Archivio Autore: Silvano Sonnecchia

Hi tech, sostenibilità e competenze i temi chiave per le Pmi

Quali sono i temi al centro dell’agenda della Piccole e medie imprese italiane? Trasformazione digitale, sostenibilità, supporto pubblico e competenze. I temi emergenti che si delineano partono quindi dalle nuove tecnologie e dalla loro applicazione ai settori produttivi, che consente alle Pmi di ripensare processi e modelli. Una maggior attenzione è posta anche all’ambiente, e a un uso più attento delle risorse. Tanto che tutti i settori produttivi vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita. Questo è quanto emerge dall’indagine svolta da Banca Ifis per l’osservatorio permanente Fattore I, che nel corso del 2019 ha analizzato 1,1 milioni di contenuti e commenti sul web realizzati da oltre 400.000 utenti. Le tecniche utilizzate dall’indagine riguardano il web listening e il machine learning.

Ripensare processi e modelli con una maggior attenzione all’efficienza produttiva

I settori produttivi al centro dell’indagine sono l’automotive, le costruzioni, la logistica e i trasporti, la meccanica, l’agroalimentare, la moda, la tecnologia, il settore chimico e farmaceutico e il sistema casa.

All’interno dei settori si ripensano processi e modelli, ponendo maggior attenzione all’efficienza produttiva, ma anche all’ambiente e a un uso più attento delle risorse. Ecco quindi anche la sostenibilità, che si impone come un’urgenza economica in grado di mettere in discussione i metodi di produzione.

Il focus è sugli incentivi agli investimenti

Tutti i settori produttivi, con l’eccezione della meccanica, nel 2019 vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita, ma l’attenzione sul tema cala nella seconda metà dell’anno rispetto ai mesi precedenti. Al terzo posto, tra gli argomenti chiave c’è il supporto pubblico, riporta Ansa. Nella prima parte dell’anno scorso, infatti, il focus degli operatori economici è sugli incentivi agli investimenti (quasi 14.000 operatori discutono di questo), ma negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata dagli incentivi alla richiesta di interventi infrastrutturali e grandi opere pubbliche, fino al rilancio dell’economia.

Preoccupa la mancanza di competenze

Gli accordi commerciali a tutela del Made in Italy e il refitting sono altri temi attorno ai quali si concentrano le discussioni. Ma c’è un altro argomento che assume un’importanza crescente nel tempo. Con quasi 47.000 conversazioni le risorse umane diventano il quarto hot topic. In tutti i settori, a partire dalla moda e dalla meccanica, c’è preoccupazione per la mancanza di competenze adeguate, in particolare nel gestire le nuove tecnologie utilizzate nella produzione. Si teme di non riuscire, nei prossimi anni, a reperire figure professionali specifiche. E di rischiare un cortocircuito nell’avanzamento tecnologico per la mancanza di figure professionali qualificate.

I vantaggi del cassetto digitale, tutta l’impresa in un clic

L’economia digitale è un sistema di produzione e scambio basato su tecnologie informatiche, ma non è limitata a Internet. Il suo raggio di azione è molto più ampio della rete, e comprende diverse tecnologie, hardware e software, online e offline, dai sistemi cloud al mobile all’Internet of things, dai big data ai social network. L’economia digitale spinge gli imprenditori ad avere sempre con sé informazioni, documenti e strumenti per gestire la propria azienda. E il cassetto digitale dell’imprenditore è il servizio offerto dalle camere di commercio a 10 milioni di cittadini imprenditori per accedere a tutti i documenti ufficiali della propria impresa.

La PA e il processo di digitalizzazione delle informazioni

Nonostante i progressi tecnologici degli ultimi anni l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi. Nell’indice di digitalizzazione della Commissione europea (Desi) l’Italia si colloca infatti ancora al 24° posto fra i 27 Stati membri. Una distanza, questa, che contribuisce alla scarsa crescita dell’economia nazionale. La PA però è impegnata in un importante processo di digitalizzazione per semplificare e rendere più snello il rapporto tra i cittadini, e l’accesso e circolazione delle informazioni. Come il consolidamento del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e l’incremento delle transazioni su PagoPA, senza dimenticare l’avvio della fase di test dell’app per i servizi pubblici IO. Per le imprese questo nuovo modo di vivere la quotidianità è già realtà, grazie al cassetto digitale, messo a disposizione da impresa.italia.it.

Tutti i documenti ufficiali aggiornati e certificati

I documenti dell’impresa, disponibili nel cassetto digitale di impresa.italia, comprendono visure, anche già tradotte in inglese, partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, bilancio, statuto, atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, e fascicolo d’impresa. In pratica, impresa.italia.it mette a disposizione di ogni titolare e legale rappresentante tutti i documenti ufficiali della propria impresa, sempre aggiornati e certificati dalle camere di commercio. Il servizio inoltre permette di controllare anche lo stato delle pratiche presentate a 3.800 sportelli unici delle attività produttive, e di entrare in contatto con le start-up e Pmi innovative italiane.

Accedere con le credenziali Spid o la Cns

Accedere al servizio è facile, sicuro e veloce con le credenziali Spid o con la Carta nazionale dei servizi (cns) da qualsiasi dispositivo, pc, smartphone e tablet. Per ottenere Spid, l’imprenditore può contattare direttamente la propria camera di commercio oppure a un gestore di identità digitale, riporta Adnkronos. In particolare, Spid è il sistema pubblico di identità digitale che permette di accedere a tutti i servizi online della PA con le stesse credenziali (username e password) da computer, tablet e smartphone. Con il cassetto digitale, inoltre, per gli utenti che utilizzano il servizio delle camere di commercio, si possono consultare anche le proprie fatture elettroniche.

Le 10 buone risoluzioni per l’email marketing di successo

Igiene nelle liste, contenuti chiari, e una reputazione immacolata. Queste alcune delle 10 buone risoluzioni sintetizzate dalla Certified Senders Alliance (CSA) alle quali attenersi per avere successo con le campagne di email marketing. Ricordarsi innanzitutto che gli indirizzi mail di alta qualità sono un bene prezioso e nella mailing list andrebbero inseriti solo quelli ottenuti legalmente, e delle persone di cui si può dimostrare il consenso. Meglio una piccola lista di distribuzione con indirizzi di alta qualità che non una grande lista con indirizzi da fonti discutibili. Inoltre, è opportuno assicurarsi di utilizzare la doppia procedura di opt-in. Nel dubbio, bisogna essere in grado di fornire prove chiare di avere il modulo di consenso di ogni persona a cui si ha inviato un’e-mail.

Contenuti onesti, no alla trappola spam e utilizzare i feedback

Seconda risoluzione, essere onesti. Anche quando si tratta di attirare nuovi abbonati alla newsletter. Esprimere i contenuti con parole chiare e comprensibili, senza “nascondere” la richiesta di consenso pubblicitario. In caso contrario, il destinatario potrebbe annullare la richiesta, o contrassegnare il messaggio come spam. La risoluzione numero 3 invita anche a non cadere nella trappola di spam. La reputazione di mittente rispettabile potrebbe risentirne, e si rischia di finire in una lista nera. Risoluzione numero 4, utilizzare un circuito di feedback se il fornitore di servizi di posta elettronica offre l’opzione. In questo modo, si ricevono feedback dal provider sui destinatari che classificano la posta come spam o indesiderata.

Occhio alle competizioni, mantenere la parola, rispettare il GDPR

Se si partecipa a una competizione come co-sponsor per generare indirizzi, la regola numero 5 consiglia di assicurarsi che il numero di sponsor non sia superiore a 8, e che si possa accedere alla dichiarazione di consenso del destinatario in qualsiasi momento. Ovviamente (numero 6), rispettare sempre gli accordi, e inviare solo annunci pubblicitari per prodotti o servizi menzionati nella dichiarazione di consenso. Inoltre, rispettare il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Non solo per non rischiare gravi multe per non conformità, ma anche per non mettere in pericolo la buona reputazione e la fiducia dei clienti. Se si ottiene la certificazione della CSA si è dalla parte della sicurezza anche per quanto riguarda il GDPR.

Attenzione al phishing e ai contenuti

Proteggere se stessi e il proprio marchio dall’uso improprio per il phishing (risoluzione numero 8). È bene affidarsi agli standard quando si inviano le  e-mail. DMARC, Sender Policy Framework (SPF) e Domain Keys Identified Mail (DKIM) danno la possibilità di rendere le e-mail riconoscibili per il provider. Di conseguenza, le e-mail di phishing vengono identificate e filtrate prima che raggiungano il destinatario. Attenzione sempre ai contenuti pertinenti. La pertinenza (risoluzione numero 8), crea interesse, lega i clienti esistenti e ne genera di nuovi. Ultima risoluzione, approfittare del CSA Email Summit 2020 di Colonia, dove esperti di marketing, specialisti di PC e dirigenti di oltre 15 Paesi discuteranno dei nuovi sviluppi relativi al settore della posta elettronica.

Milano, Roma e Kuwait City le tre città peggiori per gli expat

Milano e Roma sono fra le 3 città peggiori per chi vive e lavora all’estero. Secondo l’Expat City Ranking 2019 Milano si posiziona all’80° posto su 82 città, mostrando risultati poco brillanti nell’Urban Work Life Index (77°), posizionandosi fra le ultime 10 in tutte le sue sottocategorie. Mentre Roma è nuovamente votata come la peggiore città europea per gli expat, posizionandosi all’81° posto, solo davanti a Kuwait City su scala globale. L’Expat City Ranking si basa sul sondaggio realizzato da InterNations, analizzando cinque aree della vita di un expat, la qualità della vita urbana, lo facilità di ambientamento, la vita lavorativa urbana, situazione finanziaria e abitativa, costo della vita locale.

Zurigo, l’Aia e Basilea sono le città in cui trasferirsi nel 2020

Nel loro insieme, le prime quattro aree della classifica rivelano le migliori e le peggiori città in cui trasferirsi nel 2020. E se la performance di Milano e Roma non è positiva, riporta Ansa, secondo la classifica Taipei, Kuala Lumpur, Ho Chi Minh City, Singapore, Montréal, Lisbona, Barcellona, Zurigo, l’Aia e Basilea sono le città migliori in cui trasferirsi nel 2020. Mentre Kuwait City (82°), Roma, Milano, Lagos (Nigeria), Parigi, San Francisco, Los Angeles, Lima, New York City e Yangon (73°) sono le città peggiori al mondo.

Una delle principali ragioni della performance mediocre è il basso grado di stabilità politica

Milano è anche la città con il peggior punteggio in termini di soddisfazione sul lavoro, con solo il 47% degli expat a Milano soddisfatti, a differenza del 64% su scala globale. E il 39% è anche insoddisfatto della propria situazione finanziaria. Meno di un quarto (23%), poi, è soddisfatto del costo della vita locale (contro il 43% su scala globale), e se il numero di expat soddisfatti per quanto riguarda le reti di trasporto locali a Milano (74%) e le opinioni sul clima locale (61%) è leggermente al di sopra della media globale, la città è al 60° posto nell’Urban Living Index.  Una delle principali ragioni della sua mediocre performance però è il basso grado di stabilità politica (75°), un risultato al di sotto della media globale (61%), e più basso rispetto all’anno scorso (44%).

La più grande debolezza è l’Urban Work Life Index

Anche per Roma la più grande debolezza è l’Urban Work Life Index, in cui si classifica ultima al mondo per la seconda volta consecutiva. Inoltre, un expat su tre a Roma (33%) è insoddisfatto del proprio lavoro attuale (contro il 19% su scala globale) e due terzi (67%) sono infelici delle opportunità di carriera.

Il 62% valuta lo stato dell’economia locale in modo negativo, più di quattro volte la media globale (15%). Infatti, meno della metà (44%) è soddisfatto della propria situazione finanziaria.

Tuttavia, Roma batte Milano in termini di clima: il 92% degli expat lo apprezzano, e oltre la metà (55%) dà a questo fattore il miglior punteggio possibile.

Facebook lancia Pay, ed entra nel mondo dei pagamenti digitali

Facebook annuncia Pay, il servizio che offre “un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” per gli utenti che usano il sistema di app della società di Mark Zuckerberg. Quindi, anche Messenger, Instagram e WhatsApp,

Facebook Pay, che ha debuttato a novembre negli Stati Uniti, potrà essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro. Inizialmente il sistema sarà disponibile attraverso l’applicazione principale di Facebook e sulla app di Messenger, mentre a Instagram e WhatsApp le stesse opzioni saranno estese in un secondo momento.

Numeri di carta e conto bancario archiviati e crittografati in modo sicuro

Il nuovo servizio supporta la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal. Per utilizzarlo sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione, o sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti già usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro – spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook -. Facebook Pay renderà più semplici queste transazioni, mentre continuerà a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”. I  numeri di carta e conto bancario verranno infatti archiviati e crittografati in modo sicuro, riporta Ansa.

La novità principale sta nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili

Se alcune opzioni di pagamento erano già disponibili su Facebook, la novità di Facebook Pay sta principalmente nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili, con l’obiettivo di farli crescere. Da tempo Facebook sta anche lavorando a una migliore integrazione tra le sue applicazioni, per unificare il sistema che gestisce le chat di Messenger, WhatsApp e Instagram. E ha da poco presentato anche un nuovo logo aziendale, pensato per essere usato da tutte le applicazioni e le attività dell’azienda.

Il servizio non farà parte di Libra, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale

L’iniziativa rientra nel piano di riorganizzazione di alcuni servizi forniti dall’azienda, ma è separata da Libra, l’ambizioso progetto del CEO di Facebook per creare una valuta digitale propria, ma che finora ha incontrato forti opposizioni da parte di numerosi governi, fra cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Inoltre, l’abbandono del progetto da parte delle grandi società attive nella gestione dei pagamenti, come eBay, Visa e Mastercard, ha messo in difficoltà Libra, ma Zuckerberg ha spiegato di volere comunque proseguire con il suo piano, riferisce Il Post.

Facebook Pay non farà quindi parte della Libra Association, l’organizzazione indipendente da Facebook, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale.

Assistenti virtuali vulnerabili, e l’hacker ne approfitta

I timori sulle incursioni degli hacker negli assistenti virtuali erano già emersi in passato. La prima generazione di Amazon Echo, lanciata nel 2015, mostrava infatti alcuni punti deboli, permettendo quindi ai pirati informatici di impossessarsi dei dati e prendere il controllo del device. Ma ora è una certezza, gli assistenti virtuali possono essere vulnerabili, e il rischio di intrusioni pirata nei dispositivi domestici è reale. Lo hanno scoperto i ricercatori di Eset, società slovacca di cyber security, che per prima ha individuato il tallone d’Achille di Echo.

Le falle di Alexa e del Kindle 8

Le indagini, hanno spiegato i due ricercatori di Eset Robert Lipovsky e Stefan Svorencik, sono partite da Amazon Echo, conosciuto anche con il nome della sua assistente vocale Alexa. I ricercatori hanno scoperto il dispositivo presentava la possibilità di penetrare nello scambio di dati tra il device e il router wifi presente in casa. Un hacker, ad esempio, avrebbe potuto avere accesso ai comandi vocali. Usati, magari, per aprire la porta dell’abitazione.

Questa falla pericolosa, che interessava anche il Kindle 8, è stata segnalata al colosso di Seattle a ottobre del 2018. Riconosciuto il problema, riporta Askanews, a gennaio del 2019 Amazon è corsa ai ripari con una patch che ha messo al sicuro gli Echo di prima generazione.

Gli oggetti simbolo dell’Internet of Things sotto attacco

Al Global press event 2019 organizzato a Bratislava, la società slovacca ha messo in evidenza i risultati della sua attività investigativa su altri oggetti simbolo dell’Internet of Things (IoT). Come ad esempio la D-link Camera 2132L, un tipo di videocamera usata in diversi dispositivi, che presenta molteplici vulnerabilità. “Debolezze”, in questo caso, che permettono a un attacker di intercettare il flusso di immagini raccolte prima che vengano criptate, appropriandosi dei video all’insaputa dell’utente.

L’home assistant, un bersaglio privilegiato

Per difendere gli home assistant, avvertono i ricercatori di Eset, è necessario stare sempre in guardia. Si tratta di strumenti sempre connessi a internet, con diversi punti deboli che possono essere sfruttati dai pirati poiché non presentano grandi difese contro i malware. Agli utenti, invece, le raccomandazioni base restano quelle di scegliere password più complesse e ricordarsi di disattivare i device quando non vengono usati. D’altronde, secondo gli esperti di sicurezza cibernetica, per le loro caratteristiche specifiche gli home assistant continueranno a essere bersagli privilegiati degli attacchi hacker. E a novembre Eset pubblicherà un rapporto su altri smart home hub per mostrare tutte le vulnerabilità scovate.

5 Italiani sempre più fan della dieta mediterranea, anche nella ristorazione collettiva

Non è certo un segreto che la dieta mediterranea sia tra le più sane e corrette tra quelle di tutto il mondo. Non solo: la cucina di “casa nostra” è anche un lasciapassare una lunga vita, come dimostrato da innumerevoli ricerche scientifiche. Oggi questo trend si riflette anche nella ristorazione collettiva, come evidenzia una ricerca dell’Istituto Ixè commissionata dal Gruppo Elior, leader in Italia nella ristorazione collettiva, che ha intervistato, per la prima volta, 40 chef del Gruppo responsabili di 10 milioni di pasti all’anno e ha indagato in contemporanea un campione rappresentativo della popolazione italiana. D’altronde, il il 68% degli italiani (il 71% delle donne contro il 65% degli uomini) ha a cuore l’abbinata dieta-salute e la richiede alla ristorazione collettiva, attraverso la combinazione della salubrità della ricetta con piatti della tradizione italiana, legati al proprio territorio e tipici della dieta mediterranea. Secondo la ricerca, sono sono più della metà, il 55%, gli italiani che affermano di seguire e conoscere bene i principi della dieta mediterranea e gli chef segnalano che una percentuale analoga la ricerca anche durante il pranzo in azienda.

Varietà e cibi sani e leggeri

Da dati Ixè, Salute e benessere dell’organismo sono due temi che sempre più italiani pretendono dalla ristorazione collettiva: il 53% infatti ritiene che la dieta mediterranea abbia effetti positivi sul sistema cardiocircolatorio e cardiovascolare, il 46% sulla longevità, il 37% sulla capacità di controllo del peso e il 31% sulla riduzione dell’incidenza di tumori.

Per questo la ristorazione collettiva pone l’attenzione su uno degli elementi cardine della stessa dieta, ovvero la varietà dei menù, apprezzata dai clienti e grazie alla quale è possibile rilevare un consistente aumento dei consumi di prodotti più sani e leggeri: cresce infatti la richiesta di cereali, legumi e pesce, il 79% degli chef Elior rileva la crescita dei primi due e il 62% per il terzo, mentre cala, a detta del 35% degli chef la carne e per l’82% il burro. Tra gli elementi garanti della salubrità di una pietanza rientrano pienamente le materie prime 100% italiane, di cui si fida il 69% degli italiani, spesso coniugate alla territorialità e alla stagionalità (l’85% degli chef intervistati offre infatti pietanze con ingredienti di stagione e avvalorati dall’80% dei clienti). Dall’analisi degli chef si scopre anche che i consumatori del Bel Paese sono sempre più consapevoli dell’importanza per esempio dell’olio extravergine d’oliva: l’82%, infatti, presta grande attenzione al tipo di olio da utilizzare per condire gli alimenti.

La salute passa per il piatto

“A tutti piace mangiare cose buone, ma sempre più italiani hanno capito che la salute passa per il piatto – afferma Margherita Sartorio Co Founder e CEO Istituto Ixè -. Al ristorante, occasionalmente, si può derogare da questa regola, ma nella ristorazione collettiva, così come a casa, la salubrità della cucina è importante e allo stesso tempo assume una notevole importanza anche la leggerezza del piatto. L’importanza della qualità delle materie prime è ormai riconosciuta, ma è fondamentale un altro ingrediente del pasto: il clima che si respira nel locale, l’ambiente, l’accoglienza e la qualità del servizio”.

Per promuovere la dieta mediterranea, la ristorazione organizzata deve impegnarsi in prima linea per diffondere l’educazione alimentare all’interno di ogni tipo di struttura, di lavoro, scolastica o sanitaria, abbinata a una continua diversificazione dei menù optando maggiormente per prodotti di origine vegetale. Pensiero concorde anche per l’83% del campione di popolazione studiato dalla ricerca Ixè, secondo cui all’interno della ristorazione scolastica si dovrebbero offrire cibi più sani e leggeri per favorire l’insegnamento dell’educazione alimentare.

La nostra telecamera su… una Veneta Cucine a Milano!

Pedrazzini Arreda è da sempre un riferimento in Lombardia per quanti hanno necessità di acquistare una nuova cucina componibile. All’interno dello showroom è possibile visionare e toccare con mano tutta la qualità delle cucine Arredo 3 e Veneta Cucine Milano, marchi dei quali Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona. Grande è la qualità dei prodotti commercializzati, e grande è anche il servizio ed il tipo di assistenza che viene offerto ai clienti. Sin dalle fasi di progetto infatti, lo staff saprà indicare le soluzioni più adatte a risolvere ogni tipologia di esigenza individuale, coniugando sempre il massimo dell’eleganza e del design alla funzionalità. Grazie a sofisticati software inoltre, ti sarà mostrato l’effetto finale che la tua nuova cucina farà all’interno del tuo appartamento.

Una simulazione in 3D che ti regalerà una fedele anteprima di ciò che sarà il meraviglioso risultato finale. Un team di falegnami e installatori si occuperà invece di dare fisicamente vita alla tua nuova cucina, mettendo in opera e installando ogni singolo componente, e completando anche gli allacciamenti idrici ed elettrici per consentirti da subito di vivere i nuovi arredi che hai scelto per la tua cucina. Il cliente ha infine grande possibilità di scelta e di personalizzazione, sia per quel che riguarda le ante che per i piani di lavoro. Questi elementi possono essere realizzati con materiali differenti in base alle necessità o abitudini individuali, ed è un’ottima possibilità per dare un tocco assolutamente personale a questo ambiente così importante di casa, all’interno del quale trascorriamo la maggior parte del tempo in cui siamo all’interno delle mura domestiche. Lo showroom Pedrazzini Arreda si trova in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, puoi recarti per toccare con mano l’assoluta qualità dei prodotti o contattare il recapito telefonico  0298491249 per qualsiasi tipo di informazioni o richieste.

Google spia dati dei bambini tramite YouTube?

Tramite YouTube, il servizio di video-streaming di Google, la società di Mountain View raccoglie in modo inappropriato i dettagli personali dei bambini che usano la piattaforma, e li utilizza per fini pubblicitari. Secondo il Washington Post Google ha raggiunto un accordo con la Federal Trade Commission, l’autorità statunitense che tutela i consumatori, per aver violato la COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act), la legge che protegge la privacy dei dati federali dei bambini. In pratica, l’algoritmo di YouTube registrerebbe le preferenze del bambino per poi proporre spot mirati di prodotti acquistabili.

Una decisione arrivata dopo anni di reclami da parte di associazioni a difesa della privacy

L’accordo tra le due società prevede una multa milionaria, ma l’importo preciso non è ancora chiaro, e la questione ora passa nelle mani del Dipartimento di Giustizia. La COPPA prevede il divieto di tracciamento e targeting di bambini al di sotto dei 13 anni. Il Washington Post aggiunge che questa decisione arriva dopo anni di reclami sporti contro YouTube da parte di associazioni a difesa della privacy. Le denunce riguardavano alcuni canali che la piattaforma sostiene essere destinati a persone di età superiore ai 13 anni, ma che offrono invece video diretti a bambini più piccoli, come filastrocche e cartoni animati, e la relativa pubblicità.

Anche il Codacons annuncia la presentazione di un esposto

YouTube si è sempre difesa sostenendo che tali canali potevano essere visionati con l’approvazione dei genitori, ma di non poter stabilire effettivamente se tale approvazione fosse stata ricevuta dai visori o meno. Per quanto riguarda il nostro Paese anche il Garante per la privacy italiano dovrà avviare un’indagine su Google: il Codacons annuncia la presentazione di un esposto all’Autorità garante dei dati personali. Già in passato il Codacons ricorda di aver denunciato la presenza su Youtube di video dedicati ai bambini contenenti messaggi pubblicitari occulti, in grado cioè di influenzare i minori. ”Ora, a seguito della violazione della privacy dei bambini accertata negli Stati Uniti, vogliamo che anche in Italia siano avviate indagini sul comportamento della società”, spiega il presidente Carlo Rienzi.

L’utilizzo illegittimo di immagini e dati personali dei bambini su web e social network

“In tal senso chiediamo al Garante della privacy di verificare se Youtube abbia violato le normative nazionale e comunitarie relative ai dati personali dei minori e, in tal caso, che elevi una maxi-sanzione nei confronti del colosso del web”, aggiunge Rienzi.

Proprio su tali temi il Codacons incontrerà nei prossimi giorni il Garante per l’infanzia, riporta Adnkronos, sollevando il problema dell’utilizzo illegittimo di immagini e dati personali dei bambini su web e social network.

Il ruolo del leader cambia, l’Industria 4.0 richiede innovazione e sostenibilità

La Quarta Rivoluzione Industriale è realtà, la tecnologia sta trasformando tutti gli ambiti dell’esistenza e tutti settori industriali, modificando le relazioni sociali, il modo di apprendere così come gran parte delle professioni. Secondo l’International Business Report (IBR) di Grant Thornton del 2019, la ricerca globale effettuata sui dirigenti di imprese del mid-market, l’avanzamento del mondo digitale sarà il fattore di cambiamento delle realtà aziendali più influente nel prossimo futuro. Lo confermano il 42% degli intervistati, mentre per il 40% saranno l’AI e i big data, e per il 35%, il cambiamento maggiore avverrà per un maggior utilizzo dell’automazione e della robotica. I leader del futuro dovranno quindi riformulare i propri modelli di business, e dotarsi di nuove competenze coerenti con l’utilizzo degli strumenti “intelligenti”.

Adattamento e flessibilità, i punti chiave del successo

Intelligenza artificiale, machine learning, Internet of Things e infrastrutture cloud diventeranno di uso comune, richiedendo ai leader di impresa un riassortimento dei propri team per favorire una cultura aziendale più flessibile e aperta alle novità. Secondo i dati dell’IBR, il 20% dei dirigenti globali nel mid-market crede che la capacità di essere innovativi sarà la caratteristica più importante per i leader d’impresa nel 2030, mentre il 16% ritiene che lo sia già oggi. Allo stesso tempo, il 18% sostiene che sapersi adattare al cambiamento sarà essenziale in futuro. Innovazione, adattamento e flessibilità saranno quindi i punti chiave delle strategie di successo, ma il vero vantaggio competitivo delle imprese 4.0 saranno sempre le persone.

Eterogeneità, diversità e inclusione, le carte vincenti del team di domani

Insieme alle numerose competenze richieste i leader dovranno formare i propri team, rendendoli il più possibile pronti ad affrontare le sfide del cambiamento e a raccogliere le opportunità che deriveranno da nuovi stimoli. Una visione chiara e una direzione condivisa resteranno le carte vincenti per la leadership di domani, che dovrà impegnarsi a diffondere una cultura partecipativa, sperimentando soluzioni diverse e a volte rischiose. Insomma, riporta Askanews, la vera forza dei team del futuro risiederà nell’eterogeneità dei gruppi, nella diversità e nell’inclusione.

Nuovi valori sociali e aziendali cambiano il modo di fare impresa

Per Gabriele Labombarda, Partner e IBC Director di Bernoni Grant Thornton, “La curiosità e la capacità di adattamento sono le doti che oggi non possono mancare in un leader: il successo sarà il risultato della tensione al cambiamento e della propensione a innovare”. Non sono però da sottovalutare altri elementi in gioco, come le aspettative in merito alle buone pratiche etiche e di sostenibilità ambientale in relazione ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. “Variabili che stanno stimolando un complessivo cambiamento dei valori sociali e aziendali e del modo di fare impresa”, commenta Michele Milano, Vicepresidente e Partner di Ria Grant Thornton.

Insomma, i leader di domani dovranno riuscire a destreggiarsi tra due forze contrapposte, l’avanzamento tecnologico e il potenziamento delle capacità umane, identificando le combinazioni vincenti e promuovendo soluzioni di business sostenibili e innovative.