B2B digitale: 12mila miliardi di transazioni. In Italia è ancora solo il 14%

L’Italia è pronta per l’interazione digitale business-to-business? Il B2B Digital Commerce di Netcomm chiarisce che si tratta di un mercato che a livello mondiale vale 12mila miliardi di dollari. In pratica, il valore lordo delle merci scambiate online vale sei volte quello del B2C. L’80% di questo mercato online si sviluppa in Cina, Giappone, Sud Korea e in Usa. In Europa il suo valore è di 355 milioni di dollari, di cui solo una parte ridotta viene generata in Italia: il 14%. In ogni caso, secondo DHL Express, entro il 2025 l’80% della quota delle interazioni fra acquirenti e fornitori passerà su strumenti digitali. Se già prima dell’inizio della pandemia le aziende stavano già lavorando per digitalizzare i processi di pagamento B2B, il periodo di distanziamento fisico ne ha fatto salire la priorità, tanto che la questione è passata da utile a necessaria.

I Millennial spingono sull’acceleratore della transizione

Insomma, il modo in cui le aziende effettuano o ricevono pagamenti, o conducono operazioni di fatturazione, in questi ultimi mesi ha percorso una strada senza ritorno. Un fattore che produrrà ulteriore accelerazione a questo processo risiede nell’età raggiunta dai Millennial per poter ricoprire ruoli decisionali all’interno delle aziende. Tanto che il 73% delle decisioni di acquisto B2B sono già prese da membri di questa generazione, considerata la prima nativa digitale, e quindi già abituata a effettuare transazioni B2C pienamente digitali.

Agevolare i meccanismi di relazione commerciale

Un altro fattore è quello connesso alla globalizzazione: i pagamenti transfrontalieri rappresentano circa il 26% delle vendite annuali delle imprese del Regno Unito e degli USA, ma portare a termine questi pagamenti è spesso un processo lungo e complesso. Sfruttare la digitalizzazione potrebbe agevolare i meccanismi di relazione commerciale e aiutare a rimuovere alcuni ostacoli connessi ai pagamenti fisici. Ma la digitalizzazione dei processi di pagamento B2B richiede qualcosa di più del semplice passaggio dagli assegni cartacei ai metodi elettronici di pagamento.

La difficoltà di abbinare infrastrutture aziendali obsolete a strumenti emergenti

Il problema infatti può essere rappresentato dalle difficoltà di abbinare infrastrutture aziendali obsolete a strumenti emergenti, come le carte virtuali. In Italia ciò avviene a causa di problemi ormai largamente conosciuti, come i tempi di pagamento lenti, un credito bancario scarso e complesso, servizi finanziari digitali ancora non pienamente sviluppati.

Rispetto al fatturato totale delle imprese italiane, di oltre 3.600 miliardi di euro, riporta Adnkronos, il B2B pesa quasi il 75%, ma di questi solo il 14% è digitale.

L’effetto Covid sull’attività di mediazione per locazioni e conflitti

Con la pandemia la “litigiosità” e il ricorso alla mediazione per i conflitti in materia di affitto d’azienda è aumentata del 133%, e per le locazioni residenziali e commerciali del 35%. La pandemia sembra infatti avere spinto le parti a rinegoziare i contratti per le sopraggiunte difficoltà economiche ad adempiere gli obblighi contrattuali. Inoltre, sono cresciute anche le mediazioni in materia di successione (+11%), legate anche all’incremento dei decessi, mentre sono calate del 74% le liti in materia di condominio, per via delle restrizioni sanitarie che hanno limitato o impedito lo svolgimento delle assemblee condominiali. Si tratta di alcuni dati rilevati dalla Camera Arbitrale di Milano e dal suo Servizio di Conciliazione, in relazione al deposito delle domande di mediazione nel periodo compreso tra marzo 2020 e marzo 2021.

La mediazione dimostra capacità di resilienza durante la crisi

Nei mesi del lockdown si rileva in generale un calo del 60% dei depositi di domande di mediazione a causa delle restrizioni sanitarie. Da giugno 2020 si è invece registrata una ripresa del +70% del deposito dei procedimenti, e oggi l’attività del Servizio di conciliazione di Camera Arbitrale di Milano è tornata a ritmi pre-crisi. La mediazione ha dimostrato una capacità di resilienza, gli organismi di mediazione sono sempre stati operativi anche nei momenti più duri dell’emergenza, laddove gli uffici giudiziari hanno sofferto blocchi di attività e rallentamenti, dovuti alle restrizioni imposte a livello normativo dall’emergenza sanitaria.

Aumenta la fiducia nelle attività legali legate alle controversie

Si registra un cambiamento qualitativo nelle liti risolte in mediazione: è aumentato del 160% il valore medio delle controversie gestite dal Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano. Questo è dovuto a una maggiore fiducia nello strumento da parte di legali e dei loro clienti per controversie di valore più alto, a ulteriore smentita della convinzione che la mediazione sia adatta soprattutto per le liti “bagatellari”. Inoltre, l’oggetto delle controversie si è spostato dai tradizionali ambiti come controversie bancarie, finanziarie, assicurative e condominiali a quelle in materia di affitto d’azienda (+ 133%) e locazione (+35%).

Nel 2020 il 90% degli incontri di mediazione è avvenuto online

Anche l’atteggiamento nei confronti della mediazione è cambiato, gli avvocati sono più aperti e collaborativi, perché è più sentita rispetto al passato l’urgenza di trovare soluzioni rapide ed efficaci alle liti. L’emergenza Covid ha impresso una particolare urgenza al dialogo e al confronto, il valore aggiunto della mediazione rispetto al processo giudiziario ordinario. Quanto alla mediazione online, ha dimostrato di essere efficiente e apprezzata da legali e parti. Il 90% dei 1.291 incontri di mediazione tenuti in Camera Arbitrale di Milano nel 2020 è avvenuto online. Va però anche osservata una maggiore emotività che caratterizza gli incontri a distanza, anche per la mancanza di un luogo effettivamente neutrale.

Microsoft presenta il Work Trend Index 2021

Per aiutare le organizzazioni nella propria transizione verso il lavoro ibrido Microsoft presenta i risultati del Work Trend Index 2021, dal titolo The Next Great Disruption is Hybrid Work – Are We Ready? Lo studio, che ha coinvolto oltre 30.000 persone in 31 Paesi, Italia inclusa, si basa sull’analisi di migliaia di miliardi di dati aggregati, relativi alla produttività e alle modalità di lavoro raccolti in modo anonimo tramite Microsoft 365 e LinkedIn. Il Work Trend Index analizza l’evoluzione degli ambienti di lavoro nel corso dell’ultimo anno, e mette in luce sette trend che tutte le aziende dovrebbero conoscere per prepararsi alla nuova era del lavoro ibrido. Inoltre, evidenzia la necessità di ripensare alcune pratiche ormai consolidate per prepararsi al nuovo mondo del lavoro.

La rivoluzione del mondo del lavoro

Lo studio di Microsoft ha evidenziato l’importante evoluzione degli ambienti di lavoro nel corso dell’ultimo anno. Il tempo trascorso nei meeting, ad esempio, è più che raddoppiato a livello globale, e nel mese di febbraio 2021 sono state inviate oltre 40 miliardi di e-mail in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Dall’indagine è inoltre emerso l’approssimarsi di una vera e propria rivoluzione del mondo del lavoro, con il 73% dei lavoratori che afferma di desiderare che le opportunità di lavoro remoto proseguano anche in futuro. E se le offerte di lavoro da remoto su LinkedIn sono aumentate di oltre 5 volte durante la pandemia, più del 40% della forza lavoro globale intende lasciare il proprio datore di lavoro attuale nel corso dell’anno, mentre il 46% prevede di trasferirsi cogliendo l’opportunità di lavorare da remoto.

Sette trend

L’indagine ha messo in luce sette trend da prendere in considerazione che ogni dirigente aziendale deve considerare per prepararsi a una nuova era del lavoro ibrido. Il primo è che secondo Microsoft il lavoro flessibile non potrà essere abbandonato, ma i leader rischiano di perdere il contatto con i dipendenti e hanno bisogno di essere sensibilizzati su questo fronte. Inoltre, un elevato livello di produttività nasconde una forza lavoro esausta, e i lavoratori della Generazione Z sono in difficoltà e hanno bisogno di nuove energie. I gruppi di lavoro sempre più ristretti mettono poi a rischio l’innovazione, e se l’autenticità spronerà la produttività e il benessere, in un mondo del lavoro ibrido, il talento è ovunque.

Cinque strategie

Il nuovo Work Trend Index, riporta Italpress, ha evidenziato anche cinque strategie che le imprese dovrebbero adottare a supporto della propria evoluzione. Quali? Definire un piano per garantire alle persone la massima flessibilità, investire negli spazi e nelle tecnologie per unire il mondo fisico a quello digitale, contrastare dall’alto la sensazione di “spossatezza digitale”, dare priorità al capitale sociale e alla cultura aziendale, ripensare l’esperienza dei lavoratori per supportare i migliori talenti e promuovere la diversità.

Quale condizionatore scegliere per ambienti piccoli?

Se desideri rinfrescare un area o un ambiente dalle piccole dimensioni, la scelta più efficace per te è quella di un condizionatore monoblocco. Esso è infatti perfetto per refrigerare piccoli ambienti in breve tempo.

È la soluzione perfetta soprattutto per quanti vivono in appartamenti dalle dimensioni piuttosto ridotte o laddove sia impossibile esporre esternamente l’unità condensante.

Un altro dei vantaggi di questo tipo di condizionatore è la manutenzione piuttosto ridotta, dato che non ci sono da eseguire manovre all’esterno per raggiungere il motore. Inoltre questo tipo di climatizzatore ha un design che è facile da adattare a tutti i tipi di ambienti e dunque ha un impatto visivo ridotto al minimo.

Prezzo e consumi ridotti

In genere il prezzo di questi climatizzatori è piuttosto basso rispetto ai modelli più complicati, e anche i consumi energetici sono ridotti soprattutto se si acquista un prodotto che sia di classe A+ o superiore.

Nel caso in cui invece hai dei dubbi perché l’ambiente che desideri rinfrescare non è poi così piccolo, puoi per anche optare per uno dei tantissimi climatizzatori Samsung disponibili sul mercato, i quali presentano anche tantissime interessanti funzioni legate alla domotica e dunque alla possibilità di connettersi al Wi-Fi di casa ed essere attivati o comunque gestiti anche quando si è fuori.

Puoi installarlo sia a parete che a terra

La soluzione di un dispositivo monoblocco è dunque particolarmente vantaggiosa per rinfrescare rapidamente dei piccoli ambienti, e considera anche che si tratta di modelli in grado di consumare davvero poco e dunque puoi anche tenerli accesi più ore al giorno, e rinfrescare l’intero ambiente soprattutto durante le ore più calde della giornata.

È un prodotto che è possibile installare su tutte le pareti di casa ma anche a terra se lo desideri, e dunque c’è massima flessibilità per te anche dal punto di vista della sua ubicazione in casa.

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Gli effetti della pandemia sul mercato del lavoro

La media 2020 è la sintesi delle dinamiche trimestrali del mercato del lavoro, fortemente e diversamente influenzate dalla pandemia. Alla crescita tendenziale dell’occupazione nel primo trimestre segue il consistente calo del secondo trimestre, proseguito, seppur a ritmi meno sostenuti, anche nel terzo e nel quarto trimestre 2020. Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Istat in media annua si osserva un calo dell’occupazione senza precedenti (-456 mila, -2,0%), associato alla diminuzione della disoccupazione e alla forte crescita del numero di inattivi. Inoltre, la diminuzione delle posizioni dipendenti (-1,7%) e del monte ore lavorate (-13,6%), così come l’aumento del ricorso alla Cig (+139,4 ore ogni mille lavorate), sono più marcati nel comparto dei servizi rispetto a quello dell’industria.

Nel quarto trimestre 2020 contrazione del Pil del -6,6% rispetto al 2019

Nel quarto trimestre 2020 le dinamiche del mercato del lavoro sono ancora influenzate dalle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria. Secondo l’Istat l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, registra una diminuzione di -1,5% rispetto al trimestre precedente e di -7,5% rispetto al quarto trimestre 2019, mentre il Pil subisce una contrazione rispettivamente del -1,9% e del -6,6%. E se il numero di occupati cresce dello +0,2% rispetto al trimestre precedente contestualmente si registra una riduzione del numero di disoccupati (-122 mila) più consistente di quella degli inattivi di 15-64 anni (-10 mila).

In termini tendenziali l’occupazione è ancora in calo

In termini tendenziali, però, l’occupazione è ancora in calo (-414 mila unità, -1,8% rispetto al quarto trimestre 2019), nonostante i dipendenti a tempo indeterminato aumentino di 98 mila unità (+0,7%). A diminuire sono soprattutto i dipendenti a termine (-383 mila, -12,3%), ma continuano a calare anche gli indipendenti (-129 mila, -2,4%). La riduzione interessa sia gli occupati a tempo pieno sia quelli a tempo parziale, tra i quali l’incidenza del part time involontario raggiunge il 65,2% (+1,3 punti). Il tasso di occupazione (58,2%), cresce in termini congiunturali (+0,3% rispetto al terzo trimestre 2020), ma è ancora inferiore di -0,8 punti a quello del quarto trimestre 2019.

Dal lato delle imprese rallenta il recupero dell’input di lavoro

Dal lato delle imprese, l’adozione di nuove misure di restrizione dell’attività economica nel quarto trimestre 2020 ha rallentato il recupero dell’input di lavoro che aveva caratterizzato il trimestre precedente: la crescita congiunturale per le posizioni lavorative dipendenti si ferma a +0,3%, sia per la componente a tempo pieno, sia per quella a tempo parziale. Aumenta il ricorso alla cassa integrazione, che si attesta su 92,5 ore di Cig ogni mille ore lavorate, mentre il costo del lavoro per unità di lavoro diminuisce dello 0,6% in termini congiunturali, ma cresce in termini tendenziali (+0,5%), dovuta a un aumento dell’1,5% della componente.

Etichette più dettagliate spingono l’acquisto di cibi più sani

I prodotti che compriamo al supermercato cambiano e diventano sempre più sani, e la nostra scelta è dettata da ciò che viene segnalato sull’etichetta. Caramelle, biscotti, e acque aromatizzate arricchiti di zinco, carni bianche con iodio, würstel, salumi e formaggi senza polifosfati, oppure senza latte o senza uova. Come orientarsi verso i prodotti considerati più sani? Ci pensano i produttori, che appongono etichette sempre più dettagliate segnalando la presenza o l’assenza di alcuni minerali o alimenti. Lo sostiene un’analisi dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, che ha “scannerizzato” le etichette di oltre 115 mila prodotti venduti in Italia rilevando non solo le indicazioni più diffuse e consolidate, ma anche i claim emergenti che si stanno affermando sugli scaffali dei supermercati.

Due panieri e stili alimentari, il free from e il rich-in

A crescere maggiormente, nei 12 mesi analizzati, sono stati soprattutto i claim relativi a due panieri e stili alimentari, il free from e il rich-in. Nel mondo del free from la tendenza è quella di un aumento dei prodotti che si presentano come privi di polifosfati, oppure di latte o di uova. Invece nell’area del rich-in a emergere sono soprattutto i prodotti che segnalano di apportare iodio, zinco oppure magnesio. In particolare, le vendite dei prodotti senza polifosfati sono cresciute del +8,9% su base annua, soprattutto in affettati, würstel, salumi a cubetti e formaggi fusi a fette.

Crescono i prodotti senza latte, uova, o arricchiti di iodio

Incremento consistente del sell-out anche per i prodotti che segnalano sull’etichetta di essere privi di latte (+11,9%), in particolare insaccati, gelati vegetali multipack e panini per hamburger o hot dog. Quanto alla categoria “senza uova” (+2,0%), coinvolge soprattutto pasta senza glutine, biscotti salutistici e maionese. Sul versante del rich-in, le referenze che sottolineano in etichetta la presenza di iodio hanno registrato un balzo annuo delle vendite di +9,5%, grazie soprattutto a carni bianche elaborate (come cotolette e cordon bleu), passate di pomodoro e fette biscottate.

Le performance di zinco e magnesio

Buone performance anche per i prodotti che segnalano il contenuto di zinco (+5,1%), in particolare per integratori, caramelle, biscotti, acque aromatizzate e frutta secca. Andamento a due velocità per i prodotti che segnalano la presenza di magnesio, riporta Ansa: il calo del fatturato annuo (-1,7%) si deve alla flessione degli integratori solo in parte compensata dalla interessante crescita degli alimenti con il claim “fonte di magnesio”, come biscotti integrali o multicereali, e semi.

Aziende islandesi sul podio per migliore reputazione. Italia, 32esima

Il Paese in cui le imprese possono vantare la migliore reputazione è l’Islanda. Sul secondo gradino del podio la Norvegia, seguita da Svezia, Nuova Zelanda e Svizzera. Dei 35 Paesi analizzati da Zwan, azienda specializzata in corporate reputation, l’Italia occupa il quart’ultimo posto della classifica. Almeno, durante il triennio 2017-2020. Per stabilire il ranking Zwan ha utilizzato l’algoritmo del Reputation Rating, che certifica una serie di parametri attraverso la tecnologia blockchain. Di fatto lo studio ha preso in esame i diversi aspetti che compongono la reputazione, intesa quindi non solo come immagine del brand percepita dagli stakeholder, incrociando tra loro caratteristiche quali work-life balance, qualità dell’ambiente di lavoro, gender gap, culture & diversity, sicurezza sul lavoro & cyber-security, qualità percepita dei prodotti Made-in, reputazione (più strettamente connessa all’immagine), gestione delle carriere, innovazione e stipendi medi.

Italia fanalino di coda per gestione delle carriere e della diversità, e stipendi medi

Dopo la Svizzera (5°) dal 6° posto in avanti la classifica di Zwan prosegue con le nazioni già note per l’alta innovazione e qualità della vita, ovvero, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, e Canada. L’analisi di Zwan sembra provare quindi una relazione tra qualità della vita, digitalizzazione e reputazione delle Imprese. E se dallo studio non emergono risultati positivi per le imprese del nostro Paese va un po’ meglio per la Gran Bretagna, posizionata al 12° posto, ma non benissimo per gli Stati Uniti, fermi al 21° posto della classifica.

Al 7° posto per la percezione della qualità dei prodotti Made-in Italy

“L’Italia, purtroppo, è risultata essere quasi fanalino di coda al 32° posto, registrando performance negative in gestione delle carriere, stipendi medi e gestione delle diversità”, spiega Joe Casini, cofondatore di Reputation Rating.

L’Italia però registra anche qualche parametro positivo: il nostro Paese si piazza infatti al 7° posto per la percezione della qualità dei prodotti Made-in Italy.

“C’è molto da lavorare anche per quanto concerne la qualità dell’ambiente di lavoro, dove l’Italia ricopre il 28° posto – aggiunge Casini -. A stupire, però, è la posizione degli Stati Uniti, solo 21°, principalmente a causa del Gender Gap e del Work-life balance, asset che hanno controbilanciato di molto in negativo le performance positive riscontrate per le altre caratteristiche”.

Le imprese devono adeguarsi: la reputazione è ormai un capitale imprescindibile

Secondo Davide Ippolito, ceo di Zwan, cofondatore di Reputation Rating, e autore del libro Reputazione Capitale del Terzo Millennio, “le imprese devono adeguarsi ai nuovi criteri di sviluppo, che vedono la reputazione come capitale imprescindibile del Terzo Millennio. Per un profitto a lungo termine bisogna guardare oltre il profitto e avere comportamenti sostenibili e accettabili. Servono perciò regole più severe affinché anche il nostro Paese si adegui agli standard delle altre potenze mondiali”. Reputation Rating è un progetto indipendente, superpartes e brevettato, che si basa sulla comparazione di certificati pubblici e ricerche statistiche ufficiali (Bloomberg, Ocse, Oecd, ILO, e tanti altri enti e istituzioni mondiali).

A cosa sono disposti a rinunciare gli italiani per il clima?

A cosa è più facile rinunciare per combattere i cambiamenti climatici? Nel complesso, il 34% degli italiani afferma di mettere in atto correttivi radicali al proprio stile di vita per contrastare i cambiamenti climatici, una percentuale superiore di quindici punti alla media europea (19%). I genitori di ragazzi minorenni (39%) e gli abitanti delle città (35%) sono particolarmente rappresentati in questo gruppo. Ma se rinunciare ai voli aerei è la scelta che pesa meno per il 38% degli italiani quella che costa di più al 46% è rinunciare all’uso del proprio mezzo. Sono alcuni risultati della seconda pubblicazione per il biennio 2020-2021 diffusa dalla Banca europea per gli investimenti (Bei).

Viaggiare, l’impatto della pandemia

Il 33% degli italiani afferma anche che una volta superate le restrizioni di viaggio non prenderà l’aereo per considerazioni legate ai cambiamenti climatici, e il 43% intende trascorrere le vacanze in Italia o in un Paese limitrofo per ridurre al minimo le emissioni di carbonio. Solo per il 12% le abitudini di viaggio in aereo resteranno invariate rispetto a quelle pre-Covid, riporta Adnkronos. Alla domanda sull’uso dei trasporti pubblici al tempo del Covid, il 77% afferma di essere meno disposto a farne uso poiché teme per le conseguenze sulla propria salute. Per il 66% poi la paura di un contagio preoccupa più dell’impatto dei cambiamenti climatici sul lungo termine.

Le differenze tra europei, americani e cinesi

Indipendentemente dal Paese di residenza, gli intervistati affermano che la scelta meno pesante per contrastare i cambiamenti climatici sarebbe rinunciare agli spostamenti in aereo (40% europei, 38% americani, 43% cinesi). Anche le risposte in merito alle preoccupazioni sulla salute hanno un andamento trasversale: il 75% degli americani, il 71% dei cinesi e il 67% degli europei sono meno inclini a utilizzare i trasporti pubblici. Sebbene per la maggior parte degli intervistati prevalga il timore di contrarre il coronavirus rispetto all’impatto del proprio stile di vita sui cambiamenti climatici (79% cinesi, 67% americani, 58% europei), i cittadini credono ancora che le scelte e le azioni dei singoli possano contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. È il parere espresso dall’82 % degli italiani. Una percentuale dieci punti superiore alla media europea e a quella americana (entrambe al 72%), e di due punti inferiore alla media cinese (84%).

Per i giovani il proprio comportamento può fare la differenza

In generale, ma soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, i giovani sono notevolmente più propensi a credere che il proprio comportamento possa fare la differenza rispetto agli intervistati più anziani. Un divario che non è invece rilevato in Cina. L’indagine mostra che nella Ue il 77% dei cittadini compresi nella fascia di età 15-29 anni ritiene che il proprio comportamento possa fare la differenza, rispetto al 64% di quelli di età pari, o superiore, a 65 anni Negli Stati Uniti, le percentuali sono rispettivamente del 75% per la fascia di età 15-29 anni, e del 56% per la fascia 65 anni o più.

Pet mania, le città italiane più pet addicted

La spesa per gli animali da compagnia rappresenta una voce importante nel carrello degli italiani. E a conferma dell’amore incondizionato che nutrono verso i propri amici a quattro zampe i prodotti per animali sono al 15° posto fra i più acquistati, subito dopo i generi alimentari primari, come frutta e verdura, o i prodotti per l’infanzia. La conferma arriva anche da Everli, il marketplace della spesa online, che ha analizzato gli acquisti effettuati online negli ultimi dodici mesi e ha stilato la classifica delle 10 città italiane che hanno registrato i maggior volumi di acquisti dedicati alla cura dei pet.

Lombardi e liguri al top della classifica

Secondo i dati di Everli gli appassionati di animali si concentrano soprattutto al nord della Penisola, in particolare in Lombardia e Liguria. Sono infatti ben quattro le province lombarde che nel 2020 hanno registrato il maggior numero di acquisti pet online al supermercato. In testa Mantova, che detiene il primato a livello nazionale, seguono la provincia di Varese (3°), Bergamo (4°), Brescia (6°). Due, invece, le città liguri in questa classifica, Savona (2°) e Genova (7°). La top 10 delle città italiane con la percentuale più alta di acquisti pet comprende anche Torino, al 5° posto, Livorno (8°), e Udine (9°).
I prodotti più acquistati sono per i gatti

Complici anche la comodità del servizio di spesa online con consegna a domicilio, nella classifica dei prodotti per animali più acquistati online gli alimenti per cani e gatti (80%) risultano i più acquistati in assoluto, seguiti da lettiere e deodoranti (14%), e giochi e accessori (6%). Ma sono i proprietari di gatti i più tecnologici, ormai habitué della spesa online. Infatti, oltre la metà degli acquisti (62%) riguarda articoli per mici. Gli amanti dei cani sono invece pari a un terzo di coloro che acquistano online prodotti per gli amici pelosi (37%), mentre è molto bassa la percentuale di acquisti dei possessori di roditori e piccoli animali: la loro spesa è pari all’1% del totale della categoria pet.

Non solo food

Dai dati relativi ai prodotti dedicati ai pet emerge quali siano le città che preferiscono fido ai felini e viceversa. E se Varese (44%) è la città dove si registra il volume maggiore di spesa per la categoria di alimenti per cani, per quanto riguarda il cibo per i gatti i volumi più alti si concentrano a Mantova (67%). Ma lo shopping per gli amici a quattro zampe non è solo food. Molti utenti sono infatti particolarmente attenti al tempo dedicato al gioco e alle coccole dei loro amici da compagnia, soprattutto in Liguria, dove Genova e Savona detengono rispettivamente il 1° e il 2° posto nella classifica delle città in cui si sono acquistati più giochi e accessori per animali nel 2020. Chiudono la top 5 le province di Bergamo (3°), Torino (4°) e Brescia (5°).

Più del 95% dei giovani pensa al benessere della Terra

I rappresentanti della Generazione Z hanno ben presente quanto sia urgente mettere la Terra al sicuro il prima possibile. Su 3.500 giovani tra i 10 e i 25 anni il 96% è spaventato per la salute del Pianeta, ma la maggior parte di loro (54%) non vede una soluzione nell’immediato, e il 36% benché preoccupato resta fiducioso. Solo il 6% pensa che la situazione sia ancora sotto controllo. È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Skuola.net in collaborazione con Sorgenia, che evidenzia come difendere l’ambiente sia ritenuto dai giovani un compito complesso, di cui però i ragazzi sembrano volersi fare carico. Tanto che oltre 9 su 10 di loro dà la sufficienza al proprio spirito ecologista.

Mezzi pubblici, fonti rinnovabili e km 0

Tra i giovani sono molto diffusi i comportamenti virtuosi, dalla raccolta differenziata a un limitato uso delle plastiche, la gestione attenta di acqua ed elettricità, e l’acquisto di prodotti a scarso impatto ambientale, adottati quotidianamente da 1 ragazzo su 4. Un approccio costruttivo che li porta a vedere di buon occhio le soluzioni alternative per inquinare il meno possibile e risparmiare risorse preziose, come usare trasporti pubblici e veicoli elettrici, o energie rinnovabili. Per quasi 7 ragazzi su 10 tutto infatti dovrebbe essere alimentato da fonti rinnovabili, mentre per il 13% sono utili, ma quelle tradizionali restano più efficienti. Anche le buone pratiche alimentari sembrano trovare terreno fertile nella GenZ, con il 50% che riconosce nel rivolgersi a contadini e produttori diretti il modo più ecologico per fare la spesa.

Le città del futuro e le nuove tecnologie come fonti di informazione

Proiettandosi tra dieci anni, 2 giovani su 3 immaginano le città di domani più o meno uguali a quelle di oggi, se non addirittura più inquinate. Solo gli under14 appaiono fiduciosi: per 6 su 10 tra un decennio potremmo già vedere pannelli solari ovunque e fabbricati ricoperti dal verde. Ma come hanno sviluppato questa sensibilità i più giovani? Circa 8 su 10 si informano soprattutto tramite le nuove tecnologie, il 48% preferendo motori di ricerca web e social network, il 30% puntando su documentari e serie tv in streaming. Qualche tradizionalista (14%) ha approfondito su riviste e giornali specializzati, mentre meno di 1 su 10 si è affidato a insegnanti e familiari.

Greta e Leonardo Di Caprio, i modelli di riferimento

E poi, ovviamente, ci sono i modelli da seguire. Quasi scontato che in cima alla lista ci sia Greta (la mette al primo posto il 42%), più sorprendente, invece, Leonardo Di Caprio (16%); che si piazza immediatamente alle sue spalle. Anche la scuola, però, ora è pronta a fare la sua parte. Infatti l’educazione alla sostenibilità è uno dei tre capisaldi dell’educazione civica, da quest’anno obbligatoria in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Una novità assoluta anche per i docenti, che su questo tema dovranno mettersi al passo con i loro alunni.