Una ricerca di Fiera Milano Media sullo smart working

Lo smart working rimane un caposaldo delle strategie di business anche per il futuro, anche se l’impresa del nostro Paese sembra rimanere molto più propensa all’outsourcing anziché all’investimento di risorse per lo sviluppo e l’innovazione e l’automazione della propria attività. È questa la fotografia che emerge dal report Business Leaders Survey, realizzato da Business International-Fiera Milano Media tra aprile e maggio 2021 su un campione di oltre 200 direttori finance, HR, procurement, sales, marketing e del risk management attivi in alcune delle più importanti società di medie e grandi dimensioni operanti in Italia.

Il 48% lo vuole mantenere stabilmente anche per il futuro

Secondo il 40% degli intervistati lo smart working è stata la principale misura di contrasto adottata contro gli impatti del Covid-19, e su cui un ulteriore 25% dichiara di voler puntare nei prossimi mesi, mentre il 48% ammette di volerlo mantenere stabilmente come modello lavorativo anche per il futuro. Ovviamente la cassa integrazione straordinaria ha avuto un ruolo importante nel superamento delle difficoltà, come conferma il 17,5% degli intervistati. Quello che però stona è il fatto che sebbene solo il 5,5% delle aziende ha bloccato gli investimenti nel 10% dei casi le società hanno preferito esternalizzare l’ottimizzazione dei propri processi operativi piuttosto che provare a puntare sull’innovazione, l’automazione e la robotizzazione dei propri servizi, su cui si è impegnato solo l’1%.

Resilienza, flessibilità e tolleranza allo stress le qualità cruciali per il successo

Il 6% degli intervistati dichiara poi che la sua società ha cambiato il proprio modello di business per fronteggiare le criticità proposte dalla pandemia, mentre nei prossimi mesi il 13% prevede questo intervento, e gli intervistati che dichiarano di voler implementare soluzioni di robotizzazione e automazione salgono all’8,5% (+850%). Valori in aumento che però non bastano a consentire una reale ondata di cambiamento. Nel 24% dei casi l’attenzione sull’outsourcing continuerà infatti a essere focalizzata anche nei prossimi mesi.
In ogni caso, il 23,7% pensa che anche per il futuro resilienza, flessibilità e tolleranza allo stress saranno qualità cruciali per il successo, mentre creatività, originalità e iniziativa risultano al secondo posto (16.3%).

Ancora attenzione a distanziamento sociale e riorganizzazione delle attività

L’attenzione è ancora su distanziamento sociale e necessaria riorganizzazione delle attività, riporta Italpress, e pone Team work e time management (10%) in terza posizione, seguiti poi a pari merito da formazione e apprendimento continuo (9%) e Critical thinking e predictive analytics (9%).  In fondo alla classica si trovano proprio quelle competenze tecniche che le aziende faticano a trovare sul nostro mercato, come data analysis e innovazione (8,7%), technology use/design, computational thinking & programming (2,7%). L’ultimo aspetto rilevato dalla ricerca sullo smart working è il fatto che skill come leadership e social influence (8%), problem solving (7,6%) e Intelligenza emotiva (4,8%) risultano in fondo alle competenze desiderate dai C-level per affrontare i prossimi mesi.

Le nuove prospettive dei Millennials dopo un anno di Covid

La pandemia ha cambiato radicalmente le esigenze di lavoratori e studenti: più di un anno passato fra lockdown alterni, smart-working e DAD ha costretto i Millennials a rivoluzionare gran parte delle abitudini. E cercare un nuovo inizio provando a cambiare lavoro, casa, ambiente, città, pianificare un viaggio, breve o lungo che sia, li aiuta a concentrarsi sempre più sulla qualità della vita, mettendo in secondo piano vecchie abitudini e sicurezze. Housing Anywhere, la piattaforma globale di affitto di alloggi per studenti e giovani professionisti, ha condotto un sondaggio online per evidenziare l’impatto che la pandemia ha avuto sulle abitudini dei Millennials, i nati tra il 1981 e il 1996.

Cambiare città o adattare l’abitazione a nuove esigenze?

I dati mostrano che circa il 71,5% degli intervistati non è più interessato a vivere nella stessa città in cui lavora o studia, preferendo di gran lunga pensare alla qualità della vita e ai servizi che altri luoghi, magari meno metropolitani, possono offrire. La vita tra le mura di casa poi si è completamente trasformata, tanto che il 43% degli intervistati a causa del lockdown ha avvertito per la prima volta la necessità di avere a disposizione spazi open-air magari circondati dalla natura, rivalutando quindi la presenza di balconi, giardini e parchi nelle vicinanze. Parallelamente, la stessa percentuale ha dichiarato di aver provato a rendere più vivibile la propria abitazione, adattandola alle nuove esigenze. Solo una piccola parte degli intervistati (14%), sembra non aver avvertito alcun bisogno di cambiamento.

Le priorità della new-normality

La dimensione casalinga è quindi diventata una priorità, tanto da portare molte persone a decidere di stravolgere i propri spazi abitativi e tante altre a cambiare radicalmente casa, spostandosi in altri quartieri o città più adatte alla new-normality. I dati raccolti da Housing Anywhere riflettono proprio questo desiderio di cambiamento, con il 71% degli intervistati che dichiara di aver cambiato casa poiché aveva bisogno di spazi più grandi. Ma, nonostante la flessibilità data dallo smart working e della didattica a distanza, e nonostante il forte desiderio di spostarsi altrove, il 72% degli intervistati non ha avuto la possibilità di spostarsi dalla città di domicilio per brevi periodi di tempo. Questo, a causa dei termini di affitto imposti dai proprietari di casa o da clausole contrattuali di disdetta troppo restrittive. D’altronde, è raro per la maggior parte degli italiani potersi permettere il costo di due affitti contemporaneamente.

Pianificare un cambio di direzione per riguadagnare il tempo perduto

I cambiamenti e le incertezze a cui siamo tutti stati sottoposti nell’ultimo anno e mezzo hanno avuto un impatto forte anche sulle prospettive di vita dei Millennials. Se da un lato il 43% ha dichiarato di sentirsi diverso da prima senza sapere bene come affrontare la vita con la nuova normalità, dall’altro, il 72% ha mostrato impegno e volontà nel cambiare la propria situazione provando a trovare un nuovo lavoro o pianificando un cambio di direzione per riguadagnare il tempo perduto in un anno di pandemia. Bisognerà quindi darsi da fare per riacquisire l’ottimismo perso e ricominciare la vita. Il 29 % dei Millennials è già sulla buona strada, dichiarando la propria propensione a grandi e piccoli progetti di viaggio, incuranti del budget o delle limitazioni lavorative o di studio. 

La Pandemia segna una svolta per i viaggi sostenibili

L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia ha condizionato le nostre abitudini, anche nei viaggi, e se ora il mondo ricomincia a viaggiare con cautela le persone vogliono impegnarsi molto di più rispetto al pre-Covid a spostarsi in modo consapevole. La pandemia ha infatti segnato un punto di svolta nel modo di viaggiare, che ora diviene più sostenibile e rispettoso del territorio e delle comunità dei luoghi visitati. L’81% dei viaggiatori italiani pensa che si debba agire ora per poter preservare il pianeta per le generazioni future, e il 57% afferma che la pandemia li ha spinti a voler viaggiare in modo più sostenibile anche in futuro. Si tratta di alcuni risultati emersi da una ricerca pubblicata da Booking.com sui viaggi sostenibili.

Evitare le destinazioni più popolari e rispettare le comunità locali

Anche il rispetto per le comunità locali è in cima alla lista: durante i viaggi il 79% degli italiani vuole vivere esperienze autentiche e rappresentative della cultura locale, e il 92% pensa sia cruciale aumentare la comprensione culturale e la conservazione del patrimonio culturale. Inoltre, l’88% vorrebbe che l’impatto economico del settore fosse distribuito equamente a tutti i livelli della società. Inoltre, il 76% degli intervistati afferma di voler evitare le destinazioni e attrazioni più popolari per non contribuire al sovraffollamento. In questo modo pensa di aiutare le destinazioni meno visitate e le relative comunità a trarre beneficio dagli effetti positivi dei viaggi.

I buoni propositi diventano realtà

Molti di questi buoni propositi stanno diventando realtà. Il 44% dei viaggiatori italiani negli ultimi12 mesi in vacanza ha scelto di spegnere l’aria condizionata o il riscaldamento nel proprio alloggio quando non era presente, e il 41% ha portato con sé una borraccia riutilizzabile per non acquistare acqua in bottiglia. O ancora, il 30% degli intervistati ha svolto attività a sostegno della comunità locale. Il 68% ammette poi di sentirsi a disagio se il posto dove soggiorna gli impedisce di essere sostenibile, ad esempio, negando la possibilità di fare la raccolta differenziata.

Soggiorni sostenibili: permangono ancora alcuni ostacoli

Anche se l’87% dei viaggiatori afferma di voler soggiornare in un alloggio sostenibile nel prossimo anno, con un aumento del 7% nel 2020, sono ancora presenti alcuni ostacoli, segnala Askanews. Secondo la ricerca infatti il 57% dei viaggiatori italiani ha affermato di non aver soggiornato in una struttura sostenibile nell’ultimo anno, il 31% non sapeva nemmeno che esistessero questo tipo di opzioni, il 34% non ha trovato opzioni sostenibili nella meta del proprio viaggio, e il 28% non sapeva come trovarle. E il 59% dei viaggiatori crede che nel 2021 non ci siano ancora abbastanza opzioni di viaggio sostenibili disponibili.

Su Instagram e Facebook sarà possibile oscurare il numero dei like

Pesto si potrà scegliere se oscurare o lasciare visibile il numero di like su un post di Instagram e di Facebook. È questa la novità introdotta dai due social network di Mark Zuckerberg al termine di un periodo di test su Instagram. Obiettivo del test, capire se l’opzione potesse aiutare a ridurre la pressione sentita da alcune persone nel pubblicare i propri post. L’iniziativa rientra nel tentativo di filtrare i contenuti ritenuti offensivi nei messaggi diretti, e dare così agli utenti la possibilità di controllare cosa visualizzare e cosa condividere anche nella sezione Notizie di Facebook. Come ad esempio i filtri per il feed, la gestione dei preferiti e le impostazioni relative a chi può commentare.

Se per alcuni non vedere il numero di like è positivo per altri non lo è

La novità arriverà prima su Instagram e poi su Facebook.
“Quello che è emerso, confrontandoci con le persone e con gli esperti è che se per alcuni non vedere il numero di like era positivo ad altri la cosa non piaceva, anche perché questi parametri vengono usati dalle persone per avere un’idea dei contenuti più trendy e di successo – si legge in una nota rilasciata dalla società -. Per questo abbiamo deciso di dare a tutti la possibilità di scegliere”.

Un’opzione attivabile o disattivabile prima o dopo la pubblicazione di un post

Su Instagram si potrà quindi scegliere se nascondere il numero dei like su tutti i post del feed e sui propri, che si tratti di una foto, un video o un messaggio di testo. Accedendo alla nuova sezione ‘Post’ nel menu ‘Impostazioni’, sarà quindi possibile nascondere il conteggio dei ‘mi piace’ sui post pubblicati dagli altri, e allo stesso tempo, si potrà decidere se nascondere o meno il numero dei like prima di condividere un post. In ogni caso, l’opzione è attivabile o disattivabile anche dopo la pubblicazione del contenuto.

Contribuire a creare un’esperienza più positiva per gli utenti

In questi mesi il gruppo ha lavorato con esperti indipendenti proprio per capire “come dare maggior controllo e consapevolezza alle persone, e contribuire così a creare un’esperienza più positiva – si legge ancora nella nota -.Abbiamo pensato che fosse importante dare a tutti la possibilità di scegliere”.
Al contempo, riporta l’Agi, il gruppo ha finanziato ricerche indipendenti sul tema dell’esperienza degli utenti nell’utilizzo di Instagram, nonché su come migliorare le policy e i prodotti. Nelle prossime settimane queste opzioni saranno attive anche su Facebook.

Estate 2021, attese 22 milioni di presenze in più

Sarà un’estate positiva, almeno stando alle previsioni. I numeri, rispetto all’analoga stagione del 2020, sono tutti in crescita: si stimano infatti oltre 23 milioni di presenze in più rispetto al periodo giugno-settembre 2020. È quanto emerge da un’indagine realizzata da Demoskopika in collaborazione con l’Università del Sannio. In particolare, l’analisi rivela che oltre la metà degli italiani (53,4%) ha deciso di andare in vacanza nei prossimi mesi anche se solo il 4,1% ha già prenotato. Tuttavia, esiste una larga fetta di nostri connazionali, il 46,6%, che ha deciso di non partire: di questi, circa 4 milioni, dovranno restare a casa per problemi economici (8,2%).

Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna e Sardegna le regioni preferite

Per quanto riguarda i flussi turistici, si attendono in Italia 39 milioni di arrivi (tra nostri connazionali e stranieri) che generano quasi 166 milioni di presenze, con un incremento rispettivamente pari all’11,9% e al 16,2% sullo stesso periodo del 2020. Ad incidere positivamente sulla tendenza in crescita dei flussi turistici, anche l’introduzione del pass vaccinale annunciato dal Governo. Il green pass, accolto con favore da ben 10 milioni di italiani quale azione prioritaria per una vacanza in sicurezza, alimenterebbe la spesa turistica per oltre 1,7 miliardi di euro. Cinque le regioni più gettonate per l’estate 2021: Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia-Romagna e Sardegna. Prevale la tradizione con poco meno di 6 italiani su 10 che opta per il mare, ma va bene anche il prodotto “Città d’arte, cultura e borghi” (12,7%) e “Montagna e naturalistico” (9,1%).

Stimate quasi 166 milioni di presenze per i mesi estivi, +16,2%

Da giugno a settembre dell’anno in corso, Demoskopika stima oltre 4,1 milioni di arrivi in più rispetto allo stesso periodo del 2020 con una crescita pari all’11,9%: 38,8 milioni di arrivi nel 2021 a fronte dei 34,7 milioni di arrivi dello scorso anno. L’aumento dei turisti si ripercuote positivamente anche sull’andamento dei pernottamenti. L’Istituto di ricerca stima in 165,7 milioni le presenze per l’estate alle porte rispetto ai 142,6 pernottamenti del 2020: poco più di 23 milioni di presenze turistiche in più con una crescita pari al 16,2%. 

Vacanze nel segno della tradizione

Poco meno di 9 italiani su 10 concentreranno la loro vacanza nel mese di luglio (32,3%) e, soprattutto, in agosto (54,2%).   Quasi 7 italiani su 10 sceglieranno la tradizione, scegliendo di passare le ferie al mare (68,9%), preceduta dalla scelta delle “città d’arte e dei borghi” (13,2%) e dalla linea di prodotto turistico “montagna, campagna e agriturismo” (12,4%). Le ferie saranno, inoltre, preferibilmente “familiari”. Ben il 66,7% del campione interpellato, infatti, non ha dubbi: andrà in vacanza con il partner (31,4%) o con altri componenti del nucleo familiare (35,3%).  

Mal di meteo per la metà degli italiani

Che tempo farà domani? E nel weekend? Se in generale a tutti è capitato di controllare le previsioni – magari per sapere in anticipo se è meglio munirsi di ombrello o meno – adesso si scopre che italiani sono un popolo di appassionati di meteo. Anzi, di più: sono metodipendenti. Per 2 nostri connazionali su 3 – il 66% della popolazione, più o meno – leggere o ascoltare le previsioni del tempo non è un semplice passatempo, ma una vera e propria attività quotidiana. Se il 96% si informa sul tempo almeno una volta a settimana, per un altro 20% questa è un’autentica ossessione, quasi un “tic”, che porta a controllare le previsioni più volte durante la giornata. Si tratta di un’inedita fotografia del nostro Paese che emerge dall’indagine ”Gli italiani e la meteorologia”, realizzata da Bva-Doxa su un campione di 1.000 persone tra 18 e 64 anni su tutto il territorio italiano.

Che tempo farà?

In base alle risposte degli intervistati, si scopre che il sistema preferito per scoprire se ci sarà il sole o la pioggia è rappresentato dalle app, seguite dai siti Internet, dai programmi tv e dalla radio. Nel dettaglio l’app sul proprio smartphone è preferita nel 56% dei casi, seguita dai siti Internet dedicati (34%), dalla tv (8%) e dalla radio (2%).Tra le app e i siti il più utilizzato è iLMeteo.it, che totalizza quasi 5 milioni di utenti medi per giorno e quasi 10 milioni di utenti sulla sua app. L’interesse alle previsioni degli italiani diventa ancora più forte in vista di weekend, ponti o vacanze: “non esiste nessun caso in cui non siano stati messi al vaglio del controllo del meteo. Il 42%, infatti, le controlla sempre in queste circostanze e solo il 3% non si preoccupa”. E, in tempi di smartworking, il 25% guarda il meteo per scegliere quale giorno lavorare da casa, dato che al Sud e nelle Isole, precisa la ricerca, “è doppio (29%) rispetto al Nordovest con il 14%, forse per il tempo meno soleggiato e l’assenza di mare”.

Malati di meteo

I “malati di meteo”, ovvero le persone che controllano continuamente le previsioni, sono circa la metà degli italiani. Si tratta di soggetti che non si muovono mai senza verificare le previsioni. Però è vero che le condizioni meteorologiche possano avere un riverbero sull’umore: a oltre il 60% dei nostri connazionali generano disturbi come stress, ansia, mal di testa, apatia e sbalzi d’umore. Colpiti sono soprattutto i giovani under 34 e le donne.

B2B digitale: 12mila miliardi di transazioni. In Italia è ancora solo il 14%

L’Italia è pronta per l’interazione digitale business-to-business? Il B2B Digital Commerce di Netcomm chiarisce che si tratta di un mercato che a livello mondiale vale 12mila miliardi di dollari. In pratica, il valore lordo delle merci scambiate online vale sei volte quello del B2C. L’80% di questo mercato online si sviluppa in Cina, Giappone, Sud Korea e in Usa. In Europa il suo valore è di 355 milioni di dollari, di cui solo una parte ridotta viene generata in Italia: il 14%. In ogni caso, secondo DHL Express, entro il 2025 l’80% della quota delle interazioni fra acquirenti e fornitori passerà su strumenti digitali. Se già prima dell’inizio della pandemia le aziende stavano già lavorando per digitalizzare i processi di pagamento B2B, il periodo di distanziamento fisico ne ha fatto salire la priorità, tanto che la questione è passata da utile a necessaria.

I Millennial spingono sull’acceleratore della transizione

Insomma, il modo in cui le aziende effettuano o ricevono pagamenti, o conducono operazioni di fatturazione, in questi ultimi mesi ha percorso una strada senza ritorno. Un fattore che produrrà ulteriore accelerazione a questo processo risiede nell’età raggiunta dai Millennial per poter ricoprire ruoli decisionali all’interno delle aziende. Tanto che il 73% delle decisioni di acquisto B2B sono già prese da membri di questa generazione, considerata la prima nativa digitale, e quindi già abituata a effettuare transazioni B2C pienamente digitali.

Agevolare i meccanismi di relazione commerciale

Un altro fattore è quello connesso alla globalizzazione: i pagamenti transfrontalieri rappresentano circa il 26% delle vendite annuali delle imprese del Regno Unito e degli USA, ma portare a termine questi pagamenti è spesso un processo lungo e complesso. Sfruttare la digitalizzazione potrebbe agevolare i meccanismi di relazione commerciale e aiutare a rimuovere alcuni ostacoli connessi ai pagamenti fisici. Ma la digitalizzazione dei processi di pagamento B2B richiede qualcosa di più del semplice passaggio dagli assegni cartacei ai metodi elettronici di pagamento.

La difficoltà di abbinare infrastrutture aziendali obsolete a strumenti emergenti

Il problema infatti può essere rappresentato dalle difficoltà di abbinare infrastrutture aziendali obsolete a strumenti emergenti, come le carte virtuali. In Italia ciò avviene a causa di problemi ormai largamente conosciuti, come i tempi di pagamento lenti, un credito bancario scarso e complesso, servizi finanziari digitali ancora non pienamente sviluppati.

Rispetto al fatturato totale delle imprese italiane, di oltre 3.600 miliardi di euro, riporta Adnkronos, il B2B pesa quasi il 75%, ma di questi solo il 14% è digitale.

L’effetto Covid sull’attività di mediazione per locazioni e conflitti

Con la pandemia la “litigiosità” e il ricorso alla mediazione per i conflitti in materia di affitto d’azienda è aumentata del 133%, e per le locazioni residenziali e commerciali del 35%. La pandemia sembra infatti avere spinto le parti a rinegoziare i contratti per le sopraggiunte difficoltà economiche ad adempiere gli obblighi contrattuali. Inoltre, sono cresciute anche le mediazioni in materia di successione (+11%), legate anche all’incremento dei decessi, mentre sono calate del 74% le liti in materia di condominio, per via delle restrizioni sanitarie che hanno limitato o impedito lo svolgimento delle assemblee condominiali. Si tratta di alcuni dati rilevati dalla Camera Arbitrale di Milano e dal suo Servizio di Conciliazione, in relazione al deposito delle domande di mediazione nel periodo compreso tra marzo 2020 e marzo 2021.

La mediazione dimostra capacità di resilienza durante la crisi

Nei mesi del lockdown si rileva in generale un calo del 60% dei depositi di domande di mediazione a causa delle restrizioni sanitarie. Da giugno 2020 si è invece registrata una ripresa del +70% del deposito dei procedimenti, e oggi l’attività del Servizio di conciliazione di Camera Arbitrale di Milano è tornata a ritmi pre-crisi. La mediazione ha dimostrato una capacità di resilienza, gli organismi di mediazione sono sempre stati operativi anche nei momenti più duri dell’emergenza, laddove gli uffici giudiziari hanno sofferto blocchi di attività e rallentamenti, dovuti alle restrizioni imposte a livello normativo dall’emergenza sanitaria.

Aumenta la fiducia nelle attività legali legate alle controversie

Si registra un cambiamento qualitativo nelle liti risolte in mediazione: è aumentato del 160% il valore medio delle controversie gestite dal Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano. Questo è dovuto a una maggiore fiducia nello strumento da parte di legali e dei loro clienti per controversie di valore più alto, a ulteriore smentita della convinzione che la mediazione sia adatta soprattutto per le liti “bagatellari”. Inoltre, l’oggetto delle controversie si è spostato dai tradizionali ambiti come controversie bancarie, finanziarie, assicurative e condominiali a quelle in materia di affitto d’azienda (+ 133%) e locazione (+35%).

Nel 2020 il 90% degli incontri di mediazione è avvenuto online

Anche l’atteggiamento nei confronti della mediazione è cambiato, gli avvocati sono più aperti e collaborativi, perché è più sentita rispetto al passato l’urgenza di trovare soluzioni rapide ed efficaci alle liti. L’emergenza Covid ha impresso una particolare urgenza al dialogo e al confronto, il valore aggiunto della mediazione rispetto al processo giudiziario ordinario. Quanto alla mediazione online, ha dimostrato di essere efficiente e apprezzata da legali e parti. Il 90% dei 1.291 incontri di mediazione tenuti in Camera Arbitrale di Milano nel 2020 è avvenuto online. Va però anche osservata una maggiore emotività che caratterizza gli incontri a distanza, anche per la mancanza di un luogo effettivamente neutrale.

Microsoft presenta il Work Trend Index 2021

Per aiutare le organizzazioni nella propria transizione verso il lavoro ibrido Microsoft presenta i risultati del Work Trend Index 2021, dal titolo The Next Great Disruption is Hybrid Work – Are We Ready? Lo studio, che ha coinvolto oltre 30.000 persone in 31 Paesi, Italia inclusa, si basa sull’analisi di migliaia di miliardi di dati aggregati, relativi alla produttività e alle modalità di lavoro raccolti in modo anonimo tramite Microsoft 365 e LinkedIn. Il Work Trend Index analizza l’evoluzione degli ambienti di lavoro nel corso dell’ultimo anno, e mette in luce sette trend che tutte le aziende dovrebbero conoscere per prepararsi alla nuova era del lavoro ibrido. Inoltre, evidenzia la necessità di ripensare alcune pratiche ormai consolidate per prepararsi al nuovo mondo del lavoro.

La rivoluzione del mondo del lavoro

Lo studio di Microsoft ha evidenziato l’importante evoluzione degli ambienti di lavoro nel corso dell’ultimo anno. Il tempo trascorso nei meeting, ad esempio, è più che raddoppiato a livello globale, e nel mese di febbraio 2021 sono state inviate oltre 40 miliardi di e-mail in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’indagine è inoltre emerso l’approssimarsi di una vera e propria rivoluzione del mondo del lavoro, con il 73% dei lavoratori che afferma di desiderare che le opportunità di lavoro remoto proseguano anche in futuro. E se le offerte di lavoro da remoto su LinkedIn sono aumentate di oltre 5 volte durante la pandemia, più del 40% della forza lavoro globale intende lasciare il proprio datore di lavoro attuale nel corso dell’anno, mentre il 46% prevede di trasferirsi cogliendo l’opportunità di lavorare da remoto.

Sette trend

L’indagine ha messo in luce sette trend da prendere in considerazione che ogni dirigente aziendale deve considerare per prepararsi a una nuova era del lavoro ibrido. Il primo è che secondo Microsoft il lavoro flessibile non potrà essere abbandonato, ma i leader rischiano di perdere il contatto con i dipendenti e hanno bisogno di essere sensibilizzati su questo fronte. Inoltre, un elevato livello di produttività nasconde una forza lavoro esausta, e i lavoratori della Generazione Z sono in difficoltà e hanno bisogno di nuove energie. I gruppi di lavoro sempre più ristretti mettono poi a rischio l’innovazione, e se l’autenticità spronerà la produttività e il benessere, in un mondo del lavoro ibrido, il talento è ovunque.

Cinque strategie

Il nuovo Work Trend Index, riporta Italpress, ha evidenziato anche cinque strategie che le imprese dovrebbero adottare a supporto della propria evoluzione. Quali? Definire un piano per garantire alle persone la massima flessibilità, investire negli spazi e nelle tecnologie per unire il mondo fisico a quello digitale, contrastare dall’alto la sensazione di “spossatezza digitale”, dare priorità al capitale sociale e alla cultura aziendale, ripensare l’esperienza dei lavoratori per supportare i migliori talenti e promuovere la diversità.

Quale condizionatore scegliere per ambienti piccoli?

Se desideri rinfrescare un area o un ambiente dalle piccole dimensioni, la scelta più efficace per te è quella di un condizionatore monoblocco. Esso è infatti perfetto per refrigerare piccoli ambienti in breve tempo.

È la soluzione perfetta soprattutto per quanti vivono in appartamenti dalle dimensioni piuttosto ridotte o laddove sia impossibile esporre esternamente l’unità condensante.

Un altro dei vantaggi di questo tipo di condizionatore è la manutenzione piuttosto ridotta, dato che non ci sono da eseguire manovre all’esterno per raggiungere il motore. Inoltre questo tipo di climatizzatore ha un design che è facile da adattare a tutti i tipi di ambienti e dunque ha un impatto visivo ridotto al minimo.

Prezzo e consumi ridotti

In genere il prezzo di questi climatizzatori è piuttosto basso rispetto ai modelli più complicati, e anche i consumi energetici sono ridotti soprattutto se si acquista un prodotto che sia di classe A+ o superiore.

Nel caso in cui invece hai dei dubbi perché l’ambiente che desideri rinfrescare non è poi così piccolo, puoi per anche optare per uno dei tantissimi climatizzatori Samsung disponibili sul mercato, i quali presentano anche tantissime interessanti funzioni legate alla domotica e dunque alla possibilità di connettersi al Wi-Fi di casa ed essere attivati o comunque gestiti anche quando si è fuori.

Puoi installarlo sia a parete che a terra

La soluzione di un dispositivo monoblocco è dunque particolarmente vantaggiosa per rinfrescare rapidamente dei piccoli ambienti, e considera anche che si tratta di modelli in grado di consumare davvero poco e dunque puoi anche tenerli accesi più ore al giorno, e rinfrescare l’intero ambiente soprattutto durante le ore più calde della giornata.

È un prodotto che è possibile installare su tutte le pareti di casa ma anche a terra se lo desideri, e dunque c’è massima flessibilità per te anche dal punto di vista della sua ubicazione in casa.

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