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Più del 95% dei giovani pensa al benessere della Terra

I rappresentanti della Generazione Z hanno ben presente quanto sia urgente mettere la Terra al sicuro il prima possibile. Su 3.500 giovani tra i 10 e i 25 anni il 96% è spaventato per la salute del Pianeta, ma la maggior parte di loro (54%) non vede una soluzione nell’immediato, e il 36% benché preoccupato resta fiducioso. Solo il 6% pensa che la situazione sia ancora sotto controllo. È quanto emerge da un sondaggio effettuato da Skuola.net in collaborazione con Sorgenia, che evidenzia come difendere l’ambiente sia ritenuto dai giovani un compito complesso, di cui però i ragazzi sembrano volersi fare carico. Tanto che oltre 9 su 10 di loro dà la sufficienza al proprio spirito ecologista.

Mezzi pubblici, fonti rinnovabili e km 0

Tra i giovani sono molto diffusi i comportamenti virtuosi, dalla raccolta differenziata a un limitato uso delle plastiche, la gestione attenta di acqua ed elettricità, e l’acquisto di prodotti a scarso impatto ambientale, adottati quotidianamente da 1 ragazzo su 4. Un approccio costruttivo che li porta a vedere di buon occhio le soluzioni alternative per inquinare il meno possibile e risparmiare risorse preziose, come usare trasporti pubblici e veicoli elettrici, o energie rinnovabili. Per quasi 7 ragazzi su 10 tutto infatti dovrebbe essere alimentato da fonti rinnovabili, mentre per il 13% sono utili, ma quelle tradizionali restano più efficienti. Anche le buone pratiche alimentari sembrano trovare terreno fertile nella GenZ, con il 50% che riconosce nel rivolgersi a contadini e produttori diretti il modo più ecologico per fare la spesa.

Le città del futuro e le nuove tecnologie come fonti di informazione

Proiettandosi tra dieci anni, 2 giovani su 3 immaginano le città di domani più o meno uguali a quelle di oggi, se non addirittura più inquinate. Solo gli under14 appaiono fiduciosi: per 6 su 10 tra un decennio potremmo già vedere pannelli solari ovunque e fabbricati ricoperti dal verde. Ma come hanno sviluppato questa sensibilità i più giovani? Circa 8 su 10 si informano soprattutto tramite le nuove tecnologie, il 48% preferendo motori di ricerca web e social network, il 30% puntando su documentari e serie tv in streaming. Qualche tradizionalista (14%) ha approfondito su riviste e giornali specializzati, mentre meno di 1 su 10 si è affidato a insegnanti e familiari.

Greta e Leonardo Di Caprio, i modelli di riferimento

E poi, ovviamente, ci sono i modelli da seguire. Quasi scontato che in cima alla lista ci sia Greta (la mette al primo posto il 42%), più sorprendente, invece, Leonardo Di Caprio (16%); che si piazza immediatamente alle sue spalle. Anche la scuola, però, ora è pronta a fare la sua parte. Infatti l’educazione alla sostenibilità è uno dei tre capisaldi dell’educazione civica, da quest’anno obbligatoria in tutti gli istituti di ogni ordine e grado. Una novità assoluta anche per i docenti, che su questo tema dovranno mettersi al passo con i loro alunni.

La pandemia spinge il consumo di video streaming, +16% in un anno

ll mercato del video in streaming nell’ultimo anno è aumentato del 16% a livello globale. Sostenuto dalla pandemia e dalla maggiore permanenza a casa, il consumo di video streaming ha raggiunto una media globale di sette ore e 55 minuti alla settimana, quasi otto ore, e la media italiana è di oltre 7 ore.

Quasi la metà delle persone in tutto il mondo (47%, e il 46% in Italia) negli ultimi sei mesi si è infatti abbonata a un nuovo servizio di streaming video, soprattutto perché passava più tempo a casa a causa del Covid-19. Lo confermano i dati dello State of Online Video 2020, la ricerca commissionata da Limelight Networks per comprendere le percezioni e i comportamenti dei consumatori riguardo i video online.

YouTube e Facebook i più gettonati

Il secondo fattore che ha determinato la sottoscrizione di nuovi abbonamenti è stato la disponibilità di nuovi contenuti che le persone desideravano vedere: il 25% a livello globale e il 23% in Italia. YouTube, con il 65% delle preferenze a livello globale, domina come la piattaforma preferita per la visione di contenuti generati da altri utenti, mentre in Italia la preferenza per la piattaforma è del 41%. Al secondo posto si piazza Facebook (16% a livello globale e 31% in Italia). Ma ad aumentare è anche il consumo di contenuti generati da altri utenti, raddoppiato nell’ultimo anno, raggiungendo una media di quattro ore alla settimana a livello globale e di 3,5 ore in Italia.

I consumatori sono attenti al prezzo

A livello globale, quasi la metà degli utenti, il 47%, (51% in Italia) cancellerebbe però l’abbonamento al servizio di streaming a causa dei prezzi elevati. Più di un terzo (37%) degli utenti a livello globale ammette poi di condividere l’account o di utilizzare l’account di qualcun altro. L’Indonesia è il Paese con il più alto numero di persone (58%) che ammette di condividere le credenziali altrui, mentre in Italia è il 37%.

I ritardi nella trasmissione sono un elemento critico

La maggior parte delle persone a livello globale, il 64% e il 77% in Italia, afferma poi che sarebbe più incline a vedere un evento live in streaming se non ci fossero ritardi nella trasmissione in diretta, riporta Ansa. La ricerca State of Online Video 2020 si basa sulle risposte di 5.000 consumatori provenienti da dieci Paesi (Francia, Germania, India, Indonesia, Italia, Giappone, Singapore, Corea del Sud, Regno Unito e Stati Uniti), di età pari o superiore ai 18 anni, che guardano un’ora o più di contenuti video online ogni settimana.

Cresce il digital banking, i numeri lo dimostrano

L’utilizzo del digital baking si consolida sempre più, e se i clienti attivi su mobile sono cresciuti del 37% nel 2019 nel primo trimestre del 2020 hanno compiuto un ulteriore balzo del 16%. In crescita del 56% anche il volume totale di operazioni dispositive su mobile banking, tra cui bonifici e giroconti, che hanno registrato un incremento del 75%. A trainare l’aumento sono gli utenti che accedono al mobile banking da smartphone con app dedicata. I dati emergono da un’indagine contenuta nel nono Rapporto annuale realizzato da Abi Lab, che ha coinvolto un campione di 25 banche operanti in Italia rappresentativo dell’83% del mondo bancario nazionale in termini di dipendenti.

Il cliente medio accede circa 10 volte al mese da mobile e 5 da pc

Lo studio evidenzia come tutti gli istituti offrano servizi tramite Internet Banking e applicazioni (app) per smartphone. Il 64% offre app anche sui tablet, e il 36% sui dispositivi indossabili (wearable). Secondo il Rapporto però in termini di volumi le operazioni dispositive da personal computer rimangono superiori del 25% rispetto al mobile, anche se in oltre 1 caso su 3 per le banche che hanno risposto al sondaggio il numero di utenti che accede al mobile con smartphone e tablet supera gli attivi via Internet. In particolare, riporta Agi, il cliente medio accede circa 10 volte al mese da mobile e 5 da pc.

Un’offerta in continua evoluzione

L’offerta bancaria fruibile sui canali digitali è in continua evoluzione. Nuovi servizi si affiancano a quelli esistenti, e nuove modalità di erogazione rispondono alle esigenze di un cliente sempre più tecnologico. Mediamente ogni banca offre quasi 3 app (il 50% ha mantenuto invariato il numero, il 19% lo ha aumentato e il 31% lo ha diminuito). Relativamente ai sistemi operativi, il 98% delle app censite è fruibile sia da IoS sia da Android. Per quanto riguarda i servizi offerti, oltre che con app “classiche” di mobile banking, le diverse funzionalità possono essere offerte anche con app ad hoc. Alcuni esempi sono i servizi di compravendita di strumenti finanziari (trading), offerti con applicazioni dedicate dal 24% delle banche, i servizi di pagamento diretti tra persone (P2P), offerti dal 20%, e il Mobile POS, offerto dal 16% delle banche.

Le funzionalità legate a mutui e prestiti sono proposte da circa il 40% delle banche

L’area del comparto del credito si conferma l’ambito in cui l’offerta via Internet Banking è più sviluppata rispetto a quella tramite app: le funzionalità collegate a mutui e prestiti sono proposte da circa il 40% del campione. Inoltre, si evidenzia l’attenzione crescente verso i servizi online che forniscono informazioni aggregate relativamente ai saldi e movimenti di uno o più conti di pagamento online detenuti dal cliente (Account Aggregation, Aisp), e un’estensione dell’offerta relativamente agli strumenti di gestione finanziaria personale (Personal Financial Management).

Soprattutto gli strumenti  che consentono di integrare le informazioni derivanti da più conti di pagamento del cliente, e i servizi di assistenza tramite chat.

Leadership, benessere per i lavoratori e professionisti dell’online: le mosse vincenti delle aziende per ripartire

I responsabile delle risorse umane, i ceo e i manager aziendali, a causa del lungo lockdown e di tutto ciò che accaduto negli ultimi mesi, non possono non fare i conti con approfondite riflessioni sulle gestione del personale. E ora, con il ritorno alla normalità, il benessere lavorativo dei dipendenti è quanto mai un fattore chiave per superare le ultime paure e rientrare in azienda con fiducia. Creare un ambiente di lavoro nel quale vi è un costante dialogo e interessamento da parte dei vertici, ridurre al minimo lo stress lavorativo, che è una tra le prime cause di produttività negativa, sono solo alcuni degli obiettivi che si prefiggono le imprese. Sono temi che si intersecano con la ‘e-leadership’, la capacità di gestire efficacemente i team da remoto. Proprio queste tematiche sono state esplorate da Lang&Partners, Younique Human Solutions, società di consulenza Hr italiana specializzata in scouting e coaching, che ha messo in luce quali siano gli aspetti che i manager vogliono approfondire maggiormente.

Happiness at work

Sulla base dei dati raccolti, il 25% dei manager e Ceo richiede coaching relativi a ‘Happiness at work e benessere psicologico dei dipendenti’ per avvicinarsi a loro, comprenderli meglio, leggerne i bisogni in modo da implementare la capacità di influenzare positivamente ed essere rispettati e riconosciuti come leader di valore. “Un leader che oggi deve avere competenze sempre più trasversali e sia in grado di sviluppare la così detta ‘e-leadership’, ossia la capacità di utilizzare al meglio le tecnologie digitali, di introdurre innovazioni digitali nella propria azienda e di essere in grado di garantire ai dipendenti le giuste strumentazioni e la formazione necessaria per essere al passo con l’evoluzione digitale che si sta attraversando, soprattutto in questi mesi, nei quali si assiste all’affermazione di modalità di lavoro a distanza, come lo smart working” si legge nella ricerca.

Diversity&Inclusion e leadership femminile

Inoltre, il 30% delle aziende chiede supporto nello sviluppo di progetti di Diversity&Inclusion e questo fa comprendere quanto attuale e sentito sia questo tema e quanto le aziende stiano iniziando a prenderne consapevolezza. Allo stesso modo, molto “caldo” è anche il tema della leadership femminile: le donne sono ancora considerate meno adatte a ricoprire un ruolo di comando e l’Italia – per quel che riguarda la presenza femminile ai vertici – si posiziona molto in basso rispetto alla media europea: solo due dirigenti su dieci sono donne. Però questo trend sta, seppur lentamente, cambiando e crescono l’interesse e la sensibilità verso la leadership inclusiva e i mutamenti profondi in merito ai cambiamenti sociali.

Le figure più professionali più ricercate

Insieme ai bisogni espressi da manager e Ceo, la ricerca evidenzia anche quali sono le figure professionali maggiormente richieste: si tratta di ruoli legati al comparto del digitale, fondamentali per la ripresa post lockdown. Dallo specialista di Seo e Sem all’Ecommerce Business Analyst, responsabile dell’analisi dei dati di vendita online, fino all’Ecommerce Manager/Director, che corrisponde al direttore commerciale e coordina le funzioni aziendali che strutturano l’e-commerce, sono queste le mansioni che le aziende di oggi ricercano di più.

Fiducia dei consumatori e delle imprese, a maggio è in flessione

C’era da aspettarselo: nel mese di maggio, dopo circa due mesi di lockdown, si registra una netta flessione nell’indice di fiducia delle imprese e dei consumatori. I dati sono stati raccolti dall’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, che ha infatti ripreso – dopo la sospensione di aprile dovuta all’emergenza sanitaria – le tradizionali indagini relative alla fiducia di consumatori e imprese. Le stime effettuate con i dati raccolti a maggio 2020 indicano livelli storicamente bassi dell’indice del clima di fiducia dei consumatori (94,3) e dell’indice composito del clima di fiducia delle imprese (51,1). Si tratta di numeri in decisa flessione rispetto a quelli del marzo scorso per tutte le componenti: la diminuzione è decisamente più sensibile per quanto concerne il clima economico e corrente; il clima personale e quello futuro, per fortuna, rivelano cali nettamente più contenuti. Venendo ai dati, il clima economico passa da 94,4 a 71,9, il clima personale cala da 102,4 a 100,9, il clima corrente scivola da 104,8 a 95,0 e il clima futuro segna solo un lieve peggioramento, passando da 93,3 a 93,1.

Il sentiment delle imprese nei diversi settori

In merito al settore delle imprese, l’Istat riporta che “le stime degli indici evidenziano una caduta della fiducia, rispetto a marzo 2020, nel settore dei servizi di mercato (l’indice passa da 75,7 a 38,8), del commercio al dettaglio (da 95,6 a 67,8) e delle costruzioni (da 139,0 a 108,4). Nella manifattura, l’indice di fiducia registra una flessione relativamente più contenuta, passando da 87,2 a 71,2, mantenendosi comunque su livelli storicamente bassi”. Per quanto attiene alle componenti dell’indice di fiducia, nell’industria manifatturiera peggiorano, rispetto a marzo 2020, i giudizi sugli ordini mentre le scorte di prodotti finiti sono giudicate in accumulo; le attese di produzione subiscono un’ulteriore diminuzione. Per le costruzioni, la flessione dell’indice è causata da un forte peggioramento dei giudizi sugli ordini; relativamente più contenuto il calo delle aspettative sull’occupazione presso l’impresa.

Servizi di mercato e commercio al dettaglio i comparti “pessimisti”

Nei servizi di mercato, il calo dell’indice rispetto a marzo 2020 è determinato da giudizi, sia sugli ordini sia sull’andamento generale dell’azienda, in forte peggioramento; l’indagine rileva però un miglioramento delle aspettative sugli ordini, che tuttavia rimangono su livelli bassi. Con riferimento al commercio al dettaglio, risultano in caduta libera i giudizi sulle vendite, mentre le scorte di magazzino sono giudicate in forte accumulo. Si registra un calo contenuto delle aspettative sulle vendite, dopo la caduta subita lo scorso marzo.  

Arriva il 730 precompilato, invio dal 14 maggio al 30 settembre

L’Agenzia delle Entrate ha reso disponibile online la dichiarazione dei redditi precompilata. Dal partire dal 14 maggio fino al 30 settembre si potrà accettare, modificare e inviare il 730 oppure modificare il modello Redditi, che potrà essere trasmesso dal 19 maggio al 30 novembre. Nella dichiarazione precompilata 2020 si moltiplicano le informazioni sugli oneri e sulle spese deducibili e detraibili. Oltre alle informazioni già presenti nelle dichiarazioni degli anni precedenti, quest’anno fanno ingresso le spese per le prestazioni sanitarie dei dietisti, fisioterapisti, logopedisti, igienisti dentali, tecnici ortopedici e tante altre categorie di professionisti sanitari.

Le novità della dichiarazione 2020

Nel modello precompilato quest’anno entrano, inoltre, anche le spese sanitarie per le prestazioni erogate dalle strutture sanitarie militari. Oltre ai contributi previdenziali versati all’Inps con lo strumento del Libretto famiglia.

Un’altra novità della precompilata 2020 è la possibilità per l’erede di utilizzare il 730, oltre che il modello Redditi, per la presentazione della dichiarazione dei redditi per conto del contribuente deceduto. Per l’utilizzo del modello 730 è necessario che la persona deceduta abbia percepito nel 2019 redditi dichiarabili con tale modello (da lavoro dipendente, pensione e alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente).

Come visualizzare il modello e accedere ai servizi

Per visualizzare il proprio modello 730 o il modello Redditi, occorre entrare nell’area riservata del sito delle Entrate (www.agenziaentrate.gov.it) e inserire il nome utente, la password e il pin dei servizi online dell’Agenzia. È possibile accedere alla propria dichiarazione anche utilizzando la Carta Nazionale dei Servizi, le credenziali rilasciate dall’Inps, oppure tramite Spid, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, che consente di utilizzare le stesse credenziali per tutti i servizi online delle PA e delle imprese aderenti, riporta Askanews.

I dati relativi alle spese sanitarie passano a 790 milioni

Anche quest’anno, rende noto l’Agenzia, cresce il numero dei dati a disposizione dei contribuenti, che supera quota 991 milioni. L’incremento più marcato si registra nei dati relativi alle spese sanitarie sostenute dai cittadini, che quest’anno fanno un balzo da 754 a 790 milioni, 36 milioni in più rispetto al 2019. Al secondo posto i numeri relativi ai premi assicurativi, che superano quota 94 milioni (+2 milioni rispetto al 2019). In aumento di oltre un milione anche le Certificazioni Uniche, a quota 62,5 milioni, e crescono fino a sfiorare quota 5 milioni i numeri relativi ai rimborsi delle spese sanitarie. Non presentano particolari variazioni i dati sugli interessi passivi (oltre 8,2 milioni), i 4,6 milioni di informazioni sui contributi previdenziali e gli oltre 4,2 milioni di informazioni sulla previdenza complementare. Stabili anche i dati sulle spese universitarie (3,5 milioni).

Hi tech, sostenibilità e competenze i temi chiave per le Pmi

Quali sono i temi al centro dell’agenda della Piccole e medie imprese italiane? Trasformazione digitale, sostenibilità, supporto pubblico e competenze. I temi emergenti che si delineano partono quindi dalle nuove tecnologie e dalla loro applicazione ai settori produttivi, che consente alle Pmi di ripensare processi e modelli. Una maggior attenzione è posta anche all’ambiente, e a un uso più attento delle risorse. Tanto che tutti i settori produttivi vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita. Questo è quanto emerge dall’indagine svolta da Banca Ifis per l’osservatorio permanente Fattore I, che nel corso del 2019 ha analizzato 1,1 milioni di contenuti e commenti sul web realizzati da oltre 400.000 utenti. Le tecniche utilizzate dall’indagine riguardano il web listening e il machine learning.

Ripensare processi e modelli con una maggior attenzione all’efficienza produttiva

I settori produttivi al centro dell’indagine sono l’automotive, le costruzioni, la logistica e i trasporti, la meccanica, l’agroalimentare, la moda, la tecnologia, il settore chimico e farmaceutico e il sistema casa.

All’interno dei settori si ripensano processi e modelli, ponendo maggior attenzione all’efficienza produttiva, ma anche all’ambiente e a un uso più attento delle risorse. Ecco quindi anche la sostenibilità, che si impone come un’urgenza economica in grado di mettere in discussione i metodi di produzione.

Il focus è sugli incentivi agli investimenti

Tutti i settori produttivi, con l’eccezione della meccanica, nel 2019 vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita, ma l’attenzione sul tema cala nella seconda metà dell’anno rispetto ai mesi precedenti. Al terzo posto, tra gli argomenti chiave c’è il supporto pubblico, riporta Ansa. Nella prima parte dell’anno scorso, infatti, il focus degli operatori economici è sugli incentivi agli investimenti (quasi 14.000 operatori discutono di questo), ma negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata dagli incentivi alla richiesta di interventi infrastrutturali e grandi opere pubbliche, fino al rilancio dell’economia.

Preoccupa la mancanza di competenze

Gli accordi commerciali a tutela del Made in Italy e il refitting sono altri temi attorno ai quali si concentrano le discussioni. Ma c’è un altro argomento che assume un’importanza crescente nel tempo. Con quasi 47.000 conversazioni le risorse umane diventano il quarto hot topic. In tutti i settori, a partire dalla moda e dalla meccanica, c’è preoccupazione per la mancanza di competenze adeguate, in particolare nel gestire le nuove tecnologie utilizzate nella produzione. Si teme di non riuscire, nei prossimi anni, a reperire figure professionali specifiche. E di rischiare un cortocircuito nell’avanzamento tecnologico per la mancanza di figure professionali qualificate.

I vantaggi del cassetto digitale, tutta l’impresa in un clic

L’economia digitale è un sistema di produzione e scambio basato su tecnologie informatiche, ma non è limitata a Internet. Il suo raggio di azione è molto più ampio della rete, e comprende diverse tecnologie, hardware e software, online e offline, dai sistemi cloud al mobile all’Internet of things, dai big data ai social network. L’economia digitale spinge gli imprenditori ad avere sempre con sé informazioni, documenti e strumenti per gestire la propria azienda. E il cassetto digitale dell’imprenditore è il servizio offerto dalle camere di commercio a 10 milioni di cittadini imprenditori per accedere a tutti i documenti ufficiali della propria impresa.

La PA e il processo di digitalizzazione delle informazioni

Nonostante i progressi tecnologici degli ultimi anni l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi. Nell’indice di digitalizzazione della Commissione europea (Desi) l’Italia si colloca infatti ancora al 24° posto fra i 27 Stati membri. Una distanza, questa, che contribuisce alla scarsa crescita dell’economia nazionale. La PA però è impegnata in un importante processo di digitalizzazione per semplificare e rendere più snello il rapporto tra i cittadini, e l’accesso e circolazione delle informazioni. Come il consolidamento del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e l’incremento delle transazioni su PagoPA, senza dimenticare l’avvio della fase di test dell’app per i servizi pubblici IO. Per le imprese questo nuovo modo di vivere la quotidianità è già realtà, grazie al cassetto digitale, messo a disposizione da impresa.italia.it.

Tutti i documenti ufficiali aggiornati e certificati

I documenti dell’impresa, disponibili nel cassetto digitale di impresa.italia, comprendono visure, anche già tradotte in inglese, partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, bilancio, statuto, atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, e fascicolo d’impresa. In pratica, impresa.italia.it mette a disposizione di ogni titolare e legale rappresentante tutti i documenti ufficiali della propria impresa, sempre aggiornati e certificati dalle camere di commercio. Il servizio inoltre permette di controllare anche lo stato delle pratiche presentate a 3.800 sportelli unici delle attività produttive, e di entrare in contatto con le start-up e Pmi innovative italiane.

Accedere con le credenziali Spid o la Cns

Accedere al servizio è facile, sicuro e veloce con le credenziali Spid o con la Carta nazionale dei servizi (cns) da qualsiasi dispositivo, pc, smartphone e tablet. Per ottenere Spid, l’imprenditore può contattare direttamente la propria camera di commercio oppure a un gestore di identità digitale, riporta Adnkronos. In particolare, Spid è il sistema pubblico di identità digitale che permette di accedere a tutti i servizi online della PA con le stesse credenziali (username e password) da computer, tablet e smartphone. Con il cassetto digitale, inoltre, per gli utenti che utilizzano il servizio delle camere di commercio, si possono consultare anche le proprie fatture elettroniche.

Le 10 buone risoluzioni per l’email marketing di successo

Igiene nelle liste, contenuti chiari, e una reputazione immacolata. Queste alcune delle 10 buone risoluzioni sintetizzate dalla Certified Senders Alliance (CSA) alle quali attenersi per avere successo con le campagne di email marketing. Ricordarsi innanzitutto che gli indirizzi mail di alta qualità sono un bene prezioso e nella mailing list andrebbero inseriti solo quelli ottenuti legalmente, e delle persone di cui si può dimostrare il consenso. Meglio una piccola lista di distribuzione con indirizzi di alta qualità che non una grande lista con indirizzi da fonti discutibili. Inoltre, è opportuno assicurarsi di utilizzare la doppia procedura di opt-in. Nel dubbio, bisogna essere in grado di fornire prove chiare di avere il modulo di consenso di ogni persona a cui si ha inviato un’e-mail.

Contenuti onesti, no alla trappola spam e utilizzare i feedback

Seconda risoluzione, essere onesti. Anche quando si tratta di attirare nuovi abbonati alla newsletter. Esprimere i contenuti con parole chiare e comprensibili, senza “nascondere” la richiesta di consenso pubblicitario. In caso contrario, il destinatario potrebbe annullare la richiesta, o contrassegnare il messaggio come spam. La risoluzione numero 3 invita anche a non cadere nella trappola di spam. La reputazione di mittente rispettabile potrebbe risentirne, e si rischia di finire in una lista nera. Risoluzione numero 4, utilizzare un circuito di feedback se il fornitore di servizi di posta elettronica offre l’opzione. In questo modo, si ricevono feedback dal provider sui destinatari che classificano la posta come spam o indesiderata.

Occhio alle competizioni, mantenere la parola, rispettare il GDPR

Se si partecipa a una competizione come co-sponsor per generare indirizzi, la regola numero 5 consiglia di assicurarsi che il numero di sponsor non sia superiore a 8, e che si possa accedere alla dichiarazione di consenso del destinatario in qualsiasi momento. Ovviamente (numero 6), rispettare sempre gli accordi, e inviare solo annunci pubblicitari per prodotti o servizi menzionati nella dichiarazione di consenso. Inoltre, rispettare il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Non solo per non rischiare gravi multe per non conformità, ma anche per non mettere in pericolo la buona reputazione e la fiducia dei clienti. Se si ottiene la certificazione della CSA si è dalla parte della sicurezza anche per quanto riguarda il GDPR.

Attenzione al phishing e ai contenuti

Proteggere se stessi e il proprio marchio dall’uso improprio per il phishing (risoluzione numero 8). È bene affidarsi agli standard quando si inviano le  e-mail. DMARC, Sender Policy Framework (SPF) e Domain Keys Identified Mail (DKIM) danno la possibilità di rendere le e-mail riconoscibili per il provider. Di conseguenza, le e-mail di phishing vengono identificate e filtrate prima che raggiungano il destinatario. Attenzione sempre ai contenuti pertinenti. La pertinenza (risoluzione numero 8), crea interesse, lega i clienti esistenti e ne genera di nuovi. Ultima risoluzione, approfittare del CSA Email Summit 2020 di Colonia, dove esperti di marketing, specialisti di PC e dirigenti di oltre 15 Paesi discuteranno dei nuovi sviluppi relativi al settore della posta elettronica.

Facebook lancia Pay, ed entra nel mondo dei pagamenti digitali

Facebook annuncia Pay, il servizio che offre “un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” per gli utenti che usano il sistema di app della società di Mark Zuckerberg. Quindi, anche Messenger, Instagram e WhatsApp,

Facebook Pay, che ha debuttato a novembre negli Stati Uniti, potrà essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro. Inizialmente il sistema sarà disponibile attraverso l’applicazione principale di Facebook e sulla app di Messenger, mentre a Instagram e WhatsApp le stesse opzioni saranno estese in un secondo momento.

Numeri di carta e conto bancario archiviati e crittografati in modo sicuro

Il nuovo servizio supporta la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal. Per utilizzarlo sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione, o sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti già usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro – spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook -. Facebook Pay renderà più semplici queste transazioni, mentre continuerà a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”. I  numeri di carta e conto bancario verranno infatti archiviati e crittografati in modo sicuro, riporta Ansa.

La novità principale sta nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili

Se alcune opzioni di pagamento erano già disponibili su Facebook, la novità di Facebook Pay sta principalmente nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili, con l’obiettivo di farli crescere. Da tempo Facebook sta anche lavorando a una migliore integrazione tra le sue applicazioni, per unificare il sistema che gestisce le chat di Messenger, WhatsApp e Instagram. E ha da poco presentato anche un nuovo logo aziendale, pensato per essere usato da tutte le applicazioni e le attività dell’azienda.

Il servizio non farà parte di Libra, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale

L’iniziativa rientra nel piano di riorganizzazione di alcuni servizi forniti dall’azienda, ma è separata da Libra, l’ambizioso progetto del CEO di Facebook per creare una valuta digitale propria, ma che finora ha incontrato forti opposizioni da parte di numerosi governi, fra cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Inoltre, l’abbandono del progetto da parte delle grandi società attive nella gestione dei pagamenti, come eBay, Visa e Mastercard, ha messo in difficoltà Libra, ma Zuckerberg ha spiegato di volere comunque proseguire con il suo piano, riferisce Il Post.

Facebook Pay non farà quindi parte della Libra Association, l’organizzazione indipendente da Facebook, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale.