Irpef: i ceti medi sempre più penalizzati dal fisco

Davvero insostenibile la pressione fiscale sui ceti medi: il 12% dei contribuenti con redditi fra i 35 mila e i 300 mila euro versa il 57% di Irpef mentre il 45% paga il 2,8%. Sono le cifre che emergono dall’indagine conoscitiva ‘Dichiarazione dei redditi ai fini Irpef 2016 per importi, tipologia di contribuenti e territori e analisi Irap, realizzata da Itinerari Previdenziali e sostenuta da Cida, Confederazione dei manager e delle alte professionalità e presentata al Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

Pochi pagano le tasse, in aumento l’evasione fiscale

“Sul piatto della bilancia – ha affermato all’AdnKronos Giorgio Ambrogioni, presidente della Cida – c’è l’eccessiva pressione fiscale sui redditi medio-alti, l’evasione fiscale, il proliferare di detrazioni e agevolazioni fiscali”. Dai dati emerge che troppo pochi pagano le tasse. E’ evidente che, stando così le cose, le risorse per il welfare ‘allargato’ – spiega il leader Cida – diminuiscono e finiscono con l’essere prelevate dove è più facile reperirle cioè nel lavoro dipendente e nelle pensioni in cui i redditi dichiarati sono certificati dal sostituto d’imposta”.

Un sistema “perverso”

“Un meccanismo che ‘incentiva’ a dichiarare il meno possibile per versare meno tasse – aggiunge Ambrogioni – e godere di una più vasta offerta di servizi sociali legati al reddito, ma che colpisce in modo progressivo, con l’attuale curva degli scaglioni, stipendi e pensioni medio-alte impoverendo il ceto medio e livellando verso il basso il tenore di vita”. Le contraddizioni sono sempre più evidenti. “Come è possibile, infatti, che i circa 300 mila dirigenti (pubblici e privati) che rappresentiamo, e che percepiscono una retribuzione netta compresa tra i 3 mila e i 5 mila euro al mese, siano la maggioranza dei contribuenti appartenenti alle classi di reddito più elevate, quando consultando i documenti dell’Aci, dell’Agenzia delle Entrate e del Registro navale si evince che: le autovetture di grossa cilindrata, cioè oltre i 2.500 cv, sono quasi 1,5 mln; almeno 1 mln italiani soggiorna ogni anno negli alberghi a 5 stelle e di lusso; le abitazioni di pregio (ville, villini) iscritte nei registri catastali superano i 2 milioni; nelle capitanerie di Porto risultano iscritte 80mila imbarcazioni di almeno 10 metri di lunghezza”, ha fatto notare.

Per mantenere il welfare

“Se si vuole mantenere un welfare che possa garantire anche in futuro la coesione sociale e la copertura dei più deboli – ha chiosato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – è fondamentale affiancare a un serrato controllo della spesa assistenziale anche un accorto monitoraggio delle entrate fiscali e segnatamente dell’Irpef. E, investire le poche risorse disponibili in ricerca, sviluppo e sostegno all’occupazione”, ha concluso.

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