Archivio Categoria: Approfondimenti

Hi tech, sostenibilità e competenze i temi chiave per le Pmi

Quali sono i temi al centro dell’agenda della Piccole e medie imprese italiane? Trasformazione digitale, sostenibilità, supporto pubblico e competenze. I temi emergenti che si delineano partono quindi dalle nuove tecnologie e dalla loro applicazione ai settori produttivi, che consente alle Pmi di ripensare processi e modelli. Una maggior attenzione è posta anche all’ambiente, e a un uso più attento delle risorse. Tanto che tutti i settori produttivi vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita. Questo è quanto emerge dall’indagine svolta da Banca Ifis per l’osservatorio permanente Fattore I, che nel corso del 2019 ha analizzato 1,1 milioni di contenuti e commenti sul web realizzati da oltre 400.000 utenti. Le tecniche utilizzate dall’indagine riguardano il web listening e il machine learning.

Ripensare processi e modelli con una maggior attenzione all’efficienza produttiva

I settori produttivi al centro dell’indagine sono l’automotive, le costruzioni, la logistica e i trasporti, la meccanica, l’agroalimentare, la moda, la tecnologia, il settore chimico e farmaceutico e il sistema casa.

All’interno dei settori si ripensano processi e modelli, ponendo maggior attenzione all’efficienza produttiva, ma anche all’ambiente e a un uso più attento delle risorse. Ecco quindi anche la sostenibilità, che si impone come un’urgenza economica in grado di mettere in discussione i metodi di produzione.

Il focus è sugli incentivi agli investimenti

Tutti i settori produttivi, con l’eccezione della meccanica, nel 2019 vedono nella sostenibilità un’opportunità di crescita, ma l’attenzione sul tema cala nella seconda metà dell’anno rispetto ai mesi precedenti. Al terzo posto, tra gli argomenti chiave c’è il supporto pubblico, riporta Ansa. Nella prima parte dell’anno scorso, infatti, il focus degli operatori economici è sugli incentivi agli investimenti (quasi 14.000 operatori discutono di questo), ma negli ultimi mesi l’attenzione si è spostata dagli incentivi alla richiesta di interventi infrastrutturali e grandi opere pubbliche, fino al rilancio dell’economia.

Preoccupa la mancanza di competenze

Gli accordi commerciali a tutela del Made in Italy e il refitting sono altri temi attorno ai quali si concentrano le discussioni. Ma c’è un altro argomento che assume un’importanza crescente nel tempo. Con quasi 47.000 conversazioni le risorse umane diventano il quarto hot topic. In tutti i settori, a partire dalla moda e dalla meccanica, c’è preoccupazione per la mancanza di competenze adeguate, in particolare nel gestire le nuove tecnologie utilizzate nella produzione. Si teme di non riuscire, nei prossimi anni, a reperire figure professionali specifiche. E di rischiare un cortocircuito nell’avanzamento tecnologico per la mancanza di figure professionali qualificate.

I vantaggi del cassetto digitale, tutta l’impresa in un clic

L’economia digitale è un sistema di produzione e scambio basato su tecnologie informatiche, ma non è limitata a Internet. Il suo raggio di azione è molto più ampio della rete, e comprende diverse tecnologie, hardware e software, online e offline, dai sistemi cloud al mobile all’Internet of things, dai big data ai social network. L’economia digitale spinge gli imprenditori ad avere sempre con sé informazioni, documenti e strumenti per gestire la propria azienda. E il cassetto digitale dell’imprenditore è il servizio offerto dalle camere di commercio a 10 milioni di cittadini imprenditori per accedere a tutti i documenti ufficiali della propria impresa.

La PA e il processo di digitalizzazione delle informazioni

Nonostante i progressi tecnologici degli ultimi anni l’Italia è in ritardo rispetto ad altri Paesi. Nell’indice di digitalizzazione della Commissione europea (Desi) l’Italia si colloca infatti ancora al 24° posto fra i 27 Stati membri. Una distanza, questa, che contribuisce alla scarsa crescita dell’economia nazionale. La PA però è impegnata in un importante processo di digitalizzazione per semplificare e rendere più snello il rapporto tra i cittadini, e l’accesso e circolazione delle informazioni. Come il consolidamento del Sistema pubblico di identità digitale (Spid) e l’incremento delle transazioni su PagoPA, senza dimenticare l’avvio della fase di test dell’app per i servizi pubblici IO. Per le imprese questo nuovo modo di vivere la quotidianità è già realtà, grazie al cassetto digitale, messo a disposizione da impresa.italia.it.

Tutti i documenti ufficiali aggiornati e certificati

I documenti dell’impresa, disponibili nel cassetto digitale di impresa.italia, comprendono visure, anche già tradotte in inglese, partecipazioni, elenco soci, storia delle modifiche, bilancio, statuto, atto costitutivo, fusioni, nomina amministratori, procure, e fascicolo d’impresa. In pratica, impresa.italia.it mette a disposizione di ogni titolare e legale rappresentante tutti i documenti ufficiali della propria impresa, sempre aggiornati e certificati dalle camere di commercio. Il servizio inoltre permette di controllare anche lo stato delle pratiche presentate a 3.800 sportelli unici delle attività produttive, e di entrare in contatto con le start-up e Pmi innovative italiane.

Accedere con le credenziali Spid o la Cns

Accedere al servizio è facile, sicuro e veloce con le credenziali Spid o con la Carta nazionale dei servizi (cns) da qualsiasi dispositivo, pc, smartphone e tablet. Per ottenere Spid, l’imprenditore può contattare direttamente la propria camera di commercio oppure a un gestore di identità digitale, riporta Adnkronos. In particolare, Spid è il sistema pubblico di identità digitale che permette di accedere a tutti i servizi online della PA con le stesse credenziali (username e password) da computer, tablet e smartphone. Con il cassetto digitale, inoltre, per gli utenti che utilizzano il servizio delle camere di commercio, si possono consultare anche le proprie fatture elettroniche.

Le 10 buone risoluzioni per l’email marketing di successo

Igiene nelle liste, contenuti chiari, e una reputazione immacolata. Queste alcune delle 10 buone risoluzioni sintetizzate dalla Certified Senders Alliance (CSA) alle quali attenersi per avere successo con le campagne di email marketing. Ricordarsi innanzitutto che gli indirizzi mail di alta qualità sono un bene prezioso e nella mailing list andrebbero inseriti solo quelli ottenuti legalmente, e delle persone di cui si può dimostrare il consenso. Meglio una piccola lista di distribuzione con indirizzi di alta qualità che non una grande lista con indirizzi da fonti discutibili. Inoltre, è opportuno assicurarsi di utilizzare la doppia procedura di opt-in. Nel dubbio, bisogna essere in grado di fornire prove chiare di avere il modulo di consenso di ogni persona a cui si ha inviato un’e-mail.

Contenuti onesti, no alla trappola spam e utilizzare i feedback

Seconda risoluzione, essere onesti. Anche quando si tratta di attirare nuovi abbonati alla newsletter. Esprimere i contenuti con parole chiare e comprensibili, senza “nascondere” la richiesta di consenso pubblicitario. In caso contrario, il destinatario potrebbe annullare la richiesta, o contrassegnare il messaggio come spam. La risoluzione numero 3 invita anche a non cadere nella trappola di spam. La reputazione di mittente rispettabile potrebbe risentirne, e si rischia di finire in una lista nera. Risoluzione numero 4, utilizzare un circuito di feedback se il fornitore di servizi di posta elettronica offre l’opzione. In questo modo, si ricevono feedback dal provider sui destinatari che classificano la posta come spam o indesiderata.

Occhio alle competizioni, mantenere la parola, rispettare il GDPR

Se si partecipa a una competizione come co-sponsor per generare indirizzi, la regola numero 5 consiglia di assicurarsi che il numero di sponsor non sia superiore a 8, e che si possa accedere alla dichiarazione di consenso del destinatario in qualsiasi momento. Ovviamente (numero 6), rispettare sempre gli accordi, e inviare solo annunci pubblicitari per prodotti o servizi menzionati nella dichiarazione di consenso. Inoltre, rispettare il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Non solo per non rischiare gravi multe per non conformità, ma anche per non mettere in pericolo la buona reputazione e la fiducia dei clienti. Se si ottiene la certificazione della CSA si è dalla parte della sicurezza anche per quanto riguarda il GDPR.

Attenzione al phishing e ai contenuti

Proteggere se stessi e il proprio marchio dall’uso improprio per il phishing (risoluzione numero 8). È bene affidarsi agli standard quando si inviano le  e-mail. DMARC, Sender Policy Framework (SPF) e Domain Keys Identified Mail (DKIM) danno la possibilità di rendere le e-mail riconoscibili per il provider. Di conseguenza, le e-mail di phishing vengono identificate e filtrate prima che raggiungano il destinatario. Attenzione sempre ai contenuti pertinenti. La pertinenza (risoluzione numero 8), crea interesse, lega i clienti esistenti e ne genera di nuovi. Ultima risoluzione, approfittare del CSA Email Summit 2020 di Colonia, dove esperti di marketing, specialisti di PC e dirigenti di oltre 15 Paesi discuteranno dei nuovi sviluppi relativi al settore della posta elettronica.

Facebook lancia Pay, ed entra nel mondo dei pagamenti digitali

Facebook annuncia Pay, il servizio che offre “un’esperienza di pagamento comoda, sicura e coerente” per gli utenti che usano il sistema di app della società di Mark Zuckerberg. Quindi, anche Messenger, Instagram e WhatsApp,

Facebook Pay, che ha debuttato a novembre negli Stati Uniti, potrà essere utilizzato per fare acquisti, effettuare donazioni o trasferire denaro. Inizialmente il sistema sarà disponibile attraverso l’applicazione principale di Facebook e sulla app di Messenger, mentre a Instagram e WhatsApp le stesse opzioni saranno estese in un secondo momento.

Numeri di carta e conto bancario archiviati e crittografati in modo sicuro

Il nuovo servizio supporta la maggior parte delle principali carte di credito e debito, anche PayPal. Per utilizzarlo sarà necessario aggiungere il metodo di pagamento dalle impostazioni dell’applicazione, o sceglierlo quando si effettua un pagamento. “Gli utenti già usano i pagamenti sulle nostre app per fare acquisti, fare donazioni per una causa oppure mandare denaro – spiega in un post ufficiale Deborah Liu, Vice Presidente Marketplace and Commerce di Facebook -. Facebook Pay renderà più semplici queste transazioni, mentre continuerà a mantenere le informazioni di pagamento sicure e protette”. I  numeri di carta e conto bancario verranno infatti archiviati e crittografati in modo sicuro, riporta Ansa.

La novità principale sta nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili

Se alcune opzioni di pagamento erano già disponibili su Facebook, la novità di Facebook Pay sta principalmente nell’avere messo ordine tra i servizi già disponibili, con l’obiettivo di farli crescere. Da tempo Facebook sta anche lavorando a una migliore integrazione tra le sue applicazioni, per unificare il sistema che gestisce le chat di Messenger, WhatsApp e Instagram. E ha da poco presentato anche un nuovo logo aziendale, pensato per essere usato da tutte le applicazioni e le attività dell’azienda.

Il servizio non farà parte di Libra, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale

L’iniziativa rientra nel piano di riorganizzazione di alcuni servizi forniti dall’azienda, ma è separata da Libra, l’ambizioso progetto del CEO di Facebook per creare una valuta digitale propria, ma che finora ha incontrato forti opposizioni da parte di numerosi governi, fra cui gli Stati Uniti e l’Unione Europea. Inoltre, l’abbandono del progetto da parte delle grandi società attive nella gestione dei pagamenti, come eBay, Visa e Mastercard, ha messo in difficoltà Libra, ma Zuckerberg ha spiegato di volere comunque proseguire con il suo piano, riferisce Il Post.

Facebook Pay non farà quindi parte della Libra Association, l’organizzazione indipendente da Facebook, che avrà il compito di gestire la valuta virtuale.

Google spia dati dei bambini tramite YouTube?

Tramite YouTube, il servizio di video-streaming di Google, la società di Mountain View raccoglie in modo inappropriato i dettagli personali dei bambini che usano la piattaforma, e li utilizza per fini pubblicitari. Secondo il Washington Post Google ha raggiunto un accordo con la Federal Trade Commission, l’autorità statunitense che tutela i consumatori, per aver violato la COPPA (Children’s Online Privacy Protection Act), la legge che protegge la privacy dei dati federali dei bambini. In pratica, l’algoritmo di YouTube registrerebbe le preferenze del bambino per poi proporre spot mirati di prodotti acquistabili.

Una decisione arrivata dopo anni di reclami da parte di associazioni a difesa della privacy

L’accordo tra le due società prevede una multa milionaria, ma l’importo preciso non è ancora chiaro, e la questione ora passa nelle mani del Dipartimento di Giustizia. La COPPA prevede il divieto di tracciamento e targeting di bambini al di sotto dei 13 anni. Il Washington Post aggiunge che questa decisione arriva dopo anni di reclami sporti contro YouTube da parte di associazioni a difesa della privacy. Le denunce riguardavano alcuni canali che la piattaforma sostiene essere destinati a persone di età superiore ai 13 anni, ma che offrono invece video diretti a bambini più piccoli, come filastrocche e cartoni animati, e la relativa pubblicità.

Anche il Codacons annuncia la presentazione di un esposto

YouTube si è sempre difesa sostenendo che tali canali potevano essere visionati con l’approvazione dei genitori, ma di non poter stabilire effettivamente se tale approvazione fosse stata ricevuta dai visori o meno. Per quanto riguarda il nostro Paese anche il Garante per la privacy italiano dovrà avviare un’indagine su Google: il Codacons annuncia la presentazione di un esposto all’Autorità garante dei dati personali. Già in passato il Codacons ricorda di aver denunciato la presenza su Youtube di video dedicati ai bambini contenenti messaggi pubblicitari occulti, in grado cioè di influenzare i minori. ”Ora, a seguito della violazione della privacy dei bambini accertata negli Stati Uniti, vogliamo che anche in Italia siano avviate indagini sul comportamento della società”, spiega il presidente Carlo Rienzi.

L’utilizzo illegittimo di immagini e dati personali dei bambini su web e social network

“In tal senso chiediamo al Garante della privacy di verificare se Youtube abbia violato le normative nazionale e comunitarie relative ai dati personali dei minori e, in tal caso, che elevi una maxi-sanzione nei confronti del colosso del web”, aggiunge Rienzi.

Proprio su tali temi il Codacons incontrerà nei prossimi giorni il Garante per l’infanzia, riporta Adnkronos, sollevando il problema dell’utilizzo illegittimo di immagini e dati personali dei bambini su web e social network.

Il ruolo del leader cambia, l’Industria 4.0 richiede innovazione e sostenibilità

La Quarta Rivoluzione Industriale è realtà, la tecnologia sta trasformando tutti gli ambiti dell’esistenza e tutti settori industriali, modificando le relazioni sociali, il modo di apprendere così come gran parte delle professioni. Secondo l’International Business Report (IBR) di Grant Thornton del 2019, la ricerca globale effettuata sui dirigenti di imprese del mid-market, l’avanzamento del mondo digitale sarà il fattore di cambiamento delle realtà aziendali più influente nel prossimo futuro. Lo confermano il 42% degli intervistati, mentre per il 40% saranno l’AI e i big data, e per il 35%, il cambiamento maggiore avverrà per un maggior utilizzo dell’automazione e della robotica. I leader del futuro dovranno quindi riformulare i propri modelli di business, e dotarsi di nuove competenze coerenti con l’utilizzo degli strumenti “intelligenti”.

Adattamento e flessibilità, i punti chiave del successo

Intelligenza artificiale, machine learning, Internet of Things e infrastrutture cloud diventeranno di uso comune, richiedendo ai leader di impresa un riassortimento dei propri team per favorire una cultura aziendale più flessibile e aperta alle novità. Secondo i dati dell’IBR, il 20% dei dirigenti globali nel mid-market crede che la capacità di essere innovativi sarà la caratteristica più importante per i leader d’impresa nel 2030, mentre il 16% ritiene che lo sia già oggi. Allo stesso tempo, il 18% sostiene che sapersi adattare al cambiamento sarà essenziale in futuro. Innovazione, adattamento e flessibilità saranno quindi i punti chiave delle strategie di successo, ma il vero vantaggio competitivo delle imprese 4.0 saranno sempre le persone.

Eterogeneità, diversità e inclusione, le carte vincenti del team di domani

Insieme alle numerose competenze richieste i leader dovranno formare i propri team, rendendoli il più possibile pronti ad affrontare le sfide del cambiamento e a raccogliere le opportunità che deriveranno da nuovi stimoli. Una visione chiara e una direzione condivisa resteranno le carte vincenti per la leadership di domani, che dovrà impegnarsi a diffondere una cultura partecipativa, sperimentando soluzioni diverse e a volte rischiose. Insomma, riporta Askanews, la vera forza dei team del futuro risiederà nell’eterogeneità dei gruppi, nella diversità e nell’inclusione.

Nuovi valori sociali e aziendali cambiano il modo di fare impresa

Per Gabriele Labombarda, Partner e IBC Director di Bernoni Grant Thornton, “La curiosità e la capacità di adattamento sono le doti che oggi non possono mancare in un leader: il successo sarà il risultato della tensione al cambiamento e della propensione a innovare”. Non sono però da sottovalutare altri elementi in gioco, come le aspettative in merito alle buone pratiche etiche e di sostenibilità ambientale in relazione ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda ONU 2030. “Variabili che stanno stimolando un complessivo cambiamento dei valori sociali e aziendali e del modo di fare impresa”, commenta Michele Milano, Vicepresidente e Partner di Ria Grant Thornton.

Insomma, i leader di domani dovranno riuscire a destreggiarsi tra due forze contrapposte, l’avanzamento tecnologico e il potenziamento delle capacità umane, identificando le combinazioni vincenti e promuovendo soluzioni di business sostenibili e innovative.

Internet da rete fissa, cambiando provider si risparmia? Pare di sì

L’infedeltà paga? Nel mercato dei provider per la connessione domestica, Adsl o fibra, parrebbe proprio di sì. O meglio, nei primi mesi del 2019 è tornata a crescere la convenienza per chi decide di cambiare la propria tariffa per internet fisso vecchia di almeno 2 anni. A decretarlo è un recente studio condotto da SosTariffe.it che ha comparato le migliori offerte Adsl e fibra ottica.

Un buon momento per cambiare provider

L’osservatorio rivela che passare a un’altra compagnia, rispetto a quella che si ha, e attivare un nuovo contratto per navigare da casa, può comportare a un risparmio fino a 100 euro nel corso del primo anno di attivazione. Sia per l’Adsl sia per la fibra, le cui disparità di prezzo sono davvero minime. L’evoluzione della convenienza messa in luce dalla ricerca è particolarmente favorevole a inizio 2019.

L’evoluzione dei prezzi

Ad aprile 2018 una famiglia con un contratto internet da rete fissa sottoscritto 48 mesi prima spendeva almeno 30,74 euro al mese. Questo costo base nei mesi successivi è rimasto più o meno stabile, viceversa hanno subito variazioni i prezzi promozionali, riservate a chi cambia provider. Ad aprile 2018 infatti, volendo passare a un’offerta, tra quelle proposte dei principali provider, la famiglia presa in considerazione avrebbe speso 22,57 euro, con un risparmio nel primo anno di attivazione pari a 81,70 euro. A maggio del 2018, il passaggio a un’altra compagnia è diventato ancora più conveniente. Si passava infatti da un costo medio di 30,20 euro a promozioni che in media si aggiravano intorno ai 21,38 euro. Questo significa che chi ha cambiato operatore a maggio 2018 il primo anno successivo all’attivazione ha risparmiato 85,20 euro. A giugno il costo standard di internet da rete fissa era in media 29,21 euro, mentre approfittando delle offerte proposte al momento, si poteva spenderne 21,61 (mettendo da parte circa 80,56 euro durante il primo anno). Durante la scorsa estate la convenienza del passaggio è cresciuta in modo significativo. Gli utenti che a luglio spendevano in media 30,21 euro al mese con il proprio provider storico, hanno goduto di offerte estive che si aggiravano intorno ai 21,72 euro (risparmiando 89,15 euro il primo anno). Il vero boom dei prezzi si è registrato ad agosto: chi era già cliente di una compagnia da quattro anni spendeva ogni mese circa 29,91 euro. I costi promozionali ad agosto 2018 sono scesi in media a 20,20 euro, consentendo ai clienti di risparmiare 96,32 euro il primo anno.

Le ragioni della convenienza

Tra le ragioni che hanno portato a queste oscillazioni, e ai relativi vantaggi per gli utenti, in primo luogo c’è la tariffazione. Le bollette, che prima erano emesse ogni quattro settimane, sono tornate a essere mensili. Nel frattempo, il primo dicembre 2018, è venuto meno l’obbligo del modem imposto dagli operatori. Il modem libero, per Adsl e fibra ottica, è diventato un diritto per tutti gli utenti, grazie a una delibera Agcom. Inoltre si sono moltiplicate le promozioni che ora prevedono sconti fissi “per sempre”.

Stop in autunno, ripresa dei vantaggi in inverno

Sempre nel 2018, nei mesi autunnali e all’inizio dell’inverno la convenienza del cambio di compagnia ha subito una battuta d’arresto. Il nuovo anno, invece, si è aperto all’insegna di ottime promozioni. Tra dicembre 2018 e gennaio 2019 infatti, il risparmio è quasi raddoppiato. E a distanza di alcuni mesi lo stato dei prezzi continua a mantenersi molto favorevole per chi cambia compagnia. Il picco massimo della convenienza si è registrato a febbraio 2019 con un costo standard di internet da rete fissa di 34,88 euro, e promozioni proposte dai principali provider al costo medio di 26,67 euro per un totale di 99,42 euro risparmiato il primo anno. A marzo, poi, il costo standard fuori promozione è sceso a 33,94 euro. Ma le offerte in media offrivano canoni a 26,84 euro, con la possibilità di accantonare 79,73 euro in un anno. Un trend positivo che si è confermato ad aprile, con il passaggio da un costo standard di 31,94 euro a un costo medio proporzionale di 25,81 euro e 78,46 euro di risparmio.

Brand reputation, Ferrero, Pirelli, Armani, Barilla e Lavazza al top

Quali sono i cinque ambasciatori della reputazione dell’Italia nel mondo? Ferrero, Pirelli, Giorgio Armani, Barilla e Lavazza. In particolare, Ferrero, con il 19° posto, si conferma l’azienda italiana più reputata al mondo, e la prima, a livello globale, nel settore alimentare. Nel settore del Food and Beverage ottimi risultati anche per Barilla, al 31° posto, e per Lavazza, 38°, un balzo di 11 posizioni rispetto all’anno passato. In pratica, nella categoria delle imprese alimentari, tre delle prime quattro al mondo sono aziende italiane.

La Global RepTrak 100, una fotografia mondiale sulla reputazione

Completano la squadra italiana Pirelli e Armani, rispettivamente al 23° e 24°posto della Global RepTrak 100 del 2019, la classifica annuale delle aziende più reputate al mondo, stilata da Reputation Institute, società per la misurazione e gestione della reputazione aziendale.

Basata su oltre 230mila valutazioni individuali raccolte a gennaio 2019, la Global RepTrak 100 rappresenta la fotografia più aggiornata al mondo sulla reputazione di circa 10mila aziende. La classifica viene misurata in 15 mercati, e include valutazioni comparative, tendenze per target, e approfondimenti sui trend di mercato.

La top ten del 2019

Per quanto riguarda la top ten internazionale del Reputation Institute Global RepTrak 100 del 2019 sul podio, al 1° posto si piazza Rolex, al 2° LEGO Group e al 3° The Walt Disney Company. Alle tre aziende con la miglior brand repution, seguono al 4° Adidas, al 5° Microsoft, al 6° Sony, al 7° Canon. all’8° Michelin, al 9° Netflix e al 10° Bosch.

La Global RepTrak 100, riferisce Askanews, mette in evidenza non solo il legame delle aziende con i loro stakeholder, ma l’impatto che il valore reputazionale ha sul business, poiché si tratta di uno dei valori principali al quale i consumatori fanno riferimento quando scelgono di comprare un prodotto, raccomandare un brand, investire o lavorare per un’azienda.

“Il 52% degli utenti nutre dubbi sulle buone intenzioni delle società”

Sapere cosa alimenta la fiducia dei consumatori identificandone i comportamenti che guidano le intenzioni di acquisto è un’attività strettamente legata al business di un’azienda. E i risultati di quest’anno, si legge su Il Giornale, mostrano un miglioramento rispetto al 2018, anno in cui è esplosa la bolla della reputazione. “Il 52% degli utenti nutre dubbi sulle buone intenzioni di tutte le società – spiega Michele Tesoro-Tess, executive vice president di Reputation Institute per l’Italia e la Svizzera -. Questo gap offre però la grande opportunità di creare e fornire garanzie sulla propria reputazione che, nel tempo, può convertire gli indecisi, sempre meno propensi a dare il beneficio del dubbio alle aziende”.

Il prossimo appuntamento è per lunedì 15 aprile, in Borsa Italiana, con i Reputation Awards, per conoscere gli ultimi trend in ambito reputazione, e scoprire le aziende più reputate in Italia nel 2019.

Ict e Turismo: ciò che i giovani desiderano

Si sente spesso dire che per le nuove generazioni le occasioni lavorative siano troppo poche. Eppure, non è sempre o per tutti esattamente così, anche nella bistrattata Italia. Infatti nuove opportunità di lavoro si registrano soprattutto nell’Ict, Information and Communication Technologies (con una percentuale del 77% di manager che ritiene che ci sia spazio per nuove forze in questo ambito), nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). Qualche segnale positivo anche per le retribuzioni future che, secondo il 27,9% dei manager italiani, cresceranno nei prossimi 5 anni. Sono i dati che emergono dalla ricerca commissionata da Manageritalia ad AstraRicerche e che ha coinvolto dirigenti di primarie aziende del Belpaese.

In crescita consulenza alle imprese, Ict e turismo

Il primo dato che salta subito agli occhi e sul quale i professionisti interpellati hanno fornito numeri e giudizi concordi, è l’affermarsi di una “terna vincente”: Consulenza alle imprese, information communication tecnology e turismo. Sono questi i settori che offrono, a detta dei dirigenti, maggiori opportunità ai giovani tra 18 e 29 anni per maturare esperienza, crescita e carriera professionale. Infatti, la risposta alla domanda “ai giovani che dopo gli studi vogliono entrare nel mondo del lavoro quale settore consiglieresti come prima scelta?” vede prevalere nell’ordine Ict (24,9%), consulenza alle imprese (24,5%) e turismo (16,3%). A metà classifica la sanità e assistenza sociale (30,2%), i servizi assicurativi, bancari e finanziari (25,4%), trasporti e logistica (22,8%). Chiudono la classifica le attività legate al mondo del commercio, spettacolo, formazione e editoria.

Un quadro occupazionale sfidante e positivo

In un mercato del lavoro comunque difficile, prevale una maggiore selezione naturale – con la domanda di lavoratori inferiore all’offerta – per cui solo i migliori ce la faranno (61,4%). Seguono opportunità crescenti come numero di posti di lavoro (48,6%), soprattutto nell’Ict 77%, nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). L’attesa dei dirigenti verso i giovani è positiva e altissima, ma sono concordi nel ritenere insufficiente il bagaglio formativo delle nuove leve.

Ragazzi, attenzione alla qualità del bagaglio formativo

Solo un terzo degli intervistati giudica i giovani che si propongono oggi nel mondo del lavoro nel loro settore ben formati e preparati. Determinante – suggerisce la classe manageriale intervistata per l’indagine – è avere un buon “bagaglio di viaggio”: capacità relazionali, proattività, competenze digitali, flessibilità, etica personale e professionale, orientamento all’innovazione, spirito di sacrificio e spinta a migliorare le proprie competenze. Ragazzi, siete avvisati.

Internet, esperienze negative per il 13% dei ragazzi

La rete è utilizzata dalla maggior parte dei ragazzi, ma a molti di loro fa paura. Addirittura, cresce il numero degli adolescenti che vivono o hanno vissuto emozioni negative navigando on line. Se nel 2010 erano il 6% i giovanissimi ad aver percepito sensazioni spiacevoli, oggi la percentuale è salita al 13%. I numeri sono il frutto della ricerca “EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili”, condotta dal centro di ricerca dell’Università Cattolica e presentata  in occasione dell’evento “Crea, connetti e condividi il rispetto: un’Internet migliore comincia con te”, organizzato dal Ministero dell’Istruzione.

Gli effetti dell’hate speech

La ricerca rivela dati impressionanti. Il 31% degli 11-17enni dichiara infatti di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi contro un individuo o un gruppo. Di fronte a questo tipo di messaggi, chiamati hate speech, i ragazzi provano in maggior parte tristezza (52% dei casi). I sentimenti vissuti sono poi nell’ordine disprezzo (36%), rabbia (35%) e vergogna (20%). Tuttavia, il 58% del campione dice di non aver fatto nulla.

La rete passa dallo smartphone

I ragazzi e le ragazze utilizzano principalmente lo smartphone per andare su Internet. Lo usa tutti i giorni il 97% dei 15-17enni e il 51% dei bambini di 9-10 anni. L’88% dei ragazzi italiani usa Internet a casa quotidianamente, il 44% lo usa quando è fuori per recarsi da qualche parte (per strada, sui mezzi pubblici, etc.) e il 42% mentre è fuori per conto proprio. Alta la percentuale dei 9-17enni che si collega alla rete anche durante le ore scolastiche: il 26%, tutti i giorni. Ma cosa fanno i giovanissimi quando si connettono? I 77% delle ragazze e dei ragazzi di 9 -17 anni comunica con amici e familiari, poco più della metà guarda video online e visita quotidianamente il proprio profilo sui social media. Internet serve per fare i compiti a casa nel 37% dei casi.

Aumentano i rischi e i disagi

Come detto sopra, l’evidenza più grave è che è in aumento il numero dei giovanissimi che ha avuto esperienze negative in Internet, ne il 13% dei  9-17enni. La sensazione di disagio è più alta fra i piccoli, i bambini di 9-10 anni. Fra i rischi continuano a crescere i contenuti inappropriati (soprattutto quelli legati all’ostilità e al razzismo), l’hate speech, l’esposizione a contenuti pornografici e il sexting. Se c’è una buona notizia, è quella che gli episodi di bullismo online non crescono e si fermano al 10% degli “incidenti”. Però questo fenomeno resta quello che fa più soffrire (tre quarti delle vittime ne è rimasta molto o abbastanza turbata). Il 19% degli intervistati è stato testimone di episodi di cyberbullismo nell’ultimo anno, quelli che in gergo si chiamano i ‘by-standers’.

Il pericolo dei contenuti NUCG

Il rischio più diffuso si conferma l’esposizione a contenuti user generated negativi (NUGC). Ne sono incappati il 51% dei ragazzi di 11-17 anni. I ragazzi hanno visto: immagini violente o cruente (come persone che fanno del male a altre persone o a animali) (36%); siti o discussioni che promuovono il razzismo e la discriminazione di certi gruppi perché hanno un colore della pelle diverso o una diversa nazionalità, religione, o orientamento sessuale (33%); siti dove si discute di auto-lesionismo (22%) o di anoressia e bulimia (21%).

Come rispondere ai pericoli

Di fronte a brutte esperienze o a contenuti ritenuti negativi, il 35% dei ragazzi intervistati adotta risposte passive, o ignorando il problema o sperando che si risolva da solo. Nel 25% dei casi non parlano con nessuno delle esperienze su Internet che li hanno turbati o fatti sentire a disagio, nel 27% dei casi risolvono il problema chiudendo semplicemente la pagina web o l’app che stanno leggendo/utilizzando. Il 22% ha risposto bloccando un contatto sui social network. Solo il 2% ha segnalato contenuti o contatti inappropriati ai gestori delle piattaforme. Ma con chi si affrontano i problemi riscontrati in Rete? I teenager si rivolgono agli amici (47%) e in percentuale minore ai loro genitori (38%).