Meno 30% per assegno con quota 100

Le polemiche in Italia non si fermano mai, anche e soprattuto sulla possibile rivoluzione in ambito pensionistico. La cosiddetta pensione quota 100 rischierebbe infatti di costare cara. “Il quadro della finanza pubblica non sconta incrementi della spesa per il personale che se attuati dovranno essere ricoperti o con altre spese o con aumenti di tassazione “, spiega Giuseppe Pisauro, presidente dell’ufficio parlamentare di bilancio. “Inoltre, il quadro economico peggiora e altri elementi contribuiscono a rendere estremamente difficile capire quale sarà il deficit del prossimo anno”, che il governo programma al 2,4% del Pil e la Commissione Ue al 2,9% mentre l’Upb stima al 2,6%. “Nelle valutazioni più recenti dell’Upb, Ufficio Parlamentare di Bilancio che incorporano la manovra al suo valore facciale, l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche si posizionerebbe nel 2019 al 2,6% del Pil” dice il presidente.

Tante incertezze sul futuro

“In particolare, le divergenze rispetto alla stima della Nadef, nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza e a quella recentemente diffusa dalla Commissione europea sono imputabili alla diversa previsione sulla crescita economica e all’impatto dell’aumento dello spread sulla spesa per interessi”, afferma Pisauro. Le grandezze della finanza pubblica programmate dal governo appaiono soggette a rischi: indebolimento del quadro macroeconomico, impatto dell’evoluzione recente dei tassi di interesse, incertezze sull’efficacia delle misure di razionalizzazione della spesa.

La quota 100, caratteristiche di questo canale di uscita

“L’introduzione della quota 100 per l’anticipo pensionistico – afferma l’Upb, – potrebbe potenzialmente riguardare nel 2019 fino a 437.000 contribuenti attivi. Qualora l’intera platea utilizzasse il canale di uscita appena soddisfatti i requisiti potrebbe comportare un aumento della spesa pensionistica lorda stimabile in quasi 13 miliardi nel 2019 e sostanzialmente stabile negli anni successivi”. “Questa stima – chiarisce l’Upb – non è ovviamente direttamente confrontabile con le risorse stanziate nel Fondo per la revisione del sistema pensionistico per vari fattori: dal tasso di sostituzione dei potenziali pensionati con nuovi lavoratori attivi a valutazioni di carattere soggettivo (condizione di salute o penosità del lavoro) o oggettivo (tasso di sostituzione tra reddito e pensione, divieto di cumulo tra pensione e altri redditi, altre forme di penalizzazione)”. Resta il fatto che, secondo stime Upb, chi optasse per quota 100 subirebbe una riduzione della pensione lorda rispetto a quella corrispondente alla prima uscita utile con il regime attuale da circa il 5% in caso di anticipo solo di un anno a oltre il 30% se l’anticipo è di oltre 4 anni

Ict e Turismo: ciò che i giovani desiderano

Si sente spesso dire che per le nuove generazioni le occasioni lavorative siano troppo poche. Eppure, non è sempre o per tutti esattamente così, anche nella bistrattata Italia. Infatti nuove opportunità di lavoro si registrano soprattutto nell’Ict, Information and Communication Technologies (con una percentuale del 77% di manager che ritiene che ci sia spazio per nuove forze in questo ambito), nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). Qualche segnale positivo anche per le retribuzioni future che, secondo il 27,9% dei manager italiani, cresceranno nei prossimi 5 anni. Sono i dati che emergono dalla ricerca commissionata da Manageritalia ad AstraRicerche e che ha coinvolto dirigenti di primarie aziende del Belpaese.

In crescita consulenza alle imprese, Ict e turismo

Il primo dato che salta subito agli occhi e sul quale i professionisti interpellati hanno fornito numeri e giudizi concordi, è l’affermarsi di una “terna vincente”: Consulenza alle imprese, information communication tecnology e turismo. Sono questi i settori che offrono, a detta dei dirigenti, maggiori opportunità ai giovani tra 18 e 29 anni per maturare esperienza, crescita e carriera professionale. Infatti, la risposta alla domanda “ai giovani che dopo gli studi vogliono entrare nel mondo del lavoro quale settore consiglieresti come prima scelta?” vede prevalere nell’ordine Ict (24,9%), consulenza alle imprese (24,5%) e turismo (16,3%). A metà classifica la sanità e assistenza sociale (30,2%), i servizi assicurativi, bancari e finanziari (25,4%), trasporti e logistica (22,8%). Chiudono la classifica le attività legate al mondo del commercio, spettacolo, formazione e editoria.

Un quadro occupazionale sfidante e positivo

In un mercato del lavoro comunque difficile, prevale una maggiore selezione naturale – con la domanda di lavoratori inferiore all’offerta – per cui solo i migliori ce la faranno (61,4%). Seguono opportunità crescenti come numero di posti di lavoro (48,6%), soprattutto nell’Ict 77%, nella consulenza alle imprese (64%) e nel turismo (63%). L’attesa dei dirigenti verso i giovani è positiva e altissima, ma sono concordi nel ritenere insufficiente il bagaglio formativo delle nuove leve.

Ragazzi, attenzione alla qualità del bagaglio formativo

Solo un terzo degli intervistati giudica i giovani che si propongono oggi nel mondo del lavoro nel loro settore ben formati e preparati. Determinante – suggerisce la classe manageriale intervistata per l’indagine – è avere un buon “bagaglio di viaggio”: capacità relazionali, proattività, competenze digitali, flessibilità, etica personale e professionale, orientamento all’innovazione, spirito di sacrificio e spinta a migliorare le proprie competenze. Ragazzi, siete avvisati.

Irpef: i ceti medi sempre più penalizzati dal fisco

Davvero insostenibile la pressione fiscale sui ceti medi: il 12% dei contribuenti con redditi fra i 35 mila e i 300 mila euro versa il 57% di Irpef mentre il 45% paga il 2,8%. Sono le cifre che emergono dall’indagine conoscitiva ‘Dichiarazione dei redditi ai fini Irpef 2016 per importi, tipologia di contribuenti e territori e analisi Irap, realizzata da Itinerari Previdenziali e sostenuta da Cida, Confederazione dei manager e delle alte professionalità e presentata al Cnel, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro.

Pochi pagano le tasse, in aumento l’evasione fiscale

“Sul piatto della bilancia – ha affermato all’AdnKronos Giorgio Ambrogioni, presidente della Cida – c’è l’eccessiva pressione fiscale sui redditi medio-alti, l’evasione fiscale, il proliferare di detrazioni e agevolazioni fiscali”. Dai dati emerge che troppo pochi pagano le tasse. E’ evidente che, stando così le cose, le risorse per il welfare ‘allargato’ – spiega il leader Cida – diminuiscono e finiscono con l’essere prelevate dove è più facile reperirle cioè nel lavoro dipendente e nelle pensioni in cui i redditi dichiarati sono certificati dal sostituto d’imposta”.

Un sistema “perverso”

“Un meccanismo che ‘incentiva’ a dichiarare il meno possibile per versare meno tasse – aggiunge Ambrogioni – e godere di una più vasta offerta di servizi sociali legati al reddito, ma che colpisce in modo progressivo, con l’attuale curva degli scaglioni, stipendi e pensioni medio-alte impoverendo il ceto medio e livellando verso il basso il tenore di vita”. Le contraddizioni sono sempre più evidenti. “Come è possibile, infatti, che i circa 300 mila dirigenti (pubblici e privati) che rappresentiamo, e che percepiscono una retribuzione netta compresa tra i 3 mila e i 5 mila euro al mese, siano la maggioranza dei contribuenti appartenenti alle classi di reddito più elevate, quando consultando i documenti dell’Aci, dell’Agenzia delle Entrate e del Registro navale si evince che: le autovetture di grossa cilindrata, cioè oltre i 2.500 cv, sono quasi 1,5 mln; almeno 1 mln italiani soggiorna ogni anno negli alberghi a 5 stelle e di lusso; le abitazioni di pregio (ville, villini) iscritte nei registri catastali superano i 2 milioni; nelle capitanerie di Porto risultano iscritte 80mila imbarcazioni di almeno 10 metri di lunghezza”, ha fatto notare.

Per mantenere il welfare

“Se si vuole mantenere un welfare che possa garantire anche in futuro la coesione sociale e la copertura dei più deboli – ha chiosato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali – è fondamentale affiancare a un serrato controllo della spesa assistenziale anche un accorto monitoraggio delle entrate fiscali e segnatamente dell’Irpef. E, investire le poche risorse disponibili in ricerca, sviluppo e sostegno all’occupazione”, ha concluso.

A Madrid il primo corso per laurearsi in “influencer”

Nasce a Madrid, presso l’Università autonoma della capitale spagnola, il primo corso al mondo per laurearsi in una singolare materia, “influencer”. Il percorso di studi, attivo da ottobre 2018, si chiama Intelligence Influencers: Fashion and Beauty.

Il lavoro del futuro?

Molti ritengono che quello di influencer sui social network sia il lavoro del futuro. Così i tanti giovani – e meno – che sognano di diventare la nuova Chiara Ferragni possono trovare a Madrid materia per i loro studi e solide basi per la loro professione.

L’intelligenza nel campo digitale

Come riporta l’agenzia Agi, che ha dato notizia dell’attivazione del nuovo percorso universitario, il corso “parla dello sviluppo di quella che in Spagna chiamano ‘inteligencia económica’, un genere di intelligenza che in questo momento risulta ancora più fondamentale saper maneggiare considerati i ritmi, sempre come spiega la presentazione del corso, con i quali si corre nel campo del mercato digitale. Un mercato che necessita inevitabilmente di mediatori (influencer appunto) che, canalizzino il messaggio, che rendano chiare e accessibili le sempre più innovative tecnologie in vari campi del mercato, dalle automobili al settore farmaceutico, dal turismo a, naturalmente, moda e bellezza. Secondo un rapporto appena pubblicato infatti, gli influencer sono stati definiti ‘la nuova narrativa di marchi e aziende’, talmente importanti da sostituirne ormai di fatto le voci sul mercato”. E scusate se è poco.

Cosa serve per iscriversi

Per accedere ai corsi – che sono 18 in tutto e con iscrizioni aperte sino al 18 ottobre – non serve molto: essere maggiorenni, essere in possesso di un account Instagram o Youtube e soprattutto non abbandonare mai, nemmeno in aula, il proprio tablet o smartphone. Le lezioni si potranno seguire anche via web, ma solo da uditori, perché la presenza è obbligatoria. Tra le materie di studio ci sono Fashion & Beauty Intelligence o Economic Intelligence applicata alla moda, Opinion leader: qualità di leadership, etica personale e responsabilità sociale, La struttura di Fashion Influencer – Moda, styling e tendenze a Personal Branding – Creazione del marchio personale sulla rete, e poi Psicologia della moda, Il lato oscuro della comunicazione: stress, troll e hater, Laboratorio di creatività e un corso denominato Monetizzare il tuo marchio.

Obiettivo, diventare star del web

Il corso di laurea spagnolo, di cui è direttore onorario la stilista Ágatha Ruiz de la Prada, vede come professori alcuni esperti di fama internazionale. L’obiettivo è dichiarato: formare professionalmente delle star come Huda Kattan, super influencer del settore beauty che guadagna 18mila euro a post.

Leon Louis: valorizza il tuo aspetto

Le creazioni Leon Louis  rappresentano tutto lo stile e l’eleganza di una ricerca che non si è mai discostata dal mondo sartoriale, ma che nel tempo si è arricchita di forme e soluzioni moderne, le quali hanno dato vita ad uno stile inconfondibile che oggi caratterizza ciascuno dei prodotti di questa giovane linea affacciatasi nel mercato nel 2010 e da allora divenuta fonte di ispirazione  per molti. Parte del segreto del successo di Leon Luis infatti, è dovuto al suo stile lineare e frugale di chiara ispirazione sartoriale, che lo rendono unico grazie anche alla continua ricerca di materiali e tecniche di lavorazione ideate per ottenere risultati inarrivabili sia a livello estetico che di vestibilità. Ad influire sul risultato finale sono probabilmente anche le sue origini danesi, che hanno apportato quel bagaglio di raffinatezza minimale grazie alla quale tutti possono vestire in maniera elegante e ricercata senza per questo dover rinunciare alla qualità dei tessuti.

La magia delle creazioni Leon Louis è tale grazie anche al contributo dei sapienti artigiani, i quali sono in grado di regalare il classico valore aggiunto ad ogni capo apportando finiture e lavorazioni di sartoria che esaltano ogni tipo di lavorazione. Se non conosci ancora le creazioni Leon Louis, è arrivato il momento di dare un’occhiata su www.revolutionconceptstore.it, l’e-Commerce che ti consente di visionare in dettaglio alcuni tra i tantissimi capi di questo prestigioso stilista. Individuato quello di tuo gradimento, potrai aggiungerlo con pochi clic al carrello e procedere al pagamento via Paypal, così da ricevere la merce direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi. Se desideri rendere il tuo abbigliamento un po’ più ricco e personalizzato, è arrivato il momento di dare un’occhiata alle creazioni Leon Louis e scegliere i capi di abbigliamento che pensi possano dare una nuova immagine di te e valorizzare il tuo aspetto fisico.

Mondo del lavoro, la carica dei robot

Più tecnologia, più intelligenza artificiale, più robot. Il mondo del lavoro cambia e cambierà ancora di più e più rapidamente in futuro. Le “macchine” ruberanno il lavoro agli uomini? Risponde alla domanda la ricerca che Michael Page, brand di PageGroup specializzato nella selezione di professionisti qualificati di middle e top management, ha realizzato in partnership con Foresight Factory.  Obiettivo dell’indagine, individuare i trend che determineranno il posto di lavoro di domani. Eccoli.

Uomo curioso batte macchina

Curiosità e capacità di valutare e decidere in situazioni complesse sono competenze che non saranno replicate dalle macchine. Ecco perché si riveleranno fondamentali, secondo i recruiter di Michael Page, per il professionista del futuro. Completamente trasversali, queste caratteristiche permetteranno di sviluppare da 4 a 6 carriere nell’arco della propria vita, cosa che sarà la norma.

Inutile dire, cambierà anche la ricerca di lavoro. Il curriculum sarà uno spazio interattivo gestito dall’Intelligenza Artificiale che gestirà i dati personali e i collegamenti come un assistente personale. Le informazioni saranno conservate al sicuro su base cloud, ma accessibili all’AI che potrà scannerizzarle per valutare l’adeguatezza di un profilo per una descrizione di lavoro, e viceversa.

Lavoratori umani “potenziati”

I microchip che consentono ai lavoratori di aprire porte, accedere a terminali e pagare per merci sono già realtà. Ma è solo l’inizio dei bio-potenziamenti (il cosiddetto bio-hacking, ovvero andare oltre l’umano) che consentiranno ai dipendenti di eseguire compiti più facilmente, più rapidamente e con risultati migliori. Nel futuro ci saranno impianti smart, protesi ad alta performance e componenti potenziatori della memoria: oltre a dispositivi “indossabili” saranno supporti utili per tenere il passo con la tecnologia.

Accanto a questi lavoratori umani “potenziati” sempre di più ci saranno i robot. A loro toccherà svolgere le funzioni basate sui dati e sul riconoscimento dei pattern, ma esseri viventi e macchine lavoreranno sempre più gomito a gomito, per raggiungere la massima efficienza. Arriveranno così i “cobot”, i colleghi robot, che si integreranno nella forza lavoro tradizionale, imponendo una radicale revisione della differenza tra uomini e macchine.

Blockchain, dati duplicati e sicuri

La tecnologia Blockchain consiste in una lunga catena di registrazione di dati, duplicati attraverso milioni di macchine, che provvedono giorno e notte alla loro manutenzione. Con la proliferazione della blockchain, verificare le informazioni ed essere un intermediario di fiducia diventerà sempre più obsoleto. Le relazioni peer-to-peer non saranno più così rischiose come possono esserlo attualmente su internet. La capacità dei contratti smart di consentire una rivoluzione pay-as-you-go potenzierà ulteriormente la cosiddetta “gig economy”, dove i liberi professionisti stabiliscono le ore di lavoro a seconda della domanda dei consumatori.

Facebook contro le fake news, ora fact-checking anche di foto e video

Facebook mette in campo alcune novità contro le fake news, dal fact-checking di foto e video all’estensione del programma di controllo della veridicità delle notizie in 14 paesi, Italia compresa, all’uso della piattaforma aperta Claim Review. La verifica di foto e video include anche i contenuti che vengono manipolati o quelli fuori contesto.

Facebook sta perciò tentando di contrastare il fenomeno non solo perfezionando il potente algoritmo che sovrintende la bacheca degli utenti. La verifica di foto e video sarà disponibile quindi anche in Francia, Irlanda, India e Messico: “stiamo lavorando per estenderla a più paesi, Italia compresa – spiega Tessa Lyons, product manager di Facebook -. Siamo consapevoli che i fact-checker non possono rivedere le storie ad una ad una, stiamo quindi cercando nuovi modi per individuare le notizie false e agire su larga scala”.

Ridurre la diffusione di pagine e domini che condividono notizie false

In Italia per la verifica di notizie Facebook dal mese di gennaio 2018 è in partnership con Pagella Politica, il sito italiano dedicato interamente al fact-checking delle dichiarazioni dei politici. Ridurre la diffusione delle pagine e dei domini che ripetutamente condividono notizie false, “rimuovendo la loro possibilità di monetizzare”, è uno degli aggiornamenti messi in campo da Facebook per combattere le fake news, riporta una notizia Ansa.

Limitare le interferenze straniere nel dibattito pubblico

“Per contribuire a limitare le interferenze straniere nel dibattito pubblico, abbiamo inoltre iniziato a utilizzare l’apprendimento automatico per aiutare a identificare e ridurre la visibilità di pagine straniere che potrebbero diffondere, per fini economici, notizie false alle persone in altri Paesi”, aggiunge Tessa Lyons.

I recidivi che continuano a diffondere fake news si troveranno quindi di fronte meccanismi di machine learning sempre più sofisticati, in grado di identificare più pagine simili o altre riaperte poco dopo.

Claim Review è una piattaforma aperta in grado di scovare titoli e informazioni false

Per la verifica della veridicità delle notizie Facebook lavorerà con i partner del fact-checking per utilizzare Claim Review di Schema.org, una piattaforma aperta che contiene dati e analisi in grado di scovare su più siti web titoli e informazioni false. In questo modo il social è in grado di visualizzare il rating assegnato dai fact-checker, e non solo quello applicato da Facebook stesso.

Claim Review è in grado di attingere a dati e analisi in collaborazione con il mondo accademico. Facebook infatti ha lanciato lo scorso aprile una commissione composta da accademici in grado di valutare con più precisione il ruolo dei social media nelle elezioni e nella democrazia in generale.

Pensione: quando si può smettere di lavorare e quanto si percepisce

La pensione, miraggio per molte tipologie id lavoratori, può essere più vicina per alcune categorie di addetti. Alcune figure, infatti, possono raggiungere l’agognata pensione prima di aver raggiunto una precisa età anagrafica. Si tratta ovviamente di ruoli legati a professioni particolarmente usuranti, nelle quali non è possibile operare per decenni. In alcuni di questi casi al lavoratore è consentito andare in pensione una volta maturata una certa anzianità contributiva.

Le attuali modalità per il pensionamento anticipato e di vecchiaia

Come riporta una scheda realizzata da AdnKronos,  con l’attuale pensione anticipata si può smettere di lavorare a qualsiasi età purché si abbia maturato un’anzianità contributiva di 42 anni e 10 mesi (per gli uomini) o 41 anni e 10 mesi (per le donne). Le cose sono però destinate a cambiare nei prossimi mesi: questi dati saranno variati nel 2019, a seguito  dell’adeguamento con le aspettative di vita INPS. Perciò dal 1° gennaio del prossimo anno serviranno, per beneficiare della pensione anticipata, di 43 anni e 3 mesi per gli uomini mentre per le donne il tetto è di 42 anni e 3 mesi.

Diverso il discorso per la pensione di vecchiaia, che può essere percepita anche con molti meno anni di lavoro. Oggi per avervi accesso servono 20 anni di contributi versati, però è necessario aver raggiunto i  66 anni e 7 mesi di età. Anche in questo caso, ci saranno modifiche a partire dal 2019: l’età sarà alzata a 67 anni.

Ape Sociale e Ape Volontario

Esistono poi altre formule, destinate a precise categorie di cittadini, che consentono di andare in pensione prima del previsto. Una è l’Ape Sociale, una formula che dà la libertà a disoccupati, invalidi civili al 74% e persone che assistono parenti di primo grado, se disabili gravi, di smettere di lavorare dopo 30 anni (ma con almeno 63 anni compiuti). Per i lavori gravosi, invece, sono richiesti 36 anni di contributi. Un po’ più complicato è invece il meccanismo dell’Ape Volontario, che consente di smettere di lavorare dopo aver versato almeno 20 anni di contributi. Ma a una condizione: bisogna essere a meno di 3 anni e 7 mesi dal raggiungimento della pensione di vecchiaia. Con l’Ape Volontario però non si va subito in pensione: nei 3 anni e 7 mesi che precedono la pensione di vecchiaia il lavoratore percepirà un prestito erogato da un istituto di credito. Prestito che andrà restituito attraverso una decurtazione sulla pensione di vecchiaia.

La formula per i lavoratori precoci

Sono lavoratori precoci i soggetti che hanno lavorato per almeno 12 mesi prima del compimento dei 19 anni. Se questi hanno un’anzianità contributiva antecedente al 1995, possono accedere alla pensione dopo 41 anni grazie alla Quota 41.

Anche gli iPhone a rischio: cambiare la password per non farsi craccare

Non si può mai stare tranquilli. I possessori di iPhone, che si credevano forse più tutelati rispetto ai possessori di altri device, devono iniziare a preoccuparsi. Già, perché esiste un sistema capace di craccare qualsiasi tipo di iPhone. Questo dispositivo, che in origine era stato ideato con scopi “buoni” – ovvero supportare polizia e investigatori nelle loro indagini – potrebbe invece sottoporre a molti rischi  gli smartphone Apple.

L’allarme degli esperti

A lanciare l’allarme è stato Thomas Reed, direttore di Malwarebytes, che dalle pagine del blog della compagnia ha invitato i possessori del telefonino a cambiare password, possibilmente evitando codici brevi. Come riporta Adnkronos, “Al centro delle preoccupazioni degli esperti c’è infatti il GrayKey, device prodotto dalla compagnia Grayshift – azienda dai contorni piuttosto misteriosi e fondata, sembra, da ex collaboratori dell’intelligence Usa e da un ex ingegnere della sicurezza Apple – e in grado di eludere la sicurezza di iOS anche nelle sue versioni più aggiornate, identificando il pin nell’arco di qualche minuto (in caso di codice di 4 caratteri) o giorno (per password da 6 o più caratteri)”. Il pericolo, quindi, è che il dispositivo ideato per la polizia e le forze dell’ordine possa cadere in mani sbagliate, mettendo a repentaglio la privacy degli utenti.  “Una volta individuato il codice d’accesso e sbloccato il dispositivo” spiega Reed “il contenuto completo dei file presenti sul dispositivo viene scaricato su GrayKey. Da quel momento, è possibile accedervi tramite un’interfaccia web e analizzarli. I contenuti completi e non criptati diventano inoltre disponibili per il download. Una potenziale miniera, insomma, per il ‘mercato nero’ dei dati personali”.

I consigli per proteggersi

Anche se al momento non è ancora noto il “bug” del sistema iOS che permetterebbe a GraceJey di craccare i sistemi di casa Apple, gli esperti di Cupertino – oltre a lavorare sul problema – forniscono agli utenti il primo consiglio utile, anche se in apparenza banale: cambiare password. E, affinché la protezione sia più sicura, l’indicazione è quella di utilizzare codici 6-10 o più caratteri. Ancora, come ulteriore cautela, l’attivazione dell’impostazione per eliminare tutti i dati dal telefono dopo 10 tentativi di ingresso falliti.

Un rischio fortunatamente “costoso”

D’altro canto, va anche ricordato che il dispositivo in questione non è certo facile da ottenere, specie per il prezzo non proprio alla portata di tutti. Sul sito della compagnia Grayshift costa infatti 15mila dollari  nella versione online utilizzabile fino a 300 volte e 30mila per quella illimitata e utilizzabile offline.

Vuoi andare negli Usa? Occhio ai tuoi profili social

Ottenere il visto per recarsi negli Stati Uniti sarà sempre più difficile. “Colpa” dell’amministrazione Trump, che sta mettendo paletti sempre più severi per tutti gli ingressi negli States. La ragione prima è la sicurezza, ovviamente, ma se si programma un viaggio nel paese a stelle e strisce occorrerà anche stare attenti ai propri profili sui social media. La buona notizia è che al momento il provvedimento non riguarda i cittadini italiani, ma è comunque un segnale da tenere ben presente: la vita virtuale è e sarà sempre più associata a quella reale.

Consegnate le chiavi dei social

Come riporta l’Ansa, infatti, con questa nuova “stretta” sui visti a chi vuole entrare nel Paese verrà chiesto di consegnare le chiavi di accesso ai propri profili Facebook, Twitter, Google. Le autorità potranno così ricostruire tutta la storia online di una persona e verificare, ad esempio, eventuali segnali di radicalizzazione, attività di proselitismo o comunque azioni non gradite.

Per ora non tocca ancora ai Paesi “amici”

Per nostra fortuna, la misura, contenuta in una serie di nuove regole messe a punto dal Dipartimento di Stato, non riguarderà i cittadini di Paesi amici come l’Italia, la Francia, la Germania, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud o il Canada. Ma interesserà una platea ben più ampia rispetto all’ipotesi iniziale: quasi 15 milioni di persone. Si applicherà infatti non solo a chi fa richiesta di un visto di immigrazione, ma anche chi vuole entrare negli Usa per turismo o per motivi di studio e di lavoro. Interesserà dunque anche Paesi come Brasile, Cina, India e Messico. Nessun social media sarà trascurato: anche Instagram, Flickr, LinkedIn, Reddit, Youtube. Poi i siti cinesi Douban Sina Weibo o Youku, e il network russo VK.

Controlli a 360 gradi su tutti gli aspetti della vita

A dire la verità, questo pacchetto di misure pro sicurezza è ancora più pesante rispetto al mero controllo dei vari profili social. le autorità americane, infatti, saranno libere di analizzare anche qualunque traccia del passato e del presente del richiedente il visto. Ad esempio, potranno chiedere ai richiedenti il visto anche i numeri dei vecchi passaporti, i vecchi numeri di telefono e l’accesso agli indirizzi email. I richiedenti dovranno anche presentare i documenti dei precedenti viaggi e riportare se siano mai stati espulsi dagli Usa o se abbiano violato le leggi sull’immigrazione. Addirittura, le indagini si allargheranno anche ai parenti: le autorità degli States potranno infatti verificare il passato dei congiunti, così da controllare se qualcuno della famiglia possa esser stato coinvolto in attività terroristiche.