La scelta del naming per un salone di parrucchiera

Avviare una nuova attività da parrucchiera è sempre un’esperienza eccitante, sia che si tratti di un imprenditore che per la prima volta si trova dinanzi l’apertura di un’attività commerciale, che per uno che ha già avviato diverse attività nel passato e si presta ad iniziare questa nuova avventura.

Certamente ci sono tantissime cose a cui pensare prima di poter inaugurare i locali, e tutte vanno fatte con grande anticipo per far sì che ogni pratica possa essere effettuata come merita.

Avviare un salone da parrucchiera: le cose più importanti da fare

Quando si decide di avviare un nuovo salone da parrucchiera, ci sono certamente determinate cose che è bene fare pianificandole sin dall’inizio. Sicuramente tra queste c’è la scelta della zona in cui avviare l’attività, così come quella relativa ai mobili ed alle forniture per parrucchieri.

Da non trascurare sono certamente le autorizzazioni amministrative e le abilitazioni professionali per l’attività di parrucchiere.

Volendo sintetizzare le più importanti possiamo elencare:

–  Zona in cui avviare l’attività
–  Individuare i locali giusti
–  Effettuare eventuali lavori di ristrutturazione
–  Manutenzione degli impianti elettrici e idrici
–  Ottenere le autorizzazioni del Comune di competenza
–  Essere in possesso della abilitazione alla professione di parrucchiere
–  Scegliere gli arredi più adatti
–  Acquistare le migliori forniture per parrucchieri
–  Provvedere ad una prima campagna pubblicitaria
–  Aprire un sito internet o gli account social

Possiamo dunque sintetizzare in questa maniera quelle che sono le cose più importanti da fare per riuscire ad avviare con successo una nuova attività da parrucchiere.

L’importanza del naming

Eppure, a pensarci bene, c’è una ulteriore analisi da effettuare che ha un peso specifico notevole sul successo di un’attività commerciale. Si tratta del naming, ovvero una attività di marketing il cui scopo è quello di individuare il nome più adatto per una attività commerciale in base al tipo di pubblico cui si rivolge e più in generale al mercato di riferimento.

Il nome giusto per una attività è infatti in grado di esprimere la sua identità e comunicare in maniera efficace al cliente cosa essa può offrire, ma non solo.

Il nome adatto consente infatti agli utenti di memorizzare la tipologia di attività con maggiore facilità e la fa tornare alla mente tutte le volte in cui egli è chiamato a prendere una decisione di acquisto.

Quando avrà dunque nuovamente necessità di un taglio o di un acconciatura, il nome della tua attività potrebbe facilmente tornargli alla mente se è stato scelto bene.

Il brainstorming


Per riuscire ad arrivare al nome giusto per una nuova attività, è bene effettuare prima una serie di brainstorming per andare alla ricerca di quelle parole (o suoni) che meglio possano esprimere il concetto da comunicare al cliente.

È Importante sottolineare che la parola cui si giungerà non per forza deve essere una parola esistente nel vocabolario italiano, ma semplicemente può essere una parola di fantasia e dunque inventata.

Lo scopo del brainstorming è proprio questo, quello di fare in modo da individuare un nome d’effetto e facile da ricordare.

In ultima analisi va comunque ricordato che l’eventuale nome individuato non deve essere già stato registrato da qualcun altro come proprietà intellettuale.

Ciò significa che se qualcun altro ha già registrato la proprietà intellettuale di un marchio, proprio quello che hai individuato a seguito del brainstorming, per legge non puoi utilizzarlo e sei dunque costretto a scegliere un altro nome.

Questo tipo di verifica può essere fatta in maniera molto rapida anche online direttamente consultando il registro dei Marchi e Brevetti online.

Tieni a mente queste piccole (e grandi) cose per avviare la tua attività di parrucchiera senza intoppi, così da partire subito con il piede giusto.

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Quale condizionatore scegliere per ambienti piccoli?

Se desideri rinfrescare un area o un ambiente dalle piccole dimensioni, la scelta più efficace per te è quella di un condizionatore monoblocco. Esso è infatti perfetto per refrigerare piccoli ambienti in breve tempo.

È la soluzione perfetta soprattutto per quanti vivono in appartamenti dalle dimensioni piuttosto ridotte o laddove sia impossibile esporre esternamente l’unità condensante.

Un altro dei vantaggi di questo tipo di condizionatore è la manutenzione piuttosto ridotta, dato che non ci sono da eseguire manovre all’esterno per raggiungere il motore. Inoltre questo tipo di climatizzatore ha un design che è facile da adattare a tutti i tipi di ambienti e dunque ha un impatto visivo ridotto al minimo.

Prezzo e consumi ridotti

In genere il prezzo di questi climatizzatori è piuttosto basso rispetto ai modelli più complicati, e anche i consumi energetici sono ridotti soprattutto se si acquista un prodotto che sia di classe A+ o superiore.

Nel caso in cui invece hai dei dubbi perché l’ambiente che desideri rinfrescare non è poi così piccolo, puoi per anche optare per uno dei tantissimi climatizzatori Samsung disponibili sul mercato, i quali presentano anche tantissime interessanti funzioni legate alla domotica e dunque alla possibilità di connettersi al Wi-Fi di casa ed essere attivati o comunque gestiti anche quando si è fuori.

Puoi installarlo sia a parete che a terra

La soluzione di un dispositivo monoblocco è dunque particolarmente vantaggiosa per rinfrescare rapidamente dei piccoli ambienti, e considera anche che si tratta di modelli in grado di consumare davvero poco e dunque puoi anche tenerli accesi più ore al giorno, e rinfrescare l’intero ambiente soprattutto durante le ore più calde della giornata.

È un prodotto che è possibile installare su tutte le pareti di casa ma anche a terra se lo desideri, e dunque c’è massima flessibilità per te anche dal punto di vista della sua ubicazione in casa.

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La nostra telecamera su… una Veneta Cucine a Milano!

Pedrazzini Arreda è da sempre un riferimento in Lombardia per quanti hanno necessità di acquistare una nuova cucina componibile. All’interno dello showroom è possibile visionare e toccare con mano tutta la qualità delle cucine Arredo 3 e Veneta Cucine Milano, marchi dei quali Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona. Grande è la qualità dei prodotti commercializzati, e grande è anche il servizio ed il tipo di assistenza che viene offerto ai clienti. Sin dalle fasi di progetto infatti, lo staff saprà indicare le soluzioni più adatte a risolvere ogni tipologia di esigenza individuale, coniugando sempre il massimo dell’eleganza e del design alla funzionalità. Grazie a sofisticati software inoltre, ti sarà mostrato l’effetto finale che la tua nuova cucina farà all’interno del tuo appartamento.

Una simulazione in 3D che ti regalerà una fedele anteprima di ciò che sarà il meraviglioso risultato finale. Un team di falegnami e installatori si occuperà invece di dare fisicamente vita alla tua nuova cucina, mettendo in opera e installando ogni singolo componente, e completando anche gli allacciamenti idrici ed elettrici per consentirti da subito di vivere i nuovi arredi che hai scelto per la tua cucina. Il cliente ha infine grande possibilità di scelta e di personalizzazione, sia per quel che riguarda le ante che per i piani di lavoro. Questi elementi possono essere realizzati con materiali differenti in base alle necessità o abitudini individuali, ed è un’ottima possibilità per dare un tocco assolutamente personale a questo ambiente così importante di casa, all’interno del quale trascorriamo la maggior parte del tempo in cui siamo all’interno delle mura domestiche. Lo showroom Pedrazzini Arreda si trova in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, puoi recarti per toccare con mano l’assoluta qualità dei prodotti o contattare il recapito telefonico  0298491249 per qualsiasi tipo di informazioni o richieste.

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Leon Louis: valorizza il tuo aspetto

Le creazioni Leon Louis  rappresentano tutto lo stile e l’eleganza di una ricerca che non si è mai discostata dal mondo sartoriale, ma che nel tempo si è arricchita di forme e soluzioni moderne, le quali hanno dato vita ad uno stile inconfondibile che oggi caratterizza ciascuno dei prodotti di questa giovane linea affacciatasi nel mercato nel 2010 e da allora divenuta fonte di ispirazione  per molti. Parte del segreto del successo di Leon Luis infatti, è dovuto al suo stile lineare e frugale di chiara ispirazione sartoriale, che lo rendono unico grazie anche alla continua ricerca di materiali e tecniche di lavorazione ideate per ottenere risultati inarrivabili sia a livello estetico che di vestibilità. Ad influire sul risultato finale sono probabilmente anche le sue origini danesi, che hanno apportato quel bagaglio di raffinatezza minimale grazie alla quale tutti possono vestire in maniera elegante e ricercata senza per questo dover rinunciare alla qualità dei tessuti.

La magia delle creazioni Leon Louis è tale grazie anche al contributo dei sapienti artigiani, i quali sono in grado di regalare il classico valore aggiunto ad ogni capo apportando finiture e lavorazioni di sartoria che esaltano ogni tipo di lavorazione. Se non conosci ancora le creazioni Leon Louis, è arrivato il momento di dare un’occhiata su www.revolutionconceptstore.it, l’e-Commerce che ti consente di visionare in dettaglio alcuni tra i tantissimi capi di questo prestigioso stilista. Individuato quello di tuo gradimento, potrai aggiungerlo con pochi clic al carrello e procedere al pagamento via Paypal, così da ricevere la merce direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi. Se desideri rendere il tuo abbigliamento un po’ più ricco e personalizzato, è arrivato il momento di dare un’occhiata alle creazioni Leon Louis e scegliere i capi di abbigliamento che pensi possano dare una nuova immagine di te e valorizzare il tuo aspetto fisico.

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Sconti per acquisti online? Dai uno sguardo a scontiebuoni.it

Per chi cerca prezzo e facilità d’uso scontiebuoni.it si sta rivelando un’ottima soluzione per gli acquisti online

Acquisti online? Nelle ultime settimane mi sono imbattuto diverse volte nel sito Scontiebuoni.it, dove ho compiuto con soddisfazione alcuni buoni affari. Dato che pian piano sta diventando un mio personale punto di riferimento per l’e-commerce, ho deciso di condividere il mio parere sui punti di forza di questo sito. Prima di tutto, voglio presentarmi in termini di abitudini di navigazione e consumo online: ho 38 anni e scelgo questa modalità d’acquisto soprattutto per gli sconti che riesco a trovare. Di solito compro libri, qualche capo o accessorio di abbigliamento, recentemente un lettore Mp3 e delle ottime cuffie. Un acquisto ogni venti giorni lo faccio, quindi non so se posso essere definito un consumatore assiduo, e se mi fido del sito che ho davanti, navigo e completo l’acquisto direttamente dallo smartphone.

Scontiebuoni.it è un sito responsive, e mi piace innanzitutto perché la navigazione è fluida, improntata alla semplicità. La web usability è esaltata da un layout pulito, senza link e immagini inutili. Non ci si può confondere!  In pochi passi si va dritti all’obiettivo, che è quello di trovare un coupon per gli acquisti online. Gli sconti talvolta sono davvero esaltanti, fino al 70% sull’offerta del giorno Amazon. Ben segnalate sono le date di scadenza dei codici sconto. Sarebbe pura follia elencare tutti i brand per i quali si può ottenere uno sconto, forse è più utile ricordare alcune categorie di codice sconto: abbigliamento, cosmetici e profumi, elettronica e informatica, casa e giardino, neonati e bambini, vacanze e hotel, libri e musica, business e ufficio.

Due tipologie di coupons per gli acquisti online

Su Scontiebuoni.it puoi trovare essenzialmente due tipologie di coupons, cioè le offerte e i codici sconto. Non appena deciso l’acquisto su un negozio online, cerco su Scontiebuoni.it quel negozio e visiono tutti i coupons disponibili. Se scelgo un’offerta, torno al negozio prescelto e compaiono gli sconti; se scelgo il codice sconto, clicco su “visita lo store” e incollo il codice in un apposito riquadro al momento dell’acquisto, rendendo visibile il taglio di prezzo.

Gli acquisiti online su Scontiebuoni.it sono più semplici a farsi che a dirsi, tanto che l’unico difetto del sito, cioè la presenza di poche frequently asked questions, mi è parso tale solo per pochi giorni, perché non c’è bisogno di grandi domande, nulla è di difficile comprensione, nulla è da nascondere e la user experience è quanto di più semplice possa esistere. Non vedo l’ora di provarlo per le importanti ricorrenze di acquisto online, come il Black Friday e il Cyber Monday. Fatemi sapere cosa ne pensate voi nei commenti.

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Depuratori acqua

Tutti ben sappiamo che il nostro corpo è costituito per almeno il 70% d’acqua. Sin dalla nascita siamo abituati al naturale contatto con questo prezioso elemento, ed oggi sappiamo che l’acqua è anche strumento di bellezza. Bisognerebbe berne almeno tre litri al giorno perché la pelle rimanga ben idratata ed elastica. Più beviamo, più purifichiamo l’organismo, eliminando le tossine che nostro malgrado accumuliamo.Quale donna non ha mai avuto problemi di peso? Ebbene, certamente qualsiasi esperto in materia, al quale si sarà rivolta, le avrà consigliato di bere molta acqua per eliminare la odiatissima ritenzione idrica nonché la altrettanto temuta cellulite. A questo preciso scopo, l’acqua deve essere liscia e con la minor percentuale di sodio possibile. E’ solo l’acqua pura che possiede le proprietà drenanti necessarie a renderla diuretica e capace di sciogliere grassi e lipidi, favorendo il mantenimento di un corpo sano ed esteticamente bello. Provare per credere inoltre, un bel bicchiere d’acqua è capace di bloccare i morsi della fame quando questa si fa sentire, tanto più che bere molto è scientificamente utile a migliorare il metabolismo, permettendo così di bruciare più grassi e contribuendo ad attivare quel processo chiamato termogenesi. Sul mercato esistono tantissimi tipi di acqua in bottiglia che promettono di avere le caratteristiche giuste per garantire al nostro organismo il benessere necessario, e spesso capita di restare perplessi dinanzi così tante etichette difficili da leggere o interpretare. E volendo analizzare la situazione a fondo, il costo per ogni litro d’acqua è decisamente superiore a quella del rubinetto. E’ inevitabile che tutto ciò possa generare nell’acquirente un senso di confusione generale e, non sapendo decidere, molti pensano di fare bene optando per l’acqua che costa di più convinti che sia migliore. Ovviamente non è così e a lungo andare chi ci rimette è il portafoglio. La soluzione , in questo mercato così caotico e causa di tanta confusione tra i consumatori, esiste e la possiamo trovare direttamente a casa nostra. Il depuratore acqua IWM, International Water Machines. Leader nel settore del trattamento delle acque potabili, certifica e garantisce un’acqua oligominerale tanto pura che pare essere stata appena sgorgata dalla sorgente, direttamente dal rubinetto di casa. La salute del nostro organismo davvero non avrà più prezzo. Ogni informazione utile si può reperire facilmente sul sito stesso di IWM altrimenti basta telefonare al numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, cortesia e celerità di servizio.

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Truffe: nel 2021 oltre 3 miliardi di euro persi dagli italiani

Negli ultimi 12 mesi 8,3 milioni di italiani hanno subito una truffa nell’ambito delle principali voci di spesa familiare. È un dato emerso dall’indagine realizzata per Facile.it dagli istituti mUp Research e Norstat: il 7,1% degli intervistati ha dichiarato infatti di aver subito una truffa legata alle utenze di luce e gas, il 6,5% nell’ambito delle carte elettroniche e il 5,2% nella telefonia mobile. L’assicurazione auto/moto, da alcuni ritenuta una delle aree più a rischio, in realtà è tra quelle dove in percentuale gli italiani sono caduti in trappola con meno frequenza (1,4%). A seguito delle truffe gli italiani hanno perso complessivamente oltre 3 miliardi di euro, e in media il valore economico è di 365 euro. Un danno più elevato tra i prestiti personali (1.490 euro), meno per truffe ai conti correnti (279 euro) ed RC auto/moto (268 euro).

La nuova frontiera passa dai social network

Quanto agli strumenti attraverso cui vengono portate a termine le frodi, nel 45% dei casi le truffe sono passate attraverso un’email, nel 26% tramite sms (31% nel caso dei conti correnti) e nel 21,5% da siti web fasulli (29% per le carte elettroniche). Ogni settore però ha le sue specificità. Quando si parla di frodi nell’ambito delle utenze luce e gas, ad esempio, tra i canali più usati dai malfattori ci sono i finti call center (44%) e le visite porta a porta (31,3%). La nuova frontiera delle truffe passa anche dai social network, particolarmente usati nell’ambito dei prestiti personali (15,9%), e dalle app di messaggistica istantanea, attraverso cui sono è stato truffato circa il 9% degli intervistati.

Più di 4 su 10 non denunciano

Purtroppo, il 41,5% di chi cade in trappola non denuncia la frode. Il dato arriva addirittura al 55,1% nella telefonia mobile e al 54,5% nei prestiti personali. Tra i 3,4 milioni che non hanno denunciato la truffa subita, il 33% non lo ha fatto perché il danno economico era basso, mentre il 27% perché certo che non avrebbe recuperato quanto perso. Per circa 800.000 individui, invece, vi è una ragione di natura psicologica. Il 15,1% si sentiva ingenuo per esserci cascato, mentre il 9% ha dichiarato di non aver denunciato la frode perché non voleva che i familiari/conoscenti lo sapessero. La scelta di non denunciare risulta ancora meno comprensibile se si considera che il 4% dei truffati, a seguito della frode subita, si è addirittura trovato nel mezzo di problemi di natura legale.

L’identikit dei truffati

Vittime predilette dei truffatori sono soprattutto gli uomini (22,5% rispetto al 15,7% del campione femminile), e a dispetto di quanto si possa pensare, coloro con un titolo di studio universitario (23,3% rispetto al 17% rilevato tra i non laureati).
“Non è strano che le vittime di tali reati siano spesso persone con un titolo di studio elevato – commenta Cast Gianluca Castelnuovo, ordinario di psicologia clinica alla Cattolica di Milano e all’IRCCS Istituto Auxologico Italiano -. Quando entrano in gioco le emozioni siamo più vulnerabili e rischiamo di sopravvalutare la nostra capacità di cogliere i segnali di truffa, ben camuffati dagli specialisti mal intenzionati”.
Dal punto di vista anagrafico, invece, a cadere in trappola sono più spesso i giovani nella fascia di età 18-24 anni (31,6% vs 15% 65-74enni) mentre, a livello territoriale, i residenti nel Nord Italia (Nord Est 22,3% – Nord Ovest 21%).

Italiani e spesa, come è cambiato il rapporto

In un contesto economico e internazionale in rapido mutamento e per certi versi destabilizzante, qual è il rapporto fra gli italiani e la spesa? Coe scelgono e sulla base di quali leve? A queste questioni prova a rispondere il Nuovo Codice Consumi di GS1 Italy, presentato durante l’evento “La spesa e gli italiani: scenari e impatti sul sistema Paese”: la ricerca fondativa realizzata da Ipsos e McKinsey Company con l’obiettivo di comprendere a fondo i comportamenti d’acquisto degli italiani del 2022 e di immaginare quelli del 2030, delineando scenari strategici futuri per istituzioni e filiere del largo consumo.

Nuovo Codice Consumi: un approccio innovativo 

Partendo dai più accreditati studi di mercato e integrandoli con interviste a key opinion leader del settore, il Nuovo Codice Consumi identifica le sei tematiche chiave nel rapporto degli italiani con la spesa e i consumi: emozionalità di prodotti e marchi, innovazione dell’esperienza di consumo, omnicanalità ed esperienza d’acquisto, cura per l’ambiente e la persona, territorialità, convenienza e parsimonia. Le metodologie utilizzate hanno permesso di tracciare una nuova mappa dell’Italia, che integra due visioni complementari: ‘Italia delle persone, composta da nove “comunità di sentire”, trasversali per età e collocazione geografica. Si tratta di community aperte e dinamiche, in cui gli individui entrano grazie a pulsioni, affinità, attitudini e passioni comuni, da cui altrettanto velocemente escono e in cui coesistono atteggiamenti e tensioni apparentemente in conflitto.
‘Italia dei territori, con una nuova ripartizione, in cui i quattro territori sono stati identificati in virtù della composizione del tessuto sociale e produttivo che li caratterizza (grandi città, aree a prevalenza agricola, aree a prevalenza industriale e aree a prevalenza turistica) e che può essere utilizzata per analizzare i fenomeni locali, studiare il territorio e programmare attività specifiche per ogni area.

Gli scenari futuri 

Il Nuovo Codice Consumi ha sviluppato scenari differenti per valutare le possibili direttrici di evoluzione al 2030, in una ottica di medio-lungo termine. I quattro scenari identificati si differenziano per il numero e la rilevanza dell’impatto di alcuni fattori, che potranno andare a modificare la popolosità delle community. Per riuscire a distinguersi in questa nuova arena competitiva, i principali attori del settore dovrebbero quindi attivarsi lungo alcune direttrici chiave, ponendo in essere iniziative che rendano possibile formulare proposte di valore più articolate e focalizzate al soddisfacimento di bisogni mutevoli e sempre più specifici. Per questo, il Nuovo Codice Consumi ha voluto delineare le strategie da adottare per rispondere alle nuove sfide del mercato: instaurare una nuova era di collaborazione per trarre beneficio dalla minore fedeltà dei consumatori e dalla variabilità delle community e dei territori; caratterizzare i propri prodotti in modo selettivo affinché conquistino selezionate community con attitudini e desideri specifici; adottare un approccio multicanale che consenta di offrire servizi di pre e post vendita sempre più personalizzati e integrati; essere “agili” per adattarsi alla mutevolezza e alla transitorietà dei tratti distintivi dei consumatori evidenziate sia nel breve che nel lungo periodo.

Un sonno notturno riposante migliora la giornata degli italiani

Se il buongiorno si vede dal mattino per gli italiani una giornata appagante significa avere uno stato emozionale e mentale equilibrati. Le 5 condizioni che definiscono un ‘buon’ giorno per gli italiani sono riuscire a svolgere normalmente le attività quotidiane (59%), essere di buonumore (59%), mantenere alte le capacità cognitive (41%), vivere la giornata senza ansie (40%) e avere controllo sulle emozioni personali (26%). Lo ha scoperto una ricerca di Emma, The Sleep Company, l’azienda produttrice di sistemi per il sonno. Secondo la ricerca quasi tutti gli italiani (90%) sono consapevoli che le loro performance giornaliere sono influenzate dalla qualità del sonno notturno. Un sonno notturno rigenerante, senza interruzioni, consente infatti di alzarsi al mattino con entusiasmo, e partire con il piede giusto per affrontare al meglio la giornata.  

Quasi 9 italiani su 10 sono insoddisfatti della qualità del proprio sonno

Ma negli ultimi sei mesi, oltre 1 italiano su 4 (26%) si è svegliato male per metà giorni della settimana, stanco e senza energia almeno 3 o 4 volte nel corso della settimana. Tali condizioni si traducono in scarse performance mentali e malessere emotivo, e il 53,5% avverte capacità cognitive inferiori, il 45% è di cattivo umore, percepisce poco controllo sulle emozioni personali (26%) o accusa stati d’ansia (25%). Se un buon riposo notturno è la chiave di volta per iniziare la giornata nel migliore dei modi, quasi 9 italiani su 10 (87%) sono insoddisfatti della qualità del proprio sonno, e solo il 13% valuta il proprio riposo notturno ottimale. Il 7% dorme infatti tra 3-5 ore a notte, quando invece bisognerebbe riposare 7-9 ore.

I pensieri stressanti fanno capolino proprio al momento di stendersi a letto

Le notti degli italiani paiono essere difficoltose soprattutto a causa di tre fattori principali: preoccupazioni, difficoltà ad addormentarsi e sonno frammentato. Infatti, oltre la metà (52%) è disturbato da pensieri stressanti che fanno capolino proprio al momento di stendersi a letto, il 34% trova faticosa la fase di addormentamento, e i continui risvegli notturni mettono a dura prova il 31%.
Perché il sonno notturno sia effettivamente rigenerante è fondamentale considerare la camera da letto come ‘un tempio di pace’. Device tecnologici e altre attività dovrebbero essere banditi, eppure il 65% ama molto stare sotto le coperte usando smartphone e tablet o guardando la TV (30%).

Il buon riposo migliora la salute e le performance

Una buona qualità del sonno può essere collegata al successo professionale e a maggiori guadagni, può aiutare gli studenti a conseguire voti più alti e incrementare il desiderio sessuale. Inoltre, un buon riposo facilita la risoluzione di problemi: il 62% delle persone che ha dormito bene è in grado di risolvere quesiti complicati, rispetto al 24% di chi ha riposato male. Basta anche soltanto una notte di sole quattro ore di sonno a ridurre del 70% la circolazione delle cellule NK Natural Killer (globuli bianchi coinvolti nelle risposte immunitarie). E sono sufficienti anche solo due notti non riposanti consecutive per far apparire una persona meno attraente e sana, mentre chi dorme meglio vanta livelli di invecchiamento cutaneo particolarmente bassi.

Italia, le imprese delle bioplastiche compostabili crescono esponenzialmente

Sono passate in un solo anno da 6 a 202 le imprese consorziate a Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile. E’ la riprova che questo materiale è sempre più conosciuto e diffuso, tanto che è entrato ormai nel 61% delle case italiane. A oggi gli organismi convenzionati sono 330, per un totale di 3706 Comuni serviti, nei quali abitano oltre 36 milioni di persone, appunto il 61% della popolazione. Ancora: 38.400 tonnellate di imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile riciclate organicamente, pari al 51,9% degli imballaggi immessi sul mercato nello stesso periodo (74.000 tonnellate). Inoltre, grazie al contributo ambientale obbligatorio degli imballaggi in bioplastica, nel corso del 2021 sono stati riconosciuti corrispettivi economici ai convenzionati pari a 7,5 milioni di euro. Sono i numeri più rilevanti delle attività svolte nel corso del 2021 da Biorepack, il consorzio nazionale per il riciclo organico degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile.

Vicini agli obiettivi fissati per il 2030

I dati sono contenuti nella relazione illustrata dal presidente di Biorepack, Marco Versari, durante l’assemblea dei consorziati che si è tenuta a Milano. “Questi numeri, dopo appena un anno dalla nascita di Biorepack – ha detto il presidente – dimostrano quanto sia stato importante aver creato questo nuovo consorzio all’interno del sistema Conai per garantire un trattamento corretto all’innovativo comparto delle bioplastiche compostabili. In particolare, va salutato con soddisfazione il fatto che il dato sulla quantità di imballaggi riciclati rispetto all’immesso al consumo sia già oggi superiore rispetto all’obiettivo minimo di legge previsto per il 2025 (pari al 50%) e assai vicino a quel 55% fissato per il 2030”.

I comuni già consorziati

Ottimi anche i dati relativi ai Comuni già coperti dalle convenzioni. Il focus sui 330 organismi convenzionati mostra che 209 sono rappresentati da Comuni (singoli o associati), altri 102 sono soggetti gestori deputati alla raccolta dell’umido urbano, 10 sono enti di governo del servizio rifiuti e nove sono gestori di impianti di trasferenza o di riciclo organico. I Comuni finora coperti dalle convenzioni firmate con Biorepack arrivano al 79% del totale nel Nord Est, 50% nel Nord Ovest, 49% nel Centro. Più indietro la situazione per Sud e Isole, dove la copertura è rispettivamente del 29% e 14%. Al 31 dicembre 2021 avevano fatto richiesta il 67% dei capoluoghi di provincia italiani.

Tendenza second hand: non è una seconda scelta

Nel 2021 sono quasi 23 milioni gli italiani che hanno scelto di comprare e vendere oggetti di ‘seconda mano’. E il 66% di chi ha comprato ha guardato alla second hand come primo canale di acquisto. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che rimane il primo valore di riferimento dell’economia dell’usato (54%), e del digitale. Il 69% di chi ha comprato e venduto oggetti usati, infatti, lo ha fatto online, perché più veloce (49%), offre una scelta più ampia (43%) e consente di fare tutto comodamente da casa (41%). Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Second Hand Economy 2021, realizzato da BVA Doxa per Subito.it.

Nel 2021 l’online supera l’offline

Dal 2014 al 2021 cresce dal 30% al 70% il numero di chi si rivolge all’online per acquistare second hand, mentre chi vende passa dal 45% al 72%, attestando una crescita in termini assoluti e di frequenza.In particolare, nel 2021 l’online supera l’offline anche come canale più utilizzato per l’acquisto.  Nello stesso anno la second hand in Italia ha generato un valore economico di 24 miliardi di euro, l’1,4% del Pil nazionale. La spinta più significativa deriva dal volume degli affari online, che costituisce quasi il 50% del totale (49%), passando da 5,4 miliardi nel 2014 a 11,8 nel 2021. Una crescita netta di 1 miliardo di euro anno su anno.

Un comportamento sostenibile 

La second hand mantiene inoltre il terzo posto tra i comportamenti sostenibili più messi in atto dagli italiani (52%), con picchi ancora più alti di adozione nel 2021 per laureati (68%), Gen Z (66%), 35-44 anni (70%) e famiglie con bambini (68%). E la frequenza della compravendita di usato continua a crescere insieme al numero di oggetti comprati e venduti. Il 72% di chi ha acquistato e il 69% di chi ha venduto lo fa almeno una volta ogni 6 mesi. Inoltre, il 72% di acquirenti e il 76% di venditori dichiara di avere comprato almeno lo stesso numero di oggetti dell’anno precedente. In pratica, una volta scoperto questo mercato, e sperimentata l’immediatezza e la facilità di utilizzo, fare second hand diventa una sana abitudine che attrae ogni anno nuove persone (15% nel 2021).

Cosa comprano e vendono gli italiani e perché

Il guadagno di chi ha venduto oggetti usati nell’ultimo anno è stimato in media a 1.121 euro. Quanto alle categorie e oggetti più popolari nella compravendita dell’usato torna a crescere il volume della compravendita dei Motori di seconda mano (11,5 miliardi), seguito da Casa&Persona (5,7 miliardi), ed Elettronica (4,1 miliardi). Ma perché si acquista l’usato? Nel 2021 le prime tre motivazioni che inducono a comprare beni usati sono risparmio (56%), essere contrari agli sprechi e credere nel riuso (49%), e la convinzione che la second hand sia un modo intelligente di fare economia che rende molti oggetti più accessibili (43%). Per chi vende invece la prima motivazione (79%), è liberarsi da oggetti che non si usano più, seguita dal riuso e l’essere contro gli sprechi (44%), mentre per il 39% si vende usato per guadagnare.  

Acquisti online: nel 2022 spesa stimata a 46 miliardi

Nell’ultimo trimestre 2022 sono 33,3 milioni gli italiani che hanno acquistato online, +9,6 milioni rispetto al periodo pre-pandemia, con un trend che proietta per il 2022 una crescita del +14%, per un valore di 45,9 miliardi di euro. Con questi risultati la penetrazione dell’online sul totale acquisti Retail di prodotti e servizi nel corso dell’anno dovrebbe superare l’11%. Lo indica l’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2C Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano, che evidenzia come grazie ai segnali di ripresa già evidenziati lo scorso anno gli acquisti di prodotto hanno segnano un +10% rispetto al 2021, arrivando a 40 miliardi, mentre i servizi valgono 11,9 miliardi, +28% rispetto al 2021.

Il Food&Grocery si conferma il comparto più dinamico 

Fra i prodotti, i settori più maturi rallentano il proprio percorso di crescita, come l’Abbigliamento (+10% rispetto al 2021) e l’Informatica & Elettronica di consumo (+7%), mentre il Food&Grocery si conferma il comparto più dinamico anche nel 2022, con una crescita del +17% anno su anno. Quanto al mercato dei servizi, seppur ancora lontano dal valore 2019, cresce in seguito ai risultati incoraggianti del Turismo e trasporti (+33%) e degli Altri servizi (+35%), soprattutto grazie alle performance molto positive del Ticketing per eventi.

Lo smartphone è il device preferito per lo shopping online 

Secondo l’Osservatorio eCommerce B2C a prevalere sono gli acquisti con sistemi di pagamento digitale al momento dell’ordine, che rappresentano quasi il 90% del totale, mentre scende l’uso di contante o bonifico, sia online sia nei negozi fisici.
Lo smartphone si conferma come il device preferito per fare acquisti online: nel 2022 il 55% del valore e-commerce, un dato in linea con l’anno passato, passa attraverso questo canale.
“Siamo ormai andati ben oltre l’accezione dell’e-commerce inteso come ‘shopping online‘ – ha commentato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm -. Stiamo vedendo come questo settore abbia un impatto decisivo, non tanto in termini di penetrazione sul totale retail, bensì in quanto volano indispensabile per lo sviluppo dell’economia italiana”.

Oggi l’e-commerce è un vero e proprio ecosistema

“Per questo l’e-commerce rappresenta oggi un vero e proprio ecosistema, e come tale va trattato e regolamentato, secondo un approccio che tenga conto sia del contesto globale nel quale le imprese italiane operano, sia delle peculiarità che caratterizzano lo scenario digitale globale – ha aggiunto Roberto Liscia -.
Siamo di fronte a un momento storico decisivo per la trasformazione dei modelli di business delle aziende, che devono rispondere con prontezza alle esigenze dei consumatori italiani, sempre più digitali, che non sono disposti a tornare indietro, ma che, anzi, chiedono un’esperienza di acquisto sempre più su misura”.

E-commerce, come si evolve a livello globale

Gli acquisti on line sono oggi parte integrante delle nostre vite. E anche la diffidenza iniziale da parte di alcuni utenti sembra essere superata. Ora, in risposta a questa esigenza, le aziende si stanno concentrando su consegne efficienti e online user experience migliorata. NielsenIQ ha analizzato a fondo lo stato attuale dell’e-commerce in tutto il mondo.  

L’evoluzione a est

L’Asia genera oltre il 50% delle vendite globali di e-commerce in mercati sviluppati come Cina, Corea del Sud e Giappone. Come pioniere dell’e-market, la Cina ha totalizzato quasi un quarto delle vendite totali di beni di consumo nel 2021, a cui ha contribuito particolarmente la generazione più giovane. Tuttavia, in Asia sta emergendo una “grey e-commerce generation” con un alto tasso di adozione online: nel 2021, sono stati registrati il 60% in più di shopper online più anziani in Indonesia e il 64% in Thailandia rispetto al 2019.
In Medio Oriente, l’e-commerce è guidato da un approccio digital-first. In Arabia Saudita, la penetrazione online è aumentata significativamente nell’ultimo anno: il 58% della popolazione ha dichiarato di aver utilizzato Internet per fare la spesa nel marzo 2021, mentre nell’anno precedente si attestava al 49%. Il trend è ancora più significativo negli Emirati Arabi Uniti, con il 61% nel 2021 rispetto al 38% nel 2020. Questi cambiamenti di comportamento si riflettono inevitabilmente nel ritmo di crescita del canale online, che è quasi raddoppiato in entrambi i paesi nel 2021 rispetto al 2020.

La crescita a ovest

Dall’altra parte dell’emisfero, i mercati europei e americani hanno attraversato una rapida rivoluzione commerciale, trovandosi ad affrontare un’estrema frammentazione. Gli Stati Uniti sono tra i primi cinque paesi per l’e-commerce, generando il 12% delle vendite globali di beni di consumo, e fino al 30% delle vendite nei principali mercati globali, come sottolinea Data Impact di NielsenIQ.
Parallelamente, anche in America Latina l’e-commerce sta crescendo rapidamente: le vendite online di beni di consumo sono aumentate del 35,4% nel 2021. Anche in Europa il tasso di crescita del largo consumo online rispetto a quello offline è notevole: in Italia è superiore di 16,2 volte, mentre nel Regno Unito, in Spagna e nei Paesi Bassi di più di 10 volte. Il Regno Unito rappresenta l’e-market europeo più maturo, dove le categorie di alimenti freschi generano 9,7 miliardi di sterline in vendite online. Nei paesi emergenti dell’Europa orientale, invece, le categorie drug che offrono prodotti più durevoli dominano l’e-basket.

Il mercato IoT in Italia supera i livelli pre-pandemia

Il 2021 è stato un anno importante per l’Internet of Things in Italia, che è cresciuto del +22% rispetto al 2020, raggiungendo 7,3 miliardi di euro e superando i livelli pre-Covid. In parallelo, evolve l’offerta di soluzioni IoT con nuovi servizi di valore, grazie alle grandi quantità di dati raccolti da oggetti connessi. Non a caso, il valore dei servizi raggiunge quota 3 miliardi di euro, circa il 40% del mercato IoT complessivo (+25%). Secondo la ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, gli oggetti connessi attivi in Italia sono 110 milioni. A fine 2021 si contano 37 milioni di connessioni IoT cellulari (+9%) e 74 milioni di connessioni abilitate da altre tecnologie di comunicazione (+25%). Tra queste, una spinta significativa arriva dalle reti LPWA (Low Power Wide Area), che raddoppiano in un anno, passando da 1 a 2 milioni di connessioni.

Il ruolo del PNRR

La spinta maggiore sul mercato viene data proprio delle applicazioni che utilizzano tecnologie di comunicazione non cellulari (3,9 miliardi di euro, +30%). Crescita più contenuta (+6%, 3,4 miliardi) per le applicazioni che sfruttano la connettività cellulare. Ma grandi opportunità per l’IoT si aprono con il PNRR. Molti degli investimenti previsti all’interno del Piano riguardano ambiti in cui l’IoT può giocare un ruolo chiave, per 29,78 miliardi di euro di risorse complessive. 

L’Industrial IoT

L’80% delle grandi aziende ha attivato servizi a valore aggiunto basati sull’IoT (+4% rispetto al 2020). Tuttavia, se da un lato le grandi aziende hanno ben chiare le potenzialità di tali misure, dall’altro le Pmi non sanno fornire un parere in relazione a tale tematica (28%).
La dimensione aziendale determina anche il livello di conoscenza delle applicazioni di Industrial IoT. Se infatti il 96% delle grandi aziende dichiara di conoscere le soluzioni IoT per l’Industria 4.0, solo il 46% delle Pmi ne ha sentito parlare. Il 69% delle grandi aziende ha avviato almeno un progetto, mentre solo il 27% delle Pmi ha fatto altrettanto. Rispetto al 2020 si registra una lieve riduzione del gap esistente tra grandi imprese e Pmi in termini di conoscenza (-3%) e a un lieve aumento per quanto riguarda la diffusione dei progetti (+3%). 

Le tecnologie

Le tecnologie Low Power Wide Area (LPWA) in banda non-licenziata sono sempre più adottate per lo sviluppo di soluzioni IoT, in virtù di una maturità tecnologica che si sta consolidando e di una diffusione sempre più ampia. Sul fronte dell’interoperabilità, prosegue l’evoluzione delle tecnologie abilitanti e il rafforzamento degli ecosistemi. In particolare, nel corso del 2021 si è consolidato lo sforzo delle aziende membri della Connectivity Standard Alliance (CSA) verso la stesura delle specifiche di Matter, il nuovo protocollo per l’interoperabilità della Smart Home. Le prime dimostrazioni, presentate al CES di Las Vegas a inizio 2022, testimoniano il buon livello di avanzamento delle specifiche definite a oggi, e la crescente maturità della tecnologia a supporto degli standard presenti sul mercato.

Sostenibilità: gli italiani si considerano consapevoli, ma vorrebbero fare di più

Quanto si considerano sostenibili gli italiani? Se le scelte sostenibili stanno diventando sempre più importanti all’interno della nostra vita secondo un sondaggio commissionato da Omio e realizzato da YouGov, la maggior parte degli intervistati si considera abbastanza consapevole sulle tematiche ambientali, mentre uno su cinque pensa di poter fare di più. Il sondaggio ha infatti chiesto agli italiani di autovalutarsi in ambito di sostenibilità. E tra coloro che pensano di poter fare di più è soprattutto la generazione dei Fridays for Future a risultare la più critica con sé stessa. Il 21% dei 18-24enni afferma infatti di non adottare un approccio sufficientemente green.

Evitare i viaggi in aereo in favore di treni e mezzi pubblici

Il 63% del totale considera invece il proprio comportamento quotidiano abbastanza sostenibile, anche se vede anche ulteriori possibilità per agire in materia di rispetto dell’ambiente. Il 17% invece si considera già molto sostenibile e non ritiene necessari ulteriori miglioramenti. Solo il 2% non è interessato al tema. Ma dove intravedere concrete opportunità per mettere in atto decisioni amiche dell’ambiente? Il 4% ritiene che rinunciare ai viaggi aerei in favore di spostamenti in treno e autobus sia una possibile soluzione, mentre per il 17% utilizzare mezzi pubblici e bicicletta può avere un impatto significativo sull’ambiente. Il 33% degli intervistati considera infatti treni e autobus alternative sostenibili, e il 27% ritiene che si dovrebbero evitare i viaggi in aereo (15%) e le crociere (12%).

Prezzi e durata ostacolano i viaggi green

Il 41% vorrebbe avere a disposizione alternative di viaggio sostenibili più economiche o di egual costo. Per il 19% anche i biglietti degli autobus e dei treni sono troppo costosi.
Più di un terzo (35%) lamenta la mancanza di opzioni e di informazioni sulle alternative di viaggio sostenibili, tra cui collegamenti veloci in autobus e in treno. La percentuale aumenta se si considerano le fasce più giovani: il 45% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni pensa di non avere alternative. E un terzo (34%) vorrebbe più informazioni su come viaggiare in modo più sostenibile. 
Oltre al prezzo, anche il tempo è un fattore decisivo: il 32% considera l’autobus e il treno poco veloci, mentre il 37% ritiene che non garantiscano la stessa flessibilità dell’auto.

Prodotti riciclati e cibi vegetariani o vegani fanno la differenza

In ogni caso, viaggiare in modo sostenibile non significa solamente utilizzare mezzi eco-friendly. Il 37% ritiene importante anche la quantità di rifiuti da imballaggio prodotti in loco, mentre il 23% cerca di prediligere alloggi sostenibili. Inoltre, oltre al comportamento di viaggio, quasi la metà (48%) degli intervistati ritiene che utilizzare prodotti riciclati possa contribuire al benessere del pianeta. In particolare, il 12% considera i prodotti realizzati in modo davvero sostenibile una valida opzione. Importanti anche le scelte alimentari: per il 10% il consumo di cibi vegetariani o vegani è l’aspetto più rilevante della vita quotidiana per agire in modo più sostenibile.

Lo smart working al tempo del lavoro liquido

Dalla nuova gestione liquida del lavoro non si torna più indietro. E lavoratori e aziende concordano su una linea comune: mantenere lo Smart working in futuro. Un’indagine condotta a marzo 2022 da Reverse, azienda internazionale di risorse umane, insieme ad altri partner, mette a confronto le opinioni di lavoratori e management aziendale. L’indagine, dal titolo ‘Lavoro liquido: a che punto siamo tra Smart working e nuova governance?’ rivela che se all’unanimità lavoratori e aziende chiedono una soluzione di Smart working ibrida e flessibile, i maggiori sostenitori di questa soluzione sono gli intervistati tra i 20 e i 30 anni. Ma è molto sentita, sia dalle aziende sia dai lavoratori, anche la questione della reperibilità e della disconnessine durante il lavoro da remoto.

Diritto alla disconnessione e gestione della reperibilità

Quello della disconnessione è un tema che raccoglie molti aspetti. Riguarda infatti le normative, la modalità di lavoro per obiettivi, e la capacità dell’azienda di mantenere l’engagement dei propri collaboratori anche da remoto. Il 45% dei lavoratori afferma che lavorando da casa ha sofferto molto per una maggiore richiesta di disponibilità online. Dai racconti degli HR emerge un’azione decisa delle aziende per trovare la corretta gestione della reperibilità di chi lavora in Smart working, mettendo in pratica azioni di diverso tipo, dall’ufficializzazione dell’ampliamento dell’orario di reperibilità per chi lavora in Smart working alla gestione autonoma dei team. Ma una regolamentazione è sentita come necessaria da entrambe le parti.

Lavoratori e aziende divisi su chi deve sostenere i costi

L’80% dei lavoratori sostiene che l’azienda dovrebbe partecipare alle spese sostenute da chi lavora da casa (connessione a internet, postazione di lavoro, ecc.). In netto contrasto il parere delle aziende, la cui totalità non prevede di modificare il contratto includendo una partecipazione alle spese per chi lavora in Smart working. Ma sia lavoratori sia aziende sono concordi nel volgersi verso un’organizzazione del lavoro per obiettivi. Il 56% dei lavoratori afferma che la propria azienda ha riprogrammato il lavoro su obiettivi per agevolare il lavoro da remoto. E il 60% degli HR Manager afferma di aver introdotto o essere in procinto di introdurre modalità di lavoro per obiettivi in cui l’orario è fluido.

Adeguare gli spazi e offrire percorsi di formazione

Secondo il 60% dei lavoratori è necessario adeguare gli spazi alla nuova modalità di lavoro liquido. Gli HR Manager affermano che le aziende stanno modificando completamente e in tempi molto rapidi il loro assetto (Open space, pc portatili, desk sharing). L’82% dei lavoratori afferma poi che introducendo lo Smart working l’azienda deve porre maggiore attenzione ai percorsi di formazione. Ma secondo il 90% delle aziende sono stati istituiti percorsi di formazione per i collaboratori su specifiche piattaforme online di e-learning, o tramite webinar, e in alcuni casi, con l’istituzione di Academy online.