Archivio Mensile: Luglio 2021

Mutui, risalgono le richieste nel secondo semestre 2021

Nella prima metà del 2021 il mercato dei mutui mette a segno un andamento positivo: l’importo medio delle domande e degli importi erogati è aumentato, la domanda si è spostata dalle grandi città ai piccoli centri ed è cresciuto anche il numero di giovani che si rivolgono alle banche per acquistare casa. Sono alcune delle principali evidenze dell’Osservatorio Congiunto Easy.it-Mutui.it, che analizza il trend dei mutui per l’acquisto della casa.

L’importo medio si assesta a 137.626 euro

L’analisi evidenzia che l’importo medio richiesto nei primi sei mesi del 2021 ha raggiunto i 137.626 euro, con un incremento del 2% rispetto all’analogo periodo del 2020. L’aumento della richiesta media è è stato un processo sostenuto dalle banche, che da un lato non hanno inasprito i criteri di selezione, dall’altro hanno aumentato l’importo medio erogato a una media di 136.480 euro, con un incremento di 1% rispetto al 2020. Anche senza considerare l’impatto della pandemia e del lockdown, il valore è in crescita: rispetto al primo semestre 2019, la richiesta media è cresciuta del 3,3% e la cifra erogata del 4,6%.

Scende il valore medio degli immobili

In questo contesto di segni “più” c’è però un valore in decrescita: è il prezzo medio degli immobili che gli italiani vogliono acquistare, sceso del 5% rispetto a un anno fa a 209mila euro. Questo scarto, a detta degli esperti che hanno condotto l’indagine, è da ricercare nel fatto che i nostri connazionali hanno “spostato” le compravendite dai grandi centri a quelli di provincia, dove il costo al metro quadro è tendenzialmente inferiore.

Sale invece l’appeal della provincia

A riprova di queste affermazioni, ci sono i dati di Facile.it in merito al cambiamento della domanda di mutui rispetto ai due periodi pre e post pandemia. I numeri parlano chiaro: nel primo semestre 2021 è aumentata in maniera significativa la richiesta per finanziamenti finalizzati all’acquisto di case situate in provincia.  Ad esempio, la domanda di finanziamenti per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti è stata pari al 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017. E anche guardando ai mutui effettivamente erogati, è cresciuta del 6%, arrivando al 74% del totale, la quota di quelli ottenuti per abitazioni ubicate in piccole città. Lo spostamento al di fuori dei grandi centri urbani ha determinato un aumento dell’LTV, il rapporto tra mutuo richiesto e valore dell’immobile da acquistare, che nel primo semestre 2021 è arrivato al 71%. 

Una ricerca di Fiera Milano Media sullo smart working

Lo smart working rimane un caposaldo delle strategie di business anche per il futuro, anche se l’impresa del nostro Paese sembra rimanere molto più propensa all’outsourcing anziché all’investimento di risorse per lo sviluppo e l’innovazione e l’automazione della propria attività. È questa la fotografia che emerge dal report Business Leaders Survey, realizzato da Business International-Fiera Milano Media tra aprile e maggio 2021 su un campione di oltre 200 direttori finance, HR, procurement, sales, marketing e del risk management attivi in alcune delle più importanti società di medie e grandi dimensioni operanti in Italia.

Il 48% lo vuole mantenere stabilmente anche per il futuro

Secondo il 40% degli intervistati lo smart working è stata la principale misura di contrasto adottata contro gli impatti del Covid-19, e su cui un ulteriore 25% dichiara di voler puntare nei prossimi mesi, mentre il 48% ammette di volerlo mantenere stabilmente come modello lavorativo anche per il futuro. Ovviamente la cassa integrazione straordinaria ha avuto un ruolo importante nel superamento delle difficoltà, come conferma il 17,5% degli intervistati. Quello che però stona è il fatto che sebbene solo il 5,5% delle aziende ha bloccato gli investimenti nel 10% dei casi le società hanno preferito esternalizzare l’ottimizzazione dei propri processi operativi piuttosto che provare a puntare sull’innovazione, l’automazione e la robotizzazione dei propri servizi, su cui si è impegnato solo l’1%.

Resilienza, flessibilità e tolleranza allo stress le qualità cruciali per il successo

Il 6% degli intervistati dichiara poi che la sua società ha cambiato il proprio modello di business per fronteggiare le criticità proposte dalla pandemia, mentre nei prossimi mesi il 13% prevede questo intervento, e gli intervistati che dichiarano di voler implementare soluzioni di robotizzazione e automazione salgono all’8,5% (+850%). Valori in aumento che però non bastano a consentire una reale ondata di cambiamento. Nel 24% dei casi l’attenzione sull’outsourcing continuerà infatti a essere focalizzata anche nei prossimi mesi.
In ogni caso, il 23,7% pensa che anche per il futuro resilienza, flessibilità e tolleranza allo stress saranno qualità cruciali per il successo, mentre creatività, originalità e iniziativa risultano al secondo posto (16.3%).

Ancora attenzione a distanziamento sociale e riorganizzazione delle attività

L’attenzione è ancora su distanziamento sociale e necessaria riorganizzazione delle attività, riporta Italpress, e pone Team work e time management (10%) in terza posizione, seguiti poi a pari merito da formazione e apprendimento continuo (9%) e Critical thinking e predictive analytics (9%).  In fondo alla classica si trovano proprio quelle competenze tecniche che le aziende faticano a trovare sul nostro mercato, come data analysis e innovazione (8,7%), technology use/design, computational thinking & programming (2,7%). L’ultimo aspetto rilevato dalla ricerca sullo smart working è il fatto che skill come leadership e social influence (8%), problem solving (7,6%) e Intelligenza emotiva (4,8%) risultano in fondo alle competenze desiderate dai C-level per affrontare i prossimi mesi.

Le nuove prospettive dei Millennials dopo un anno di Covid

La pandemia ha cambiato radicalmente le esigenze di lavoratori e studenti: più di un anno passato fra lockdown alterni, smart-working e DAD ha costretto i Millennials a rivoluzionare gran parte delle abitudini. E cercare un nuovo inizio provando a cambiare lavoro, casa, ambiente, città, pianificare un viaggio, breve o lungo che sia, li aiuta a concentrarsi sempre più sulla qualità della vita, mettendo in secondo piano vecchie abitudini e sicurezze. Housing Anywhere, la piattaforma globale di affitto di alloggi per studenti e giovani professionisti, ha condotto un sondaggio online per evidenziare l’impatto che la pandemia ha avuto sulle abitudini dei Millennials, i nati tra il 1981 e il 1996.

Cambiare città o adattare l’abitazione a nuove esigenze?

I dati mostrano che circa il 71,5% degli intervistati non è più interessato a vivere nella stessa città in cui lavora o studia, preferendo di gran lunga pensare alla qualità della vita e ai servizi che altri luoghi, magari meno metropolitani, possono offrire. La vita tra le mura di casa poi si è completamente trasformata, tanto che il 43% degli intervistati a causa del lockdown ha avvertito per la prima volta la necessità di avere a disposizione spazi open-air magari circondati dalla natura, rivalutando quindi la presenza di balconi, giardini e parchi nelle vicinanze. Parallelamente, la stessa percentuale ha dichiarato di aver provato a rendere più vivibile la propria abitazione, adattandola alle nuove esigenze. Solo una piccola parte degli intervistati (14%), sembra non aver avvertito alcun bisogno di cambiamento.

Le priorità della new-normality

La dimensione casalinga è quindi diventata una priorità, tanto da portare molte persone a decidere di stravolgere i propri spazi abitativi e tante altre a cambiare radicalmente casa, spostandosi in altri quartieri o città più adatte alla new-normality. I dati raccolti da Housing Anywhere riflettono proprio questo desiderio di cambiamento, con il 71% degli intervistati che dichiara di aver cambiato casa poiché aveva bisogno di spazi più grandi. Ma, nonostante la flessibilità data dallo smart working e della didattica a distanza, e nonostante il forte desiderio di spostarsi altrove, il 72% degli intervistati non ha avuto la possibilità di spostarsi dalla città di domicilio per brevi periodi di tempo. Questo, a causa dei termini di affitto imposti dai proprietari di casa o da clausole contrattuali di disdetta troppo restrittive. D’altronde, è raro per la maggior parte degli italiani potersi permettere il costo di due affitti contemporaneamente.

Pianificare un cambio di direzione per riguadagnare il tempo perduto

I cambiamenti e le incertezze a cui siamo tutti stati sottoposti nell’ultimo anno e mezzo hanno avuto un impatto forte anche sulle prospettive di vita dei Millennials. Se da un lato il 43% ha dichiarato di sentirsi diverso da prima senza sapere bene come affrontare la vita con la nuova normalità, dall’altro, il 72% ha mostrato impegno e volontà nel cambiare la propria situazione provando a trovare un nuovo lavoro o pianificando un cambio di direzione per riguadagnare il tempo perduto in un anno di pandemia. Bisognerà quindi darsi da fare per riacquisire l’ottimismo perso e ricominciare la vita. Il 29 % dei Millennials è già sulla buona strada, dichiarando la propria propensione a grandi e piccoli progetti di viaggio, incuranti del budget o delle limitazioni lavorative o di studio.