenti finalizzati all’acquisto di case situate in provincia.  Ad esempio, la domanda di finanziamenti per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti è stata pari al 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017. E anche guardando ai mutui effettivamente erogati, è cresciuta del 6%, arrivando al 74% del totale, la quota di quelli ottenuti per abitazioni ubicate in piccole città. Lo spostamento al di fuori dei grandi centri urbani ha determinato un aumento dell’LTV, il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile da acquistare, che nel primo semestre 2021 è arrivato al 71%.