Archivio Autore: Silvano Sonnecchia

Leadership, benessere per i lavoratori e professionisti dell’online: le mosse vincenti delle aziende per ripartire

I responsabile delle risorse umane, i ceo e i manager aziendali, a causa del lungo lockdown e di tutto ciò che accaduto negli ultimi mesi, non possono non fare i conti con approfondite riflessioni sulle gestione del personale. E ora, con il ritorno alla normalità, il benessere lavorativo dei dipendenti è quanto mai un fattore chiave per superare le ultime paure e rientrare in azienda con fiducia. Creare un ambiente di lavoro nel quale vi è un costante dialogo e interessamento da parte dei vertici, ridurre al minimo lo stress lavorativo, che è una tra le prime cause di produttività negativa, sono solo alcuni degli obiettivi che si prefiggono le imprese. Sono temi che si intersecano con la ‘e-leadership’, la capacità di gestire efficacemente i team da remoto. Proprio queste tematiche sono state esplorate da Lang&Partners, Younique Human Solutions, società di consulenza Hr italiana specializzata in scouting e coaching, che ha messo in luce quali siano gli aspetti che i manager vogliono approfondire maggiormente.

Happiness at work

Sulla base dei dati raccolti, il 25% dei manager e Ceo richiede coaching relativi a ‘Happiness at work e benessere psicologico dei dipendenti’ per avvicinarsi a loro, comprenderli meglio, leggerne i bisogni in modo da implementare la capacità di influenzare positivamente ed essere rispettati e riconosciuti come leader di valore. “Un leader che oggi deve avere competenze sempre più trasversali e sia in grado di sviluppare la così detta ‘e-leadership’, ossia la capacità di utilizzare al meglio le tecnologie digitali, di introdurre innovazioni digitali nella propria azienda e di essere in grado di garantire ai dipendenti le giuste strumentazioni e la formazione necessaria per essere al passo con l’evoluzione digitale che si sta attraversando, soprattutto in questi mesi, nei quali si assiste all’affermazione di modalità di lavoro a distanza, come lo smart working” si legge nella ricerca.

Diversity&Inclusion e leadership femminile

Inoltre, il 30% delle aziende chiede supporto nello sviluppo di progetti di Diversity&Inclusion e questo fa comprendere quanto attuale e sentito sia questo tema e quanto le aziende stiano iniziando a prenderne consapevolezza. Allo stesso modo, molto “caldo” è anche il tema della leadership femminile: le donne sono ancora considerate meno adatte a ricoprire un ruolo di comando e l’Italia – per quel che riguarda la presenza femminile ai vertici – si posiziona molto in basso rispetto alla media europea: solo due dirigenti su dieci sono donne. Però questo trend sta, seppur lentamente, cambiando e crescono l’interesse e la sensibilità verso la leadership inclusiva e i mutamenti profondi in merito ai cambiamenti sociali.

Le figure più professionali più ricercate

Insieme ai bisogni espressi da manager e Ceo, la ricerca evidenzia anche quali sono le figure professionali maggiormente richieste: si tratta di ruoli legati al comparto del digitale, fondamentali per la ripresa post lockdown. Dallo specialista di Seo e Sem all’Ecommerce Business Analyst, responsabile dell’analisi dei dati di vendita online, fino all’Ecommerce Manager/Director, che corrisponde al direttore commerciale e coordina le funzioni aziendali che strutturano l’e-commerce, sono queste le mansioni che le aziende di oggi ricercano di più.

Fiducia dei consumatori e delle imprese, a maggio è in flessione

C’era da aspettarselo: nel mese di maggio, dopo circa due mesi di lockdown, si registra una netta flessione nell’indice di fiducia delle imprese e dei consumatori. I dati sono stati raccolti dall’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, che ha infatti ripreso – dopo la sospensione di aprile dovuta all’emergenza sanitaria – le tradizionali indagini relative alla fiducia di consumatori e imprese. Le stime effettuate con i dati raccolti a maggio 2020 indicano livelli storicamente bassi dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (94,3) e dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (51,1). Si tratta di numeri in decisa flessione rispetto a quelli del marzo scorso per tutte le componenti: la diminuzione è decisamente più sensibile per quanto concerne il clima economico e corrente; il clima personale e quello futuro, per fortuna, rivelano cali nettamente più contenuti. Venendo ai dati, il clima economico passa da 94,4 a 71,9, il clima personale cala da 102,4 a 100,9, il clima corrente scivola da 104,8 a 95,0 e il clima futuro segna solo un lieve peggioramento, passando da 93,3 a 93,1.

Il sentiment delle imprese nei diversi settori

In merito al settore delle imprese, l’Istat riporta che “le stime degli indici evidenziano una caduta della fiducia, rispetto a marzo 2020, nel settore dei servizi di mercato (l’indice passa da 75,7 a 38,8), del commercio al dettaglio (da 95,6 a 67,8) e delle costruzioni (da 139,0 a 108,4). Nella manifattura, l’indice di fiducia registra una flessione relativamente più contenuta, passando da 87,2 a 71,2, mantenendosi comunque su livelli storicamente bassi”. Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera peggiorano, rispetto a marzo 2020, i giudizi sugli ordini mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicate in accumulo; le attese di produzione subiscono un’ulteriore diminuzione. Per le costruzioni, la flessione dell’indice è causata da un forte peggioramento dei giudizi sugli ordini; relativamente più contenuto il calo delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Servizi di mercato e commercio al dettaglio i comparti “pessimisti”

Nei servizi di mercato, il calo dell’indice rispetto a marzo 2020 è determinato da giudizi, sia sugli ordini sia sull’andamento generale dell’azienda, in forte peggioramento; l’indagine rileva però un miglioramento delle aspettative sugli ordini, che tuttavia rimangono su livelli bassi. Con riferimento al commercio al dettaglio, risultano in caduta libera i giudizi sulle vendite, mentre le scorte di magazzino sono giudicate in forte accumulo. Si registra un calo contenuto delle aspettative sulle vendite, dopo la caduta subita lo scorso marzo.  

Arriva il 730 precompilato, invio dal 14 maggio al 30 settembre

L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile online la dichiarazione dei redditi precompilata. Dal partire dal 14 maggio fino al 30 settembre si potrà accettare, modificare e inviare il 730 oppure modificare il modello Redditi, che potrà essere trasmesso dal 19 maggio al 30 novembre. Nella dichiarazione precompilata 2020 si moltiplicano le informazioni sugli oneri e sulle spese deducibili e detraibili. Oltre alle informazioni già presenti nelle dichiarazioni degli anni precedenti, quest’anno fanno ingresso le spese per le prestazioni sanitarie dei dietisti, fisioterapisti, logopedisti, igienisti dentali, tecnici ortopedici e tante altre categorie di professionisti sanitari.

Le novità della dichiarazione 2020

Nel modello precompilato quest’anno entrano, inoltre, anche le spese sanitarie per le prestazioni erogate dalle strutture sanitarie militari. Oltre ai contributi previdenziali versati all’Inps con lo strumento del Libretto famiglia.

Un’altra novità della precompilata 2020 è la possibilità per l’erede di utilizzare il 730, oltre che il modello Redditi, per la presentazione della dichiarazione dei redditi per conto del contribuente deceduto. Per l’utilizzo del modello 730 è necessario che la persona deceduta abbia percepito nel 2019 redditi dichiarabili con tale modello (da lavoro dipendente, pensione e alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente).

Come visualizzare il modello e accedere ai servizi

Per visualizzare il proprio modello 730 o il modello Redditi, occorre entrare nell’area riservata del sito delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e inserire il nome utente, la password e il pin dei servizi online dell’Agenzia. È possibile accedere alla propria dichiarazione anche utilizzando la Carta Nazionale dei Servizi, le credenziali rilasciate dall’Inps, oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi online delle PA e delle imprese aderenti, riporta Askanews.

I dati relativi alle spese sanitarie passano a 790 milioni

Anche quest’anno, rende noto l’Agenzia, cresce il numero dei dati a disposizione dei contribuenti, che supera quota 991 milioni. L’incremento più marcato si registra nei dati relativi alle spese sanitarie sostenute dai cittadini, che quest’anno fanno un balzo da 754 a 790 milioni, 36 milioni in più rispetto al 2019. Al secondo posto i numeri relativi ai premi assicurativi, che superano quota 94 milioni (+2 milioni rispetto al 2019). In aumento di oltre un milione anche le Certificazioni Uniche, a quota 62,5 milioni, e crescono fino a sfiorare quota 5 milioni i numeri relativi ai rimborsi delle spese sanitarie. Non presentano particolari variazioni i dati sugli interessi passivi (oltre 8,2 milioni), i 4,6 milioni di informazioni sui contributi previdenziali e gli oltre 4,2 milioni di informazioni sulla previdenza complementare. Stabili anche i dati sulle spese universitarie (3,5 milioni).

Covid10, Internet è stressato. Traffico +40%

L’epidemia del coronavirus ha portato cambiamenti senza precedenti nella vita e nel lavoro di tutti, e in aree come Milano e Roma il traffico Internet è aumentato del 40%. Tra smart working, videoconferenze, scuola digitale, ma anche social network, videochiamate, film in streaming e videogiochi, Internet sta subendo uno stress test preoccupante. Tanto che l’Europa ha chiesto a colossi come YouTube, Netflix e Disney+ di abbassare la definizione per occupare meno banda. “Abbiamo deciso di ridurre la velocità di trasmissione in Europa per 30 giorni, alleggerendo del 25% l’impatto del traffico sulle reti europee”, commenta Netflix, nei cui abbonamenti, però, l’alta definizione si paga.

Lo smart learning genera un aumento del traffico in upload del 60%

A Netflix si aggiunge Google, che dopo la richiesta del Commissario Ue Thierry Breton spiega: “Con questa decisione ci uniamo alle misure già adottate da Netflix e richieste da Bruxelles per far fronte al sovraccarico che le infrastrutture stanno affrontando dall’inizio della pandemia”.

Tutti gli indicatori mondiali mostrano che la pressione sulla reti è forte. In Italia secondo uno studio del Garr, il consorzio della comunità dell’istruzione e della ricerca, in aree come Milano e Roma il traffico è aumentato del 40% e la saturazione comporta che dai 100 megabit garantiti dal gestore l’utente arrivi ad averne 40. E l’accesso degli studenti alle lezioni in video e ai contenuti online ha generato nell’ultima settimana un aumento del traffico in upload del 60% rispetto alla media annuale, riporta Ansa.

L’Agcom chiede agli operatori Tlc di fare uno sforzo

“È indubbio che siamo di fronte a limitazioni della banda, e che se quello che abbiamo ora è frutto di dieci anni di investimenti, non possiamo girare la manopola in due settimane e fare ciò che richiederà, invece, dai 24 ai 36 mesi”, osserva Massimo Carboni, dirigente del Dipartimento Infrastrutture del Garr. E l’Agcom ha chiesto agli operatori Tlc di fare ogni sforzo per assicurare nel più breve tempo possibile un aumento della banda media per cliente, su rete fissa, di almeno il 30%. Secondo una rilevazione di Cloudflare, la società Usa che si occupa di reti e sicurezza, dal lockdown in Italia il traffico internet è cresciuto del 20-40%, mentre negli Stati Uniti il traffico Internet è salito dal 10 al 20% dalla prima settimana di febbraio, punte come solo nei grandi eventi come il Super Bowl.

Raddoppiati gli spettatori dei Live su Facebook e i video su Instagram

In Italia, spiega Mark Zuckerberg, “gli spettatori dei Live su Facebook e dei video su Instagram sono raddoppiati, così come le chiamate su Messenger e WhatsApp”. L’unico servizio che registra un calo nel nostro Paese è la musica in streaming, con l’ascolto delle canzoni più popolari diminuito del 23%, secondo i dati analizzati da Quartz. Ma la flessione è anche in altri Paesi forse perché l’ascolto delle canzoni in streaming avviene prevalentemente mentre si va al lavoro o si fa sport, attività venute meno per l’epidemia.

Hi tech, sostenibilità e competenze i temi chiave per le Pmi

Quali sono i temi al centro dell’agenda della Piccole e medie imprese italiane? Trasformazione digitale, sostenibilità, supporto pubblico e competenze. I temi emergenti che si delineano partono quindi dalle nuove tecnologie e dalla loro applicazione ai settori produttivi, che consente alle Pmi di ripensare processi e modelli. Una maggior attenzione è posta anche all’ambiente, e a un uso più attento delle risorse. Tanto che tutti i settori produttivi vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita. Questo è quanto emerge dall’indagine svolta da Banca Ifis per l’osservatorio permanente Fattore I, che nel corso del 2019 ha analizzato 1,1 milioni di contenuti e commenti sul web realizzati da oltre 400.000 utenti. Le tecniche utilizzate dall’indagine riguardano il web listening e il machine learning.

Ripensare processi e modelli con una maggior attenzione all’efficienza produttiva

I settori produttivi al centro dell’indagine sono l’automotive, le costruzioni, la logistica e i trasporti, la meccanica, l’agroalimentare, la moda, la tecnologia, il settore chimico e farmaceutico e il sistema casa.

All’interno dei settori si ripensano processi e modelli, ponendo maggior attenzione all’efficienza produttiva, ma anche all’ambiente e a un uso più attento delle risorse. Ecco quindi anche la sostenibilità, che si impone come un’urgenza economica in grado di mettere in discussione i metodi di produzione.

Il focus è sugli incentivi agli investimenti

Tutti i settori produttivi, con l’eccezione della meccanica, nel 2019 vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita, ma l’attenzione sul tema cala nella seconda metà dell’anno rispetto ai mesi precedenti. Al terzo posto, tra gli argomenti chiave c’è il supporto pubblico, riporta Ansa. Nella prima parte dell’anno scorso, infatti, il focus degli operatori economici è sugli incentivi agli investimenti (quasi 14.000 operatori discutono di questo), ma negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata dagli incentivi alla richiesta di interventi infrastrutturali e grandi opere pubbliche, fino al rilancio dell’economia.

Preoccupa la mancanza di competenze

Gli accordi commerciali a tutela del Made in Italy e il refitting sono altri temi attorno ai quali si concentrano le discussioni. Ma c’è un altro argomento che assume un’importanza crescente nel tempo. Con quasi 47.000 conversazioni le risorse umane diventano il quarto hot topic. In tutti i settori, a partire dalla moda e dalla meccanica, c’è preoccupazione per la mancanza di competenze adeguate, in particolare nel gestire le nuove tecnologie utilizzate nella produzione. Si teme di non riuscire, nei prossimi anni, a reperire figure professionali specifiche. E di rischiare un cortocircuito nell’avanzamento tecnologico per la mancanza di figure professionali qualificate.

I vantaggi del cassetto digitale, tutta l’impresa in un clic

L’economia digitale è un sistema di produzione e scambio basato su tecnologie informatiche, ma non è limitata a Internet. Il suo raggio di azione è molto più ampio della rete, e comprende diverse tecnologie, hardware e software, online e offline, dai sistemi cloud al mobile all’Internet of things, dai big data ai social network. L’economia digitale spinge gli imprenditori ad avere sempre con sé informazioni, documenti e strumenti per gestire la propria azienda. E il cassetto digitale dell’imprenditore è il servizio offerto dalle camere di commercio a 10 milioni di cittadini imprenditori per accedere a tutti i documenti ufficiali della propria impresa.

La PA e il processo di digitalizzazione delle informazioni

Nonostante i progressi tecnologici degli ultimi anni l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi. Nell’indice di digitalizzazione della Commissione europea (Desi) l’Italia si colloca infatti ancora al 24° posto fra i 27 Stati membri. Una distanza, questa, che contribuisce alla scarsa crescita dell’economia nazionale. La PA però è impegnata in un importante processo di digitalizzazione per semplificare e rendere più snello il rapporto tra i cittadini, e l’accesso e circolazione delle informazioni. Come il consolidamento del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e l’incremento delle transazioni su PagoPA, senza dimenticare l’avvio della fase di test dell’app per i servizi pubblici IO. Per le imprese questo nuovo modo di vivere la quotidianità è già realtà, grazie al cassetto digitale, messo a disposizione da impresa.italia.it.

Tutti i documenti ufficiali aggiornati e certificati

I documenti dell’impresa, disponibili nel cassetto digitale di impresa.italia, comprendono visure, anche già tradotte in inglese, partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, bilancio, statuto, atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, e fascicolo d’impresa. In pratica, impresa.italia.it mette a disposizione di ogni titolare e legale rappresentante tutti i documenti ufficiali della propria impresa, sempre aggiornati e certificati dalle camere di commercio. Il servizio inoltre permette di controllare anche lo stato delle pratiche presentate a 3.800 sportelli unici delle attività produttive, e di entrare in contatto con le start-up e Pmi innovative italiane.

Accedere con le credenziali Spid o la Cns

Accedere al servizio è facile, sicuro e veloce con le credenziali Spid o con la Carta nazionale dei servizi (cns) da qualsiasi dispositivo, pc, smartphone e tablet. Per ottenere Spid, l’imprenditore può contattare direttamente la propria camera di commercio oppure a un gestore di identità digitale, riporta Adnkronos. In particolare, Spid è il sistema pubblico di identità digitale che permette di accedere a tutti i servizi online della PA con le stesse credenziali (username e password) da computer, tablet e smartphone. Con il cassetto digitale, inoltre, per gli utenti che utilizzano il servizio delle camere di commercio, si possono consultare anche le proprie fatture elettroniche.

Le 10 buone risoluzioni per l’email marketing di successo

Igiene nelle liste, contenuti chiari, e una reputazione immacolata. Queste alcune delle 10 buone risoluzioni sintetizzate dalla Certified Senders Alliance (CSA) alle quali attenersi per avere successo con le campagne di email marketing. Ricordarsi innanzitutto che gli indirizzi mail di alta qualità sono un bene prezioso e nella mailing list andrebbero inseriti solo quelli ottenuti legalmente, e delle persone di cui si può dimostrare il consenso. Meglio una piccola lista di distribuzione con indirizzi di alta qualità che non una grande lista con indirizzi da fonti discutibili. Inoltre, è opportuno assicurarsi di utilizzare la doppia procedura di opt-in. Nel dubbio, bisogna essere in grado di fornire prove chiare di avere il modulo di consenso di ogni persona a cui si ha inviato un’e-mail.

Contenuti onesti, no alla trappola spam e utilizzare i feedback

Seconda risoluzione, essere onesti. Anche quando si tratta di attirare nuovi abbonati alla newsletter. Esprimere i contenuti con parole chiare e comprensibili, senza “nascondere” la richiesta di consenso pubblicitario. In caso contrario, il destinatario potrebbe annullare la richiesta, o contrassegnare il messaggio come spam. La risoluzione numero 3 invita anche a non cadere nella trappola di spam. La reputazione di mittente rispettabile potrebbe risentirne, e si rischia di finire in una lista nera. Risoluzione numero 4, utilizzare un circuito di feedback se il fornitore di servizi di posta elettronica offre l’opzione. In questo modo, si ricevono feedback dal provider sui destinatari che classificano la posta come spam o indesiderata.

Occhio alle competizioni, mantenere la parola, rispettare il GDPR

Se si partecipa a una competizione come co-sponsor per generare indirizzi, la regola numero 5 consiglia di assicurarsi che il numero di sponsor non sia superiore a 8, e che si possa accedere alla dichiarazione di consenso del destinatario in qualsiasi momento. Ovviamente (numero 6), rispettare sempre gli accordi, e inviare solo annunci pubblicitari per prodotti o servizi menzionati nella dichiarazione di consenso. Inoltre, rispettare il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Non solo per non rischiare gravi multe per non conformità, ma anche per non mettere in pericolo la buona reputazione e la fiducia dei clienti. Se si ottiene la certificazione della CSA si è dalla parte della sicurezza anche per quanto riguarda il GDPR.

Attenzione al phishing e ai contenuti

Proteggere se stessi e il proprio marchio dall’uso improprio per il phishing (risoluzione numero 8). È bene affidarsi agli standard quando si inviano le  e-mail. DMARC, Sender Policy Framework (SPF) e Domain Keys Identified Mail (DKIM) danno la possibilità di rendere le e-mail riconoscibili per il provider. Di conseguenza, le e-mail di phishing vengono identificate e filtrate prima che raggiungano il destinatario. Attenzione sempre ai contenuti pertinenti. La pertinenza (risoluzione numero 8), crea interesse, lega i clienti esistenti e ne genera di nuovi. Ultima risoluzione, approfittare del CSA Email Summit 2020 di Colonia, dove esperti di marketing, specialisti di PC e dirigenti di oltre 15 Paesi discuteranno dei nuovi sviluppi relativi al settore della posta elettronica.

Milano, Roma e Kuwait City le tre città peggiori per gli expat

Milano e Roma sono fra le 3 città peggiori per chi vive e lavora all’estero. Secondo l’Expat City Ranking 2019 Milano si posiziona all’80° posto su 82 città, mostrando risultati poco brillanti nell’Urban Work Life Index (77°), posizionandosi fra le ultime 10 in tutte le sue sottocategorie. Mentre Roma è nuovamente votata come la peggiore città europea per gli expat, posizionandosi all’81° posto, solo davanti a Kuwait City su scala globale. L’Expat City Ranking si basa sul sondaggio realizzato da InterNations, analizzando cinque aree della vita di un expat, la qualità della vita urbana, lo facilità di ambientamento, la vita lavorativa urbana, situazione finanziaria e abitativa, costo della vita locale.

Zurigo, l’Aia e Basilea sono le città in cui trasferirsi nel 2020

Nel loro insieme, le prime quattro aree della classifica rivelano le migliori e le peggiori città in cui trasferirsi nel 2020. E se la performance di Milano e Roma non è positiva, riporta Ansa, secondo la classifica Taipei, Kuala Lumpur, Ho Chi Minh City, Singapore, Montréal, Lisbona, Barcellona, Zurigo, l’Aia e Basilea sono le città migliori in cui trasferirsi nel 2020. Mentre Kuwait City (82°), Roma, Milano, Lagos (Nigeria), Parigi, San Francisco, Los Angeles, Lima, New York City e Yangon (73°) sono le città peggiori al mondo.

Una delle principali ragioni della performance mediocre è il basso grado di stabilità politica

Milano è anche la città con il peggior punteggio in termini di soddisfazione sul lavoro, con solo il 47% degli expat a Milano soddisfatti, a differenza del 64% su scala globale. E il 39% è anche insoddisfatto della propria situazione finanziaria. Meno di un quarto (23%), poi, è soddisfatto del costo della vita locale (contro il 43% su scala globale), e se il numero di expat soddisfatti per quanto riguarda le reti di trasporto locali a Milano (74%) e le opinioni sul clima locale (61%) è leggermente al di sopra della media globale, la città è al 60° posto nell’Urban Living Index.  Una delle principali ragioni della sua mediocre performance però è il basso grado di stabilità politica (75°), un risultato al di sotto della media globale (61%), e più basso rispetto all’anno scorso (44%).

La più grande debolezza è l’Urban Work Life Index

Anche per Roma la più grande debolezza è l’Urban Work Life Index, in cui si classifica ultima al mondo per la seconda volta consecutiva. Inoltre, un expat su tre a Roma (33%) è insoddisfatto del proprio lavoro attuale (contro il 19% su scala globale) e due terzi (67%) sono infelici delle opportunità di carriera.

Il 62% valuta lo stato dell’economia locale in modo negativo, più di quattro volte la media globale (15%). Infatti, meno della metà (44%) è soddisfatto della propria situazione finanziaria.

Tuttavia, Roma batte Milano in termini di clima: il 92% degli expat lo apprezzano, e oltre la metà (55%) dà a questo fattore il miglior punteggio possibile.

Facebook lancia Pay, ed entra nel mondo dei pagamenti digitali

Facebook annuncia Pay, il servizio che offre “un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” per gli utenti che usano il sistema di app della società di Mark Zuckerberg. Quindi, anche Messenger, Instagram e WhatsApp,

Facebook Pay, che ha debuttato a novembre negli Stati Uniti, potrà essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro. Inizialmente il sistema sarà disponibile attraverso l’applicazione principale di Facebook e sulla app di Messenger, mentre a Instagram e WhatsApp le stesse opzioni saranno estese in un secondo momento.

Numeri di carta e conto bancario archiviati e crittografati in modo sicuro

Il nuovo servizio supporta la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal. Per utilizzarlo sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione, o sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti già usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro – spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook -. Facebook Pay renderà più semplici queste transazioni, mentre continuerà a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”. I  numeri di carta e conto bancario verranno infatti archiviati e crittografati in modo sicuro, riporta Ansa.

La novità principale sta nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili

Se alcune opzioni di pagamento erano già disponibili su Facebook, la novità di Facebook Pay sta principalmente nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili, con l’obiettivo di farli crescere. Da tempo Facebook sta anche lavorando a una migliore integrazione tra le sue applicazioni, per unificare il sistema che gestisce le chat di Messenger, WhatsApp e Instagram. E ha da poco presentato anche un nuovo logo aziendale, pensato per essere usato da tutte le applicazioni e le attività dell’azienda.

Il servizio non farà parte di Libra, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale

L’iniziativa rientra nel piano di riorganizzazione di alcuni servizi forniti dall’azienda, ma è separata da Libra, l’ambizioso progetto del CEO di Facebook per creare una valuta digitale propria, ma che finora ha incontrato forti opposizioni da parte di numerosi governi, fra cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Inoltre, l’abbandono del progetto da parte delle grandi società attive nella gestione dei pagamenti, come eBay, Visa e Mastercard, ha messo in difficoltà Libra, ma Zuckerberg ha spiegato di volere comunque proseguire con il suo piano, riferisce Il Post.

Facebook Pay non farà quindi parte della Libra Association, l’organizzazione indipendente da Facebook, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale.

Assistenti virtuali vulnerabili, e l’hacker ne approfitta

I timori sulle incursioni degli hacker negli assistenti virtuali erano già emersi in passato. La prima generazione di Amazon Echo, lanciata nel 2015, mostrava infatti alcuni punti deboli, permettendo quindi ai pirati informatici di impossessarsi dei dati e prendere il controllo del device. Ma ora è una certezza, gli assistenti virtuali possono essere vulnerabili, e il rischio di intrusioni pirata nei dispositivi domestici è reale. Lo hanno scoperto i ricercatori di Eset, società slovacca di cyber security, che per prima ha individuato il tallone d’Achille di Echo.

Le falle di Alexa e del Kindle 8

Le indagini, hanno spiegato i due ricercatori di Eset Robert Lipovsky e Stefan Svorencik, sono partite da Amazon Echo, conosciuto anche con il nome della sua assistente vocale Alexa. I ricercatori hanno scoperto il dispositivo presentava la possibilità di penetrare nello scambio di dati tra il device e il router wifi presente in casa. Un hacker, ad esempio, avrebbe potuto avere accesso ai comandi vocali. Usati, magari, per aprire la porta dell’abitazione.

Questa falla pericolosa, che interessava anche il Kindle 8, è stata segnalata al colosso di Seattle a ottobre del 2018. Riconosciuto il problema, riporta Askanews, a gennaio del 2019 Amazon è corsa ai ripari con una patch che ha messo al sicuro gli Echo di prima generazione.

Gli oggetti simbolo dell’Internet of Things sotto attacco

Al Global press event 2019 organizzato a Bratislava, la società slovacca ha messo in evidenza i risultati della sua attività investigativa su altri oggetti simbolo dell’Internet of Things (IoT). Come ad esempio la D-link Camera 2132L, un tipo di videocamera usata in diversi dispositivi, che presenta molteplici vulnerabilità. “Debolezze”, in questo caso, che permettono a un attacker di intercettare il flusso di immagini raccolte prima che vengano criptate, appropriandosi dei video all’insaputa dell’utente.

L’home assistant, un bersaglio privilegiato

Per difendere gli home assistant, avvertono i ricercatori di Eset, è necessario stare sempre in guardia. Si tratta di strumenti sempre connessi a internet, con diversi punti deboli che possono essere sfruttati dai pirati poiché non presentano grandi difese contro i malware. Agli utenti, invece, le raccomandazioni base restano quelle di scegliere password più complesse e ricordarsi di disattivare i device quando non vengono usati. D’altronde, secondo gli esperti di sicurezza cibernetica, per le loro caratteristiche specifiche gli home assistant continueranno a essere bersagli privilegiati degli attacchi hacker. E a novembre Eset pubblicherà un rapporto su altri smart home hub per mostrare tutte le vulnerabilità scovate.