Quale condizionatore scegliere per ambienti piccoli?

Se desideri rinfrescare un area o un ambiente dalle piccole dimensioni, la scelta più efficace per te è quella di un condizionatore monoblocco. Esso è infatti perfetto per refrigerare piccoli ambienti in breve tempo.

È la soluzione perfetta soprattutto per quanti vivono in appartamenti dalle dimensioni piuttosto ridotte o laddove sia impossibile esporre esternamente l’unità condensante.

Un altro dei vantaggi di questo tipo di condizionatore è la manutenzione piuttosto ridotta, dato che non ci sono da eseguire manovre all’esterno per raggiungere il motore. Inoltre questo tipo di climatizzatore ha un design che è facile da adattare a tutti i tipi di ambienti e dunque ha un impatto visivo ridotto al minimo.

Prezzo e consumi ridotti

In genere il prezzo di questi climatizzatori è piuttosto basso rispetto ai modelli più complicati, e anche i consumi energetici sono ridotti soprattutto se si acquista un prodotto che sia di classe A+ o superiore.

Nel caso in cui invece hai dei dubbi perché l’ambiente che desideri rinfrescare non è poi così piccolo, puoi per anche optare per uno dei tantissimi climatizzatori Samsung disponibili sul mercato, i quali presentano anche tantissime interessanti funzioni legate alla domotica e dunque alla possibilità di connettersi al Wi-Fi di casa ed essere attivati o comunque gestiti anche quando si è fuori.

Puoi installarlo sia a parete che a terra

La soluzione di un dispositivo monoblocco è dunque particolarmente vantaggiosa per rinfrescare rapidamente dei piccoli ambienti, e considera anche che si tratta di modelli in grado di consumare davvero poco e dunque puoi anche tenerli accesi più ore al giorno, e rinfrescare l’intero ambiente soprattutto durante le ore più calde della giornata.

È un prodotto che è possibile installare su tutte le pareti di casa ma anche a terra se lo desideri, e dunque c’è massima flessibilità per te anche dal punto di vista della sua ubicazione in casa.

Articolo in evidenza continuare a leggere?

La nostra telecamera su… una Veneta Cucine a Milano!

Pedrazzini Arreda è da sempre un riferimento in Lombardia per quanti hanno necessità di acquistare una nuova cucina componibile. All’interno dello showroom è possibile visionare e toccare con mano tutta la qualità delle cucine Arredo 3 e Veneta Cucine Milano, marchi dei quali Pedrazzini Arreda è esclusivista di zona. Grande è la qualità dei prodotti commercializzati, e grande è anche il servizio ed il tipo di assistenza che viene offerto ai clienti. Sin dalle fasi di progetto infatti, lo staff saprà indicare le soluzioni più adatte a risolvere ogni tipologia di esigenza individuale, coniugando sempre il massimo dell’eleganza e del design alla funzionalità. Grazie a sofisticati software inoltre, ti sarà mostrato l’effetto finale che la tua nuova cucina farà all’interno del tuo appartamento.

Una simulazione in 3D che ti regalerà una fedele anteprima di ciò che sarà il meraviglioso risultato finale. Un team di falegnami e installatori si occuperà invece di dare fisicamente vita alla tua nuova cucina, mettendo in opera e installando ogni singolo componente, e completando anche gli allacciamenti idrici ed elettrici per consentirti da subito di vivere i nuovi arredi che hai scelto per la tua cucina. Il cliente ha infine grande possibilità di scelta e di personalizzazione, sia per quel che riguarda le ante che per i piani di lavoro. Questi elementi possono essere realizzati con materiali differenti in base alle necessità o abitudini individuali, ed è un’ottima possibilità per dare un tocco assolutamente personale a questo ambiente così importante di casa, all’interno del quale trascorriamo la maggior parte del tempo in cui siamo all’interno delle mura domestiche. Lo showroom Pedrazzini Arreda si trova in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, puoi recarti per toccare con mano l’assoluta qualità dei prodotti o contattare il recapito telefonico  0298491249 per qualsiasi tipo di informazioni o richieste.

Articolo in evidenza continuare a leggere?

Leon Louis: valorizza il tuo aspetto

Le creazioni Leon Louis  rappresentano tutto lo stile e l’eleganza di una ricerca che non si è mai discostata dal mondo sartoriale, ma che nel tempo si è arricchita di forme e soluzioni moderne, le quali hanno dato vita ad uno stile inconfondibile che oggi caratterizza ciascuno dei prodotti di questa giovane linea affacciatasi nel mercato nel 2010 e da allora divenuta fonte di ispirazione  per molti. Parte del segreto del successo di Leon Luis infatti, è dovuto al suo stile lineare e frugale di chiara ispirazione sartoriale, che lo rendono unico grazie anche alla continua ricerca di materiali e tecniche di lavorazione ideate per ottenere risultati inarrivabili sia a livello estetico che di vestibilità. Ad influire sul risultato finale sono probabilmente anche le sue origini danesi, che hanno apportato quel bagaglio di raffinatezza minimale grazie alla quale tutti possono vestire in maniera elegante e ricercata senza per questo dover rinunciare alla qualità dei tessuti.

La magia delle creazioni Leon Louis è tale grazie anche al contributo dei sapienti artigiani, i quali sono in grado di regalare il classico valore aggiunto ad ogni capo apportando finiture e lavorazioni di sartoria che esaltano ogni tipo di lavorazione. Se non conosci ancora le creazioni Leon Louis, è arrivato il momento di dare un’occhiata su www.revolutionconceptstore.it, l’e-Commerce che ti consente di visionare in dettaglio alcuni tra i tantissimi capi di questo prestigioso stilista. Individuato quello di tuo gradimento, potrai aggiungerlo con pochi clic al carrello e procedere al pagamento via Paypal, così da ricevere la merce direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi. Se desideri rendere il tuo abbigliamento un po’ più ricco e personalizzato, è arrivato il momento di dare un’occhiata alle creazioni Leon Louis e scegliere i capi di abbigliamento che pensi possano dare una nuova immagine di te e valorizzare il tuo aspetto fisico.

Articolo in evidenza continuare a leggere?

Sconti per acquisti online? Dai uno sguardo a scontiebuoni.it

Per chi cerca prezzo e facilità d’uso scontiebuoni.it si sta rivelando un’ottima soluzione per gli acquisti online

Acquisti online? Nelle ultime settimane mi sono imbattuto diverse volte nel sito Scontiebuoni.it, dove ho compiuto con soddisfazione alcuni buoni affari. Dato che pian piano sta diventando un mio personale punto di riferimento per l’e-commerce, ho deciso di condividere il mio parere sui punti di forza di questo sito. Prima di tutto, voglio presentarmi in termini di abitudini di navigazione e consumo online: ho 38 anni e scelgo questa modalità d’acquisto soprattutto per gli sconti che riesco a trovare. Di solito compro libri, qualche capo o accessorio di abbigliamento, recentemente un lettore Mp3 e delle ottime cuffie. Un acquisto ogni venti giorni lo faccio, quindi non so se posso essere definito un consumatore assiduo, e se mi fido del sito che ho davanti, navigo e completo l’acquisto direttamente dallo smartphone.

Scontiebuoni.it è un sito responsive, e mi piace innanzitutto perché la navigazione è fluida, improntata alla semplicità. La web usability è esaltata da un layout pulito, senza link e immagini inutili. Non ci si può confondere!  In pochi passi si va dritti all’obiettivo, che è quello di trovare un coupon per gli acquisti online. Gli sconti talvolta sono davvero esaltanti, fino al 70% sull’offerta del giorno Amazon. Ben segnalate sono le date di scadenza dei codici sconto. Sarebbe pura follia elencare tutti i brand per i quali si può ottenere uno sconto, forse è più utile ricordare alcune categorie di codice sconto: abbigliamento, cosmetici e profumi, elettronica e informatica, casa e giardino, neonati e bambini, vacanze e hotel, libri e musica, business e ufficio.

Due tipologie di coupons per gli acquisti online

Su Scontiebuoni.it puoi trovare essenzialmente due tipologie di coupons, cioè le offerte e i codici sconto. Non appena deciso l’acquisto su un negozio online, cerco su Scontiebuoni.it quel negozio e visiono tutti i coupons disponibili. Se scelgo un’offerta, torno al negozio prescelto e compaiono gli sconti; se scelgo il codice sconto, clicco su “visita lo store” e incollo il codice in un apposito riquadro al momento dell’acquisto, rendendo visibile il taglio di prezzo.

Gli acquisiti online su Scontiebuoni.it sono più semplici a farsi che a dirsi, tanto che l’unico difetto del sito, cioè la presenza di poche frequently asked questions, mi è parso tale solo per pochi giorni, perché non c’è bisogno di grandi domande, nulla è di difficile comprensione, nulla è da nascondere e la user experience è quanto di più semplice possa esistere. Non vedo l’ora di provarlo per le importanti ricorrenze di acquisto online, come il Black Friday e il Cyber Monday. Fatemi sapere cosa ne pensate voi nei commenti.

Articolo in evidenza continuare a leggere?

Depuratori acqua

Tutti ben sappiamo che il nostro corpo è costituito per almeno il 70% d’acqua. Sin dalla nascita siamo abituati al naturale contatto con questo prezioso elemento, ed oggi sappiamo che l’acqua è anche strumento di bellezza. Bisognerebbe berne almeno tre litri al giorno perché la pelle rimanga ben idratata ed elastica. Più beviamo, più purifichiamo l’organismo, eliminando le tossine che nostro malgrado accumuliamo.Quale donna non ha mai avuto problemi di peso? Ebbene, certamente qualsiasi esperto in materia, al quale si sarà rivolta, le avrà consigliato di bere molta acqua per eliminare la odiatissima ritenzione idrica nonché la altrettanto temuta cellulite. A questo preciso scopo, l’acqua deve essere liscia e con la minor percentuale di sodio possibile. E’ solo l’acqua pura che possiede le proprietà drenanti necessarie a renderla diuretica e capace di sciogliere grassi e lipidi, favorendo il mantenimento di un corpo sano ed esteticamente bello. Provare per credere inoltre, un bel bicchiere d’acqua è capace di bloccare i morsi della fame quando questa si fa sentire, tanto più che bere molto è scientificamente utile a migliorare il metabolismo, permettendo così di bruciare più grassi e contribuendo ad attivare quel processo chiamato termogenesi. Sul mercato esistono tantissimi tipi di acqua in bottiglia che promettono di avere le caratteristiche giuste per garantire al nostro organismo il benessere necessario, e spesso capita di restare perplessi dinanzi così tante etichette difficili da leggere o interpretare. E volendo analizzare la situazione a fondo, il costo per ogni litro d’acqua è decisamente superiore a quella del rubinetto. E’ inevitabile che tutto ciò possa generare nell’acquirente un senso di confusione generale e, non sapendo decidere, molti pensano di fare bene optando per l’acqua che costa di più convinti che sia migliore. Ovviamente non è così e a lungo andare chi ci rimette è il portafoglio. La soluzione , in questo mercato così caotico e causa di tanta confusione tra i consumatori, esiste e la possiamo trovare direttamente a casa nostra. Il depuratore acqua IWM, International Water Machines. Leader nel settore del trattamento delle acque potabili, certifica e garantisce un’acqua oligominerale tanto pura che pare essere stata appena sgorgata dalla sorgente, direttamente dal rubinetto di casa. La salute del nostro organismo davvero non avrà più prezzo. Ogni informazione utile si può reperire facilmente sul sito stesso di IWM altrimenti basta telefonare al numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, cortesia e celerità di servizio.

Articolo in evidenza continuare a leggere?

Shopping online: a Natale 2021 spesi più di 1 trilione di dollari

A livello globale per lo shopping natalizio online sono stati spesi 1,14 trilioni di dollari, di poco superiori ai 1,1 trilioni di dollari spesi nel 2020. Nel 2021 la corsa allo shopping natalizio è cominciata con largo anticipo, con il 30% delle vendite globali registrate già nelle prime tre settimane di novembre. E se nel 2021 la Cyber Week ha visto una crescita digitale debole, i picchi di inizio novembre e fine dicembre hanno aiutato i retailer a battere nuovi record di vendita.
Si tratta di alcuni dati emersi dal 2021 Holiday Shopping Report, l’analisi degli acquisti nel periodo delle festività su oltre un miliardo di consumatori condotta da Salesforce, azienda globale nel CRM. 

Il 30% delle vendite globali è avvenuto entro il 22 novembre

A causa dell’ansia di assicurarsi i regali desiderati, ed evitare problemi di ritardo di spedizione e prodotti esauriti, il 30% delle vendite globali è stato completato entro il 22 novembre. Gli acquisti effettuati nel corso della Cyber Week hanno rappresentato il 23% delle vendite globali, in lieve calo rispetto al 24% del 2020. Poiché i consumatori hanno perso le date limite per la spedizione online e sono aumentate le preoccupazioni per le nuove varianti di Covid-19, il 23% delle vendite digitali globali è stato effettuato tra il 18 e il 31 dicembre.
Nello stesso periodo di tempo, i negozi che hanno offerto opzioni di ritiro in negozio, o tramite punti di raccolta, hanno registrato il 62% di queste vendite globali.

Le borse di lusso i prodotti più acquistati

Dalla ricerca emerge che durante le festività natalizie del 2021 le spese si sono orientate maggiormente ai desideri piuttosto che ai bisogni essenziali.
Le borse di lusso hanno registrato infatti la crescita globale più alta su base annua, con un aumento del 45% delle vendite online, mentre l’arredo per la casa e le calzature hanno registrato una crescita rispettivamente del 34% e del 32%.
Inoltre, il 4% delle vendite digitali globali su dispositivi mobili è stato effettuato tramite un’app di social media, e il 10% del traffico mobile ha avuto origine attraverso i social network. Man mano che i retailer iniziano a costruire spazi virtuali nel Metaverso anche i consumatori, quindi, si dimostrano pronti ad acquistare attraverso nuovi canali.

Durante le ultime festività i negozi fisici hanno svolto un ruolo fondamentale

Un sondaggio condotto su 1.600 consumatori in tutto il mondo per la quarta edizione del Report Connected Shopper di Salesforce, ha rilevato che entro il 2023 il 25% degli acquisti avverrà al di fuori di store online, app proprietarie o negozi fisici dei brand.
Ma durante le ultime festività i negozi fisici hanno svolto un ruolo fondamentale. Sebbene i consumatori abbiano continuato ad abbracciare il digitale per lo shopping natalizio, il 60% delle vendite digitali globali è stato influenzato dai punti vendita fisici, dalla proposta al soddisfacimento della domanda.
Il nuovo ruolo in continua evoluzione del negozio, almeno durante lo shopping natalizio dell’ultimo anno, ha perciò contribuito a ridurre l’attrito tra i punti di contatto digitali e fisici.

Vendere casa nel 2021. I cambiamenti del mercato immobiliare italiano

La pandemia ha sicuramente introdotto o accelerato molti cambiamenti nelle scelte e nelle abitudini degli individui, e ha avuto, e sta tuttora avendo, effetti e conseguenze anche sul settore immobiliare.
Nell’ultimo anno sono molti gli italiani che hanno deciso di vendere la propria casa, in particolare nelle grandi città. Per comprendere i cambiamenti che hanno interessato il processo di vendita di una casa nel 2021, BVA Doxa ha condotto una ricerca per Casavo, la piattaforma che ha digitalizzato le fasi del processo di compravendita immobiliare. 

Le motivazioni che spingono alla vendita

Fra chi ha venduto una casa dopo la pandemia, la maggioranza l’ha fatto perché ha scelto di cambiare abitazione. Tra le motivazioni più frequenti, la scelta di spostarsi in un’abitazione più consona alle nuove esigenze emerse nel corso della pandemia è al primo posto, con il 36% delle risposte, seguita dalla ricerca di liquidità (29%), la messa in vendita delle case ereditate (24%), e dal desiderio di cambiare città o quartiere (21%). In generale, l’esigenza di cambiare la propria abitazione per rispondere alle nuove necessità è comunque la motivazione più diffusa, se si considera che il 62% di chi ha venduto una casa ne ha contestualmente acquistata un’altra. 

Tipologie di abitazione

Le tipologie di casa più vendute o messe in vendita sono il trilocale (37%) e il bilocale (30%), ma si registrano anche eccezioni, come a Torino, Bologna e Firenze, dove la vendita di bilocali rimane sotto la media (23%). La vendita riguarda per tre abitazioni su quattro appartamenti condominiali, seguiti da case indipendenti, monofamiliari o villette singole.    

I canali di vendita

La mediazione di un operatore immobiliare per la vendita della propria abitazione rimane la scelta preferita dalla maggioranza degli italiani. Chi vende casa sceglie l’operatore immobiliare soprattutto per la visibilità che può garantire nel processo di vendita (40%), per la professionalità (36%) e per le attività di assistenza e consulenza (33%). 
“L’esperienza vissuta negli ultimi 14 mesi ha modificato profondamente il modo in cui gli italiani vivono e percepiscono la casa, ed è infatti in forte crescita il numero di persone che vorrebbe cambiarla perché la considera non più adatta alle proprie necessità – afferma Andrea Tozzi, Senior Research Manager in BVA Doxa -. Non a caso, al primo posto fra le motivazioni di vendita abbiamo il desiderio di vivere in una casa maggiormente in linea con le proprie nuove esigenze abitative”.

Il Video Entertainment decolla e supera 1,3 miliardi

Il mercato italiano del Video Entertainment negli ultimi 12 mesi ha oltrepassato quota 1,3 miliardi di euro, e la sua componente principale è rappresentata dalla spesa dei consumatori (61%). A differenza di qualche anno fa, in cui la raccolta pubblicitaria era la prima fonte di remunerazione, la fruizione di contenuti in abbonamento o in acquisto singolo sfiora i 3 miliardi di euro, +21% sul 2020.  A fruire digitalmente di contenuti video sono 4 internet user italiani su 5 (+7%) e 1 su 2 dichiara di farlo anche a pagamento. E’ questo uno sviluppo che ha mutato profondamente la filiera produttiva e distributiva, aprendo a nuovi scenari competitivi. Si tratta di alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Digital Content della School of Management del Politecnico di Milano.

Più di 800 milioni di euro spesi per fruire di contenuti premium

Nel 2021 gli italiani hanno speso poco più di 800 milioni di euro per fruire di contenuti premium, +39% rispetto al 2020, quando il tasso di crescita era stato addirittura del +62%. La quasi totalità della spesa del consumatore italiano proviene dalla sottoscrizione di abbonamenti a piattaforme distributive (SVOD), mentre il modello TVOD, basato su acquisto o noleggio di singoli contenuti, seppur in crescita, genera una piccola percentuale della spesa complessiva.
Torna poi a crescere anche la raccolta pubblicitaria (ADV) associata alla distribuzione dei video d’intrattenimento. Dopo un 2020 di sostanziale stasi nel 2021 si registra infatti un incremento del +11% dell’advertising, per un valore complessivo di circa 510 milioni di euro. 

Le sfide per i player del settore

Si tratta di un mercato ancora in forte espansione che non ha terminato il suo percorso evolutivo, e lo scenario continuerà a mutare in virtù delle sfide che i player dovranno affrontare nel prossimo futuro. Alcune sono di carattere endogeno, legate all’evoluzione dell’offerta, dei modelli di business, e allo sviluppo tecnologico. Un esempio, è il continuo ingresso sul mercato di nuovi player OTT generalisti, con un’offerta verticalizzata, o l’ampliamento dell’offerta di player esistenti su determinati contenuti. Inoltre, si assiste a un rafforzamento nel paniere di consumo dei video d’intrattenimento condivisi sui social, in particolare dei contenuti User Generated Content (UGC).

Un mercato in mutamento

Nascono poi nuovi modelli di business volti a riproporre la logica di programmazione lineare applicata alla distribuzione in streaming, e cresce l’attenzione alla User Experience (UX), con investimenti in contenuti interattivi, esperienze personalizzate e funzionalità di visualizzazione sociale e condivisa (co-viewing o social-viewing). Tra le variabili esogene, il passaggio al nuovo digitale terrestre per la trasmissione dei canali TV consentirà un cambiamento delle abitudini di consumo degli italiani verso un approccio di fruizione on-demand sulle piattaforme OTT. Inoltre, il lancio del 5G, migliorando le performance di rete, contribuirà sia a rafforzare la fruizione digitale di contenuti video su dispositivi mobili sia a rafforzare le potenzialità e la diffusione del live streaming.

Arriva la certificazione della parità di genere

I dati statistici in Italia mostrano un tasso di partecipazione delle donne al mondo del lavoro inferiore rispetto alla media europea, in cui persiste e si amplifica ulteriormente la ‘child penalty’. Inoltre, da quanto emerge dal Rapporto annuale dell’Osservatorio mercato del lavoro e competenze manageriali di 4.Manager, a oggi le posizioni manageriali femminili sono solo il 28% del totale. Uno scenario aggravato dalla pandemia, che ha avuto l’effetto di rallentare il processo di superamento del gender gap nel mercato del lavoro. Dal 1° gennaio 2022 però entra in vigore la nuova legge sulla parità retributiva, che istituisce per le aziende la ‘certificazione della parità di genere’ e lo sgravio contributivo per chi ne è in possesso.

I numeri delle posizioni manageriali femminili

Nel 2020, il tasso di partecipazione delle donne al mondo del lavoro è stato del 53,1 %, con un divario di genere del 19%.  Nelle posizioni manageriali femminili i numeri mostrano uno scenario altrettanto difficile: su 605mila posizioni solo il 28% è affidato a figure femminili (fonte Inps), quota che si riduce al 18% per le posizioni regolate da un contratto da dirigente, ferme allo 0,3% da 10 anni. L’analisi condotta dall’Osservatorio su un campione di circa 17mila imprese indica che l’83,5% è a conduzione maschile, il 12,2% a conduzione femminile e il restante 4,3% a conduzione paritaria. Le imprese dove la conduzione femminile è più diffusa sono Pmi e microimprese, e si concentrano soprattutto al Sud e nelle Isole. Quanto ai settori, Manifatturiere (52,9%), Sanità e Assistenza Sociale (29,8%).

Contrastare la disparità significa soprattutto affrontare gli stereotipi di genere

Degli oltre 44mila consiglieri aziendali solo il 19% è donna, e la carica di Presidente e AD è affidata a una donna solo nel 12% dei casi. Per l’Amministratore unico, la percentuale femminile sale al 22,5% ed è legata a una più ridotta dimensione aziendale. Per gli intervistati contrastare la disparità di genere significa soprattutto affrontare ‘Gli stereotipi di genere’ (69,6%), ‘Il gap retributivo’ (58,9%) e ‘Il basso numero di donne nelle posizioni di potere’ (57,4%). Le leve aziendali da manovrare per mitigare il gap di genere sono lo stile di leadership, il modello organizzativo, il people management, il welfare aziendale.

Stanziati 10 milioni di euro per il Fondo impresa Donna

Il Pnrr però, riporta Adnkronos, favorirà l’ingresso al lavoro e percorsi di carriera delle donne finalizzati all’assunzione di ruoli di responsabilità. La valutazione di alcuni strumenti contenuti nel Piano ha restituito la seguente graduatoria: promozione e sostegno all’avvio di attività imprenditoriali femminili, sostegno alla realizzazione di progetti aziendali innovativi per le imprese a conduzione femminile o prevalente partecipazione femminile, creazione del Fondo impresa Donna, il sistema nazionale di certificazione della parità di genere, per il quale il Pnrr ha già stanziato 10 milioni di euro.

Rifiuti, quanto mi costate? Meno in Veneto, di più in Campania

Quella dei rifiuti è una tassa che ha sempre una maggiore incidenza sui budget familiari. Ma quanto ci costa veramente la gestione dei rifiuti, e quali sono le differenze a seconda delle varie aree geografiche d’Italia? Ecco tutte le risposte, che evidenziano come i veneti, ad esempio, siano più “fortunati” rispetto ai campani.

312 euro la cifra media

Per quanto riguarda il costo, la cifra media pagata da una famiglia italiana tipo per la tassa per i rifiuti è stata di 312 euro. Si tratta di un onere aumentato dell’1,5% rispetto all’anno precedente. La regione con la spesa media più bassa è il Veneto (232 euro), dove si registra anche una diminuzione del 4% circa rispetto all’anno precedente. Al contrario, la regione con la spesa più elevata resta la Campania (416 euro, -0,6% rispetto al 2020). È questo il quadro che emerge dalla annuale rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, ripreso da AdnKronos. L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento nel 2021 una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri. L’indagine è realizzata nell’ambito delle ‘Iniziative a vantaggio dei consumatori’, finanziate dal ministero dello sviluppo economico.

Catania è la città più cara

Con 504 euro, una cifra stabile rispetto al  2020), Catania si conferma il capoluogo di provincia più caro d’Italia in termini di tassa dei rifiuti. Dall’altra parte della classifica c’è Potenza , che con i suoi 131 euro è il più economico. Rispetto ai 112 capoluoghi di provincia esaminati, sono state riscontrate variazioni in aumento (rispetto al 2020) in ben 53 capoluoghi, situazioni di stabilità in 37 e variazioni in diminuzione in 22. A Vibo Valentia l’incremento più elevato (+44,9%), a Rovigo la diminuzione più consistente (-23%). A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 270 euro, +1,6% rispetto al 2020), segue il Centro (313 euro, +2,4%), infine il Sud, più costoso (353 euro, +1,3%). A livello territoriale si registrano aumenti in dodici regioni: incremento a due cifre in Liguria (+10,3%), segue la Basilicata con +8,1%, il Molise con +6,1% e la Calabria con +5,9%; tariffe in diminuzione in sei: in Sardegna si registra un -5% e in Veneto un -3,8%.
“A fronte di una spesa media a famiglia che continua a salire e di una eccessiva sperequazione della tariffa fra le regioni e le singole città” dice Tiziana Toto, responsabile politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, “ci spiace constatare che soltanto il 10% dei capoluoghi di provincia applica la tariffa puntuale che incentiverebbe le famiglie a produrre meno rifiuti. Allo stesso modo ancora scarseggiano le iniziative per favorire il riuso e per ridurre i rifiuti, sebbene finalmente tutte le regioni registrino un aumento nei livelli di raccolta differenziata”.

Il 28% dei dipendenti ‘si sente’ più connesso lavorando da remoto

La situazione epidemiologica e le conseguenti restrizioni hanno influenzato la comunicazione a livello privato e lavorativo. I problemi più discussi tra i dipendenti che lavorano da remoto includono le sfide generate dalle nuove condizioni, l’isolamento sociale e la mancanza di comunicazione tra colleghi. Ma mentre lavorano da remoto i dipendenti italiani si sentono più connessi. Questo perché per semplificare le comunicazioni utilizzano servizi non aziendali o ‘shadow IT’.  Uno studio di Kaspersky rileva infatti che il 57% dei dipendenti italiani non si sente isolato quando lavora da remoto, al contrario: il 28% di chi lavora da casa riesce a comunicare ancora meglio con i propri colleghi.

Aumenta l’utilizzo di servizi di comunicazione non aziendali

Secondo la ricerca, l’utilizzo di servizi di comunicazione non aziendali è aumentato, un fattore che spiega la miglior connessione tra colleghi, segnalata da più della metà dei dipendenti intervistati. Nonostante la maggior parte dei dipendenti italiani si è adattata con successo alle comunicazioni digitali, il 43% però si sente ancora isolato quando lavora da casa.  Tenuto conto che la solitudine, così come altri fattori demotivanti come stanchezza e ansia, contribuiscono al burnout, questo dato dovrebbe essere motivo di preoccupazione per i dirigenti aziendali.

L’interazione informale tramite software non aziendali facilita la comunicazione

A livello europeo, solo l’utilizzo di servizi di posta elettronica non aziendale è diminuito dal 66% al 63%, ma sono in aumento altri servizi non aziendali come quelli di messaggistica (dal 56% al 58%), i software non aziendali di pianificazione delle risorse (dal 42% al 45%), le piattaforme di web conferencing (dal 79% all’82%) e i social network (dal 62% al 67%). L’interazione informale tra colleghi tramite software non aziendali facilita la comunicazione e dà la sensazione di essere più connessi, ma al contempo fa aumentare i rischi informatici per l’azienda. I cosiddetti servizi ‘shadow IT’ non sono infatti implementati e controllati dai dipartimenti IT aziendali, e potrebbero essere potenzialmente pericolosi.

I reparti IT non controllano l’accesso ai servizi shadow

“Le persone solitamente utilizzano strumenti aggiuntivi per motivi leciti, e non c’è niente di sbagliato se i dipendenti cercano di rendere più semplice il loro lavoro e la comunicazione tra colleghi – commenta Andrey Evdokimov, Head of Information Security di Kaspersky -. Questa situazione si traduce in un aumento del rischio perché durante lo sviluppo di modelli di minaccia, diagrammi di flusso di dati e pianificazione i difensori non prendono in considerazione gli strumenti non autorizzati. Inoltre, i reparti IT non controllano l’accesso ai servizi shadow e i dipendenti rischiano di compromettere preziose informazioni aziendali”.

I trend della ristorazione post Covid

Dalla cucina espressa al look botanico: sono alcuni trend per il settore della ristorazione, emersi dall’analisi delle nuove insegne preferite dai Top Chef italiani coinvolti nei TheFork Restaurants Awards. Dopo la pausa dovuta alla pandemia è infatti tornato il premio organizzato da TheFork con l’obiettivo di valorizzare le nuove insegne. Un’iniziativa oggi più che mai indispensabile per il rilancio del settore della ristorazione post emergenza. Più in particolare, quest’anno i grandi chef hanno nominato 64 ristoranti selezionati tra le nuove aperture o le nuove gestioni avvenute tra gennaio 2019 e agosto 2021.

Green take away e cucina espressa
Nel mondo della ristorazione post Covid si rafforza una tendenza che unisce il piacere del ristorante a quello dello shopping eco, dai vestiti ecosostenibili alle piante, fino alle stoviglie in materiali naturali. Sempre più spesso infatti è possibile recarsi al ristorante, e fare allo stesso tempo shopping in corner green irresistibili. Si conferma poi saldamente anche l’apprezzamento per la ‘cucina espressa’, che esalta e premia l’importanza dell’attesa. Perché ogni singolo piatto è preparato da zero, ogni ingrediente è scelto in modo maniacale per offrire al cliente un particolare aroma, una specifica sensazione, un abbinamento mai osato, che conferma un trend ormai non solo dei ristoranti con molte stelle.

Look botanico e contaminazioni & contrasti
È dimostrato che gli stimoli visivi influiscono sulla percezione del gusto. Molte delle nuove aperture nominate ai TheFork Restaurants Awards 2021 sembrano saperlo molto bene, mostrando una cura particolare non solo negli arredi, ma anche nelle luci e perfino nella musica di sottofondo. Comode sedie in velluto dal gusto retrò sono spesso in contrasto con architetture dal mood industrial, mattoni a vista, volte a botte e sempre con il contorno di un’illuminazione delicata, soffusa e calda. Cucina e brigata a vista, poi, sono un must sempre più diffuso e apprezzato, insieme alla presenza di piante e punti verdi sui muri, e perfino sui soffitti. Ma la contaminazione di stili non è solo nell’arredo: Oriente e Occidente, dolce e acido, cucina etnica tradizionale, proposte creative e cucina italiana si sposano con influenze di altri Paesi. E ancora, accostamenti inediti di carne e pesce, crostacei e selvaggina in un mix di contaminazione e qualità per offrire esperienze nuove e sorprendenti.
Convivialità e ricerca, menu ristretti e attenzione all’ecosostenibilità
Conciliare la ricerca con la soddisfazione del commensale, utilizzando magari tecniche di preparazione e conservazione provenienti dall’Oriente o dal Nord Europa è un fenomeno che tende ad avvicinare all’alta cucina in nome della qualità e della convivialità. Anche in queste nuove aperture di pregio si sta infatti affermando la ricerca di una certa essenzialità: dalla cucina espressa che si traduce in massimo nove piatti al giorno al solo menu degustazione fino allo chef che predilige solo ciò che di fresco trova al mercato del giorno. Il tutto all’insegna della sostenibilità, che risponde alla crescente richiesta del mercato e dei consumatori, sempre più consapevoli alla ricerca di piatti buoni e sani.

Con lo switch off, vendite di nuovi TV a +120%

Da quanto è partito il countdown per lo switch off, ovvero i primi passi del passaggio verso il nuovo digitale terrestre, gli italiani hanno iniziato a controllare la compatibilità dei loro apparecchi e dei decoder, valutando la possibilità di adattarli o di cambiarli. Il nuovo standard, che ha preso il via su alcuni canali Rai e Mediaset, ha infatti previsto il passaggio al Mpeg-4. Come riporta Ansa, questo step non solo ci consentirà di assistere a programmi di qualità migliore, ma soprattutto serve a liberare la banda 700 Mhz, molto utilizzata in Italia specie dalle tv locali, per far spazio alla rete 5G per gli operatori di telefonia. Non avranno problemi a ricevere i canali tutti coloro che hanno un televisore che permette già oggi la ricezione del segnale in alta definizione dal numero 500 in poi del telecomando. 

Via la corsa ai nuovi acquisti

Per tutti quelli che non hanno un apparecchi adatto, invece, è iniziata la corsa all’acquisto di nuovi televisori e apparecchi, in virtù anche dell’entrata in vigore del Bonus Rottamazione TV, che ha come obiettivo proprio quello di incentivare l’acquisto di nuovi televisori. Secondo le stime, sarebbero circa 10 milioni le famiglie ad aver necessità di sostituire i propri apparecchi. Le facilitazioni contemplate dal bonus sono due: se l’Isee è al di sotto dei 20mila euro sarà possibile avere uno sconto di 30 euro per l’acquisto di un decoder o un televisore; non ci sono invece limiti di reddito in caso di rottamazione, che dà diritto a uno sconto del 20% sul costo del nuovo apparecchio fino a un massimo di 100 euro. Il bonus si può ricevere fino alla fine del 2022 o fino a esaurimento risorse. Secondo le rilevazioni GfK Market Intelligence questo incentivo ha avuto un effetto immediato sulle vendite nelle prime settimane di introduzione che sta continuando anche nel mese di ottobre.

Venduti oltre 217.000 televisori in una settimana

Secondo i dati Gfk, nella settimana 41 – quella compresa tra l’11 e il 17 ottobre 2021 – sono stati venduti oltre 217.000 televisori, con una crescita pari al +120% a unità rispetto alla stessa settimana del 2020. Se analizziamo il trend a valore, riscontriamo una crescita ancor più marcata, pari al +152% rispetto alla settimana 41 del 2020. Questo forte incremento è dovuto a due fattori: da un lato la domanda superiore all’offerta – legata anche alle problematiche di approvvigionamento dei produttori – dall’altro l’aumento dei costi delle materie prime e della logistica, che hanno contribuito alla crescita del prezzo medio dei TV rispetto al 2020 (+26% complessivamente da inizio anno). 

A fine 2021 i consumi aumenteranno di 60 miliardi di euro

Fuori a fare shopping. Sembra essere questo i desiderio degli italiani che, lasciati alle spalle i lunghi mesi di limitazioni imposti dal Covid-19, hanno ritrovato la voglia di spendere per fare acquisti, soprattutto nei punti vendita fisici. Non solo: le finanze ci sono, eccome. Sono 4,5 milioni gli italiani che, forti di redditi rimasti intatti e di risparmi forzosi dovuti all’impossibilità di poterli utilizzare durante la pandemia, ora sono pronti a spendere per i consumi più di quanto facessero nel periodo pre-Covid. Usciti dall’emergenza, il 57,2% degli italiani tornerà a spostare soldi dal risparmio ai consumi, per andare oltre le scarsità imposte dal periodo recente. Più la paura allenta la presa, più crescono le tigri del consumo.

Il rimbalzo dei consumi

In base ai dati presentati dal 2° Rapporto Censis-Confimprese, l’associazione che raggruppa gli operatori del retail, si scopre che alla fine dell’anno la spesa per consumi delle famiglie supererà la cifra record di 1.000 miliardi di euro. Nel secondo trimestre del 2021 i consumi degli italiani si sono già ripresi del 14,2% rispetto allo stesso periodo del 2020 (33 miliardi in più), con una netta inversione di tendenza rispetto al -5,4% registrato nel primo trimestre dell’anno. L’incremento a consuntivo d’anno ammonterà a 60 miliardi in più rispetto all’anno scorso, un tesoretto prezioso per rivitalizzare l’economia reale. Complessivamente la pandemia ha bruciato dieci anni di crescita dei consumi. Ma, se non ci saranno nuovi stop sanitari, a Natale si prevedono almeno 9 miliardi di spesa in più rispetto alle festività dell’anno scorso.

Il ritorno nei negozi “veri”

Sempre il report evidenzia che gli italiani sono pronti a tornare a fare acquisti nei negozi, forse perchè saturi di una sovrabbondanza di interazioni digitali nelle loro vite. Il 51,9% non sopporta più gli incontri da remoto per il lavoro, lo studio o le relazioni interpersonali. Il 52,8% ritiene che il digitale sia eccessivamente presente nelle proprie vite e che ora c’è bisogno di un riequilibrio con il mondo fisico. Il 65% (il 77,4% tra i giovani) vuole tornare a trascorrere tempo fuori casa per incontrare gli amici, mangiare insieme, divertirsi, fare shopping. Probabilmente per tutte queste ragioni il 64% degli italiani ha nostalgia degli acquisti nei negozi fisici, nei centri commerciali, nelle piazze dello shopping, anche riducendo il ricorso all’e-commerce. Lo dicono di più le donne (67,6%) e le persone benestanti (69,8%). La normalità per gli italiani è fatta anche di shopping fisico, da cui traggono emozioni e benessere. 

Sostenibilità, Millennial più attivi sui social nel dibattito sui temi green

Con il 40% delle interazioni social, il cambiamento climatico è l’argomento più discusso nelle conversazioni sui social, registrando oltre 10.500 post e commenti, a fronte di circa 13.000 notizie di siti web e giornali online. Ma con il 47% di attività sui social, è quella dei Millennial la generazione più attenta alla sostenibilità delle aziende, e i più attivi nella richiesta di call2action, trasparenza e responsabilità ai player del mondo aziendale. Fra loro, l’88% sono donne, e i temi più discussi sono Climate Change, Net Zero, Rinnovabili e Finanza sostenibile. Il sentiment negativo però è del 77%, e se i Millennial sono preoccupati per il futuro del pianeta il 23% chatta con sentiment positivo sulle iniziative di sostenibilità di enti pubblici e privati, come ad esempio l’International Earth Day. 

Net Zero, apprezzato l’impegno delle aziende per ridurre le emissioni

Si tratta dei risultati della prima Social Sentiment Analysis di PwC Italia in tema di sostenibilità, realizzata dal Team Innovation con il coordinamento di Gaia Giussani, ESG Director. E secondo l’analisi di PwC Italia la decarbonizzazione è il secondo argomento per numero di interazioni social (30% del conversato totale sulla sostenibilità), con 8.488 post e conversazioni di utenti privati a fronte di 14.048 pagine web, e un sentiment negativo pari al 68%. Il sentiment è tuttavia in leggero miglioramento quando si parla di Net Zero: nel 32% delle conversazioni gli utenti riconoscono l’impegno delle aziende che attuano strategie concrete per ridurre le proprie emissioni. Tra gli esempi più citati, la riduzione dell’utilizzo di mezzi inquinanti, le iniziative finalizzate a sensibilizzare i dipendenti e le scelte d’investimento green. Il 68% di conversazioni negative evidenzia però l’insufficienza degli sforzi dei singoli e il bisogno di misure più stringenti.

Rinnovabili, fondamentali ma ancora troppo costose

In terza posizione nelle conversazioni social (27% del conversato totale), il tema delle energie rinnovabili e della trasformazione ecologica è al centro di 7.791 post, a fronte di quasi 11.000 pagine e articoli web, e registra un sentiment positivo del 25%. Il 75% delle conversazioni negative si concentra sulle perplessità relative al costo elevato, la non disponibilità totale dei cittadini a spendere di più per prodotti green e lo scetticismo degli utenti nei confronti delle aziende che dicono di investire nelle rinnovabili e di partecipare alla transizione ecologica mentre dipendono dagli investimenti neri come carbone, il petrolio e gas.

Finanza sostenibile, sentiment positivo al 42%

Con un peso del 3% nelle conversazioni sui social media in ambito di sostenibilità, la finanza sostenibile è l’argomento che registra il sentiment positivo più alto, pari al 42%, riporta Adnkronos. Sempre più utenti condividono sui social articoli e notizie sugli investimenti sostenibili delle aziende, manifestando la volontà di informarsi sul tema, di partecipare a eventi e a webinar che permettano di acquisire conoscenze. Le conversazioni negative (58%) sono incentrate principalmente sul greenwashing e sulla poca trasparenza da parte delle aziende.