Archivio Mensile: Gennaio 2022

Aeroporti italiani, persi 113 milioni di viaggiatori sul 2019

Il settore del traffico aereo, unitamente a quello del turismo, è stato uno dei comparti maggiormente colpiti dai due anni di pandemia. Non ci si può stupire, pertanto, che gli aeroporti italiani abbiano chiuso il 2021 con 80,7 milioni di passeggeri e una contrazione del 58,2% sul 2019, ultimo anno non interessato dalla pandemia, quando il numero dei viaggiatori ha superato quota 193 milioni. Un consuntivo in crescita del 52,4% sul 2020, ma pur sempre segnato da una profonda crisi con 113 milioni di passeggeri persi rispetto al 2019. I gravi effetti della crisi pandemica si sono manifestati almeno fino a maggio 2021. Nei primi 5 mesi dello scorso anno, il traffico negli scali nazionali ha segnato una contrazione dell’86% rispetto al 2019, attestandosi a valori prossimi a quelli osservati nella primavera 2020, durante i mesi di lockdown generalizzato.  I primi deboli segnali di ripresa si sono registrati solo a giugno 2021, -65% sui livelli pre-Covid, per poi rafforzarsi nella seconda metà dell’anno, con -38% rispetto al secondo semestre 2019.

Meglio il traffico nazionale di quello internazionale 

La nota diffusa da Assoaeroporti, che riunisce le società di gestione degli scali del nostro paese, evidenzia però un parziale recupero del segmento nazionale che nel 2021 mostra un -35,1% sui volumi pre-pandemia. Situazione più difficile invece per il traffico internazionale, che si attesta ad un -70,4%, evidenziando così una ripartenza del comparto a due velocità.

Come è cambiata la distribuzione del traffico

Il fenomeno descritto ha inoltre modificato la distribuzione del traffico negli aeroporti italiani, con gli scali delle Isole che, beneficiando del turismo nazionale, registrano segnali di ripresa maggiormente evidenti rispetto alla media di sistema. Recuperano infatti più velocemente, soprattutto nella seconda parte dell’anno, i livelli del 2019. Stentano invece a ripartire gli aeroporti a forte vocazione internazionale e intercontinentale, a causa del mantenimento delle restrizioni per i viaggi Extra UE. I movimenti aerei registrano una contrazione meno marcata rispetto al traffico passeggeri: nel 2021 sono stati circa 950 mila, con un calo del 42,4% sul 2019 (+34,7% sul 2020) a conferma dell’utilizzo da parte dei vettori aerei di aeromobili di minore capienza.

Incoraggianti i risultati per il traffico merci

C’è più ottimismo per quanto riguarda il traffico merci. I volumi movimentati per via aerea raggiungono i livelli del 2019, +0,2%, e l’intero segmento cargo, incluso l’avio camionato, che si attesta a 1 milione di tonnellate, pari al -1,9% rispetto ai livelli pre-Covid (+28,6% sul 2020), con quasi il 70% delle merci transitate per lo scalo di Malpensa.

Shopping online: a Natale 2021 spesi più di 1 trilione di dollari

A livello globale per lo shopping natalizio online sono stati spesi 1,14 trilioni di dollari, di poco superiori ai 1,1 trilioni di dollari spesi nel 2020. Nel 2021 la corsa allo shopping natalizio è cominciata con largo anticipo, con il 30% delle vendite globali registrate già nelle prime tre settimane di novembre. E se nel 2021 la Cyber Week ha visto una crescita digitale debole, i picchi di inizio novembre e fine dicembre hanno aiutato i retailer a battere nuovi record di vendita.
Si tratta di alcuni dati emersi dal 2021 Holiday Shopping Report, l’analisi degli acquisti nel periodo delle festività su oltre un miliardo di consumatori condotta da Salesforce, azienda globale nel CRM. 

Il 30% delle vendite globali è avvenuto entro il 22 novembre

A causa dell’ansia di assicurarsi i regali desiderati, ed evitare problemi di ritardo di spedizione e prodotti esauriti, il 30% delle vendite globali è stato completato entro il 22 novembre. Gli acquisti effettuati nel corso della Cyber Week hanno rappresentato il 23% delle vendite globali, in lieve calo rispetto al 24% del 2020. Poiché i consumatori hanno perso le date limite per la spedizione online e sono aumentate le preoccupazioni per le nuove varianti di Covid-19, il 23% delle vendite digitali globali è stato effettuato tra il 18 e il 31 dicembre.
Nello stesso periodo di tempo, i negozi che hanno offerto opzioni di ritiro in negozio, o tramite punti di raccolta, hanno registrato il 62% di queste vendite globali.

Le borse di lusso i prodotti più acquistati

Dalla ricerca emerge che durante le festività natalizie del 2021 le spese si sono orientate maggiormente ai desideri piuttosto che ai bisogni essenziali.
Le borse di lusso hanno registrato infatti la crescita globale più alta su base annua, con un aumento del 45% delle vendite online, mentre l’arredo per la casa e le calzature hanno registrato una crescita rispettivamente del 34% e del 32%.
Inoltre, il 4% delle vendite digitali globali su dispositivi mobili è stato effettuato tramite un’app di social media, e il 10% del traffico mobile ha avuto origine attraverso i social network. Man mano che i retailer iniziano a costruire spazi virtuali nel Metaverso anche i consumatori, quindi, si dimostrano pronti ad acquistare attraverso nuovi canali.

Durante le ultime festività i negozi fisici hanno svolto un ruolo fondamentale

Un sondaggio condotto su 1.600 consumatori in tutto il mondo per la quarta edizione del Report Connected Shopper di Salesforce, ha rilevato che entro il 2023 il 25% degli acquisti avverrà al di fuori di store online, app proprietarie o negozi fisici dei brand.
Ma durante le ultime festività i negozi fisici hanno svolto un ruolo fondamentale. Sebbene i consumatori abbiano continuato ad abbracciare il digitale per lo shopping natalizio, il 60% delle vendite digitali globali è stato influenzato dai punti vendita fisici, dalla proposta al soddisfacimento della domanda.
Il nuovo ruolo in continua evoluzione del negozio, almeno durante lo shopping natalizio dell’ultimo anno, ha perciò contribuito a ridurre l’attrito tra i punti di contatto digitali e fisici.

Vendere casa nel 2021. I cambiamenti del mercato immobiliare italiano

La pandemia ha sicuramente introdotto o accelerato molti cambiamenti nelle scelte e nelle abitudini degli individui, e ha avuto, e sta tuttora avendo, effetti e conseguenze anche sul settore immobiliare.
Nell’ultimo anno sono molti gli italiani che hanno deciso di vendere la propria casa, in particolare nelle grandi città. Per comprendere i cambiamenti che hanno interessato il processo di vendita di una casa nel 2021, BVA Doxa ha condotto una ricerca per Casavo, la piattaforma che ha digitalizzato le fasi del processo di compravendita immobiliare. 

Le motivazioni che spingono alla vendita

Fra chi ha venduto una casa dopo la pandemia, la maggioranza l’ha fatto perché ha scelto di cambiare abitazione. Tra le motivazioni più frequenti, la scelta di spostarsi in un’abitazione più consona alle nuove esigenze emerse nel corso della pandemia è al primo posto, con il 36% delle risposte, seguita dalla ricerca di liquidità (29%), la messa in vendita delle case ereditate (24%), e dal desiderio di cambiare città o quartiere (21%). In generale, l’esigenza di cambiare la propria abitazione per rispondere alle nuove necessità è comunque la motivazione più diffusa, se si considera che il 62% di chi ha venduto una casa ne ha contestualmente acquistata un’altra. 

Tipologie di abitazione

Le tipologie di casa più vendute o messe in vendita sono il trilocale (37%) e il bilocale (30%), ma si registrano anche eccezioni, come a Torino, Bologna e Firenze, dove la vendita di bilocali rimane sotto la media (23%). La vendita riguarda per tre abitazioni su quattro appartamenti condominiali, seguiti da case indipendenti, monofamiliari o villette singole.    

I canali di vendita

La mediazione di un operatore immobiliare per la vendita della propria abitazione rimane la scelta preferita dalla maggioranza degli italiani. Chi vende casa sceglie l’operatore immobiliare soprattutto per la visibilità che può garantire nel processo di vendita (40%), per la professionalità (36%) e per le attività di assistenza e consulenza (33%). 
“L’esperienza vissuta negli ultimi 14 mesi ha modificato profondamente il modo in cui gli italiani vivono e percepiscono la casa, ed è infatti in forte crescita il numero di persone che vorrebbe cambiarla perché la considera non più adatta alle proprie necessità – afferma Andrea Tozzi, Senior Research Manager in BVA Doxa -. Non a caso, al primo posto fra le motivazioni di vendita abbiamo il desiderio di vivere in una casa maggiormente in linea con le proprie nuove esigenze abitative”.